mercoledì 31 dicembre 2014

Risorse didattiche

Un blog appena scoperto si è rivelato una ricca fonte di schede e materiali didattici, particolarmente adatti per le prime classi:




lunedì 29 dicembre 2014

Didattica inclusiva

Ho appena letto un articolo, non proprio recente, ma molto significativo ed attuale sulla didattica inclusiva. Includere infatti gli alunni in difficoltà, per svariati motivi, non significa semplificare ed eliminare parte del programma, dare solo ad alcuni gli strumenti compensativi senza insegnare ad usarli e a crearli. Includere significa permettere a tutti di imparare, ciascuno con le proprie strategie e risorse.

Incollo qui parte dell'articolo, la parte attuale e importante, invitando a leggere la versione integrale sul sito originario

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/12/13/vivalascuola-63/
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In una scuola formata e garante di una formazione adeguata a promuovere lo sviluppo delle potenzialità di tutti, verrà superata la metodologia di trasmissione di conoscenze, oppure questa continuerà ad essere l’elemento portante della didattica?
È pensabile che, grazie alla formazione prevista nelle misure attuative, possa verificarsi un capovolgimento nel concetto di apprendimento: non più l’attenzione solo sui contenuti conoscitivi, ma l’interesse per lo sviluppo delle operazioni mentali? Infatti
i contenuti possono essere selezionati, perché sono sempre una parte della conoscenza possibile o del conosciuto, mentre le operazioni mentali devono essere vissute tutte integralmente e completamente, perché la mente umana non può permettersi di selezionare le sue capacità, ha solo il compito di svilupparle tutte nel modo più elevato possibile” (Lucio Guasti).
Immaginiamo una lezione diversa
Art. 5 comma 2, punto b “Agli studenti con DSA le istituzioni scolastiche garantiscono forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate”.
Mi piace immaginare uno scenario diverso dal precedente: una lezione di storia interattiva e partecipata che comporti un ascolto attivo da parte dell’apprendente.
Una lezione di storia in cui si mettano in essere una serie di strategie didattiche adeguate: fornire organizzatori anticipati (schemi, linea del tempo); sollecitare le preconoscenze degli studenti sull’argomento; aprire un braistormingsollecitare le aspettative sui contenuti del testo da studiare con la conseguente formulazione di predizioni da verificare o smentire nel corso della lettura; analizzare il manuale di storia portando l’attenzione sulle informazioni presenti nelle tabelle grafiche, e su tutti gli altri elementi che fanno parte dei testi non continui (le colonne, i paragrafi, i codici colore…); paragonare e confrontare informazioni; fare inferenzesui nessi tra le informazioni; individuare nel testo del manuale le parole-chiaverealizzare una mappa concettuale collettiva; promuovere lo studio a coppie delle pagine del testo, utilizzando anche il libro digitale dello studente con DSA; proporre una mappa dei termini specifici; assegnare, come il compito da “studiare” a casa, quello che è già stato imparato in classe.
La riflessione sui risultati, non così incoraggianti per gli studenti italiani, delle valutazioni internazionali e nazionali devono spingere la Scuola a rivedere il proprio modo di operare. La Scuola ha bisogno di formazione sulle strategie didattiche oggettivamente “adeguate” per tutti; è auspicabile una vera azione di ricerca da parte di tutti i professionisti della scuola per realizzare un curriculum in verticale di metodologie didattiche adeguate all’apprendimento.
Le stesse misure compensative elencate nella normativa a supporto degli studenti con DSA nascondono gli errori pedagogici della scuola. Utilizzare le mappe concettuali o mentali durante le interrogazioni non può essere considerato uno strumento “compensativo” adeguato e quindi “concesso” solo a chi ha difficoltà nel ricordare le informazioni e nell’ utilizzare termini tecnici del linguaggio disciplinare.
“Gli schemi, le mappe non sono altro che degli organizzatori di conoscenza, una rappresentazione grafica di concetti espressi in forma sintetica (parole concetto) all’interno di una forma geometrica (nodo) e collegati tra loro da linee (frecce) che esplicitano la relazione attraverso parole–legamento” (Gineprini e Guastavigna).
Le mappe permettono di passare da una struttura lineare-sequenziale, alla struttura multidirezionale dell’informazione e aiutano a memorizzare i contenuti, perché ne favoriscono l’organizzazione logica.
Da quanto sopra deriva che una didattica strategica (è quella) che si pone come obiettivo (quello) di far apprendere a tutti gli studenti come si “costruiscono” le mappe; operazione che mette in gioco le strutture cognitive dei ragazzi, che devono imparare a organizzare e strutturare le conoscenze, sviluppando le competenze per la comprensione.
Strategie didattiche e metodologiche
Nel dizionario si trova che la parola “strategia” nasce in ambito militare, derivando dal greco stratos agos, cioè “colui che agisce (che ha potere di agire) sul conflitto”, col significato quindi di scienza (o arte) dei generali. In senso figurativo significa il ricorso a mezzi idonei al raggiungimento di uno scopo.
Nel concetto di strategia non ci deve essere nessun richiamo a qualcosa di occasionale, “una sorta di trucchetto” da individuare momento per momento.
Con il termine “strategia didattica”, intendiamo un insieme di operazioni e di risorse pedagogiche che sono utilizzate, in modo pianificato e all’interno di un contesto specifico, allo scopo di favorire il conseguimento degli obiettivi di apprendimento attesi.
Le strategie devono avere come obiettivo la persona che apprende e sottintendono una conoscenza dei processi di apprendimento.
La Scuola oltre ad agire in maniera strategica, deve anche sollecitare l’adozione da parte degli studenti di strategie di apprendimento abituandoli ad attivare procedure consapevoli e controllabili, capaci di facilitare alcuni compiti come ricordare, comprendere, studiare.
Conclusioni
La parte attuativa è il punto focale sul quale si gioca la efficacia “vera” della Legge. L’obiettivo “vero” proposto, dietro il riconoscimento dei DSA, appare diverso, molto più ambizioso, ma non impossibile, quello di una revisione della modalità di “fare scuola. E’ una “sfida ottimale” in quanto si rivolge ad una componente, come la scuola, che ha la possibilità e la potenzialità di fattibilità, confidando sulle competenze che le appartengono.
Il ruolo finale della Legge è quello di dare un indirizzo per la didattica e per la relazionalità e prevedere opportuni momenti formativi.
Alla scuola viene affidato un ruolo di protagonista, non solo nei riguardi della attuazione delle tutele per gli alunni con DSA, ma nel saper trasfondere le diverse strategie didattiche suggerite e utilizzate anche a favore degli altri alunni con l’obiettivo fondamentale e pragmatico della didattica: la ricerca del miglioramento dell’efficacia ed efficienza dell’insegnamento per creare le condizioni di un efficace ed efficiente apprendimento nell’allievo con conseguente diminuzione del tempo di studio e del dispendio di energie”.
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domenica 21 dicembre 2014

Coding ... anche senza computer

Oggi si parla tanto di coding a scuola (tralasciando il fatto che un'ora all'anno serva a qualcosa, oltre che a riempirsi la bocca e bearsi del lavoro fatto, in silenzio, da altri?), ma alle solite di risorse non ce ne sono. I bambini dovrebbero imparare a programmare, però da molti anni i soldi per acquistare pc, LIM ed altro devono essere ricavati da tagli ad altri settori importanti o donati dai genitori.
Probabilmente questa situazione non è un male solo italiano! Infatti l'università di Canterbury e la Canargie Mellon, con la sponsorizzazione di Google, hanno creato il sito Computer Science Unplugged che offre una serie di attività di apprendimento che insegnano informatica attraverso giochi coinvolgenti e puzzle che utilizzano schede, spaghi, pastelli e un sacco di movimento.

Le attività introducono gli studenti ai concetti di base, come numeri binari , algoritmi e compressione dei dati , separati dalle distrazioni e dettagli tecnici che siamo abituati a vedere con i computer.
La bella notizia? Il manuale con tutte le attività è in italiano, grazie all'opera di altri volontari a cui dobbiamo dire proprio un grosso GRAZIE!!

Sul sito ci sono moltissimi altri spunti e anche la versione editabile del libro, in modo da consentirne modiche ed integrazioni, nella logica Open Source

venerdì 19 dicembre 2014

Didattica e Social Network

E' appena stato pubblicato l'ultimo numero della rivista Bricks,



dedicato alla didattica e ai social network, ovvero come utilizzare i social network nella didattica, ma anche come occuparsi didatticamente dei social network.
Il numero si apre con un articolo, "Social network e dimensioni educative" di Maria Ranieri e Stefania Manca che lo scorso anno hanno pubblicato insieme il testo “I social network nell’educazione” per Erickson. Viene fornito il quadro teorico in cui collocare gli altri articoli e definiti tre diversi aspetti del tema di questo numero: 
  • Educare ai social network, 
  • apprendere con i social network, 
  • formarsi nei social network.
Poi,la parola passa ai docenti che raccontano le esperienze concrete fatte con le proprie classi.

mercoledì 17 dicembre 2014

Designer di apprendimento

Durante il corso europeo "Games in school" ci è stato chiesto di progettare un percorso didattico integrando in modo adeguato le varie tipologie di attività didattica: dalla classica lezione frontale al gioco, dalla collaborazione alla produzione e così via. Per attuare questa progettazione ci è stato consigliato di utilizzare uno strumento gratuito


Learning Designer è stato creato dal London Institute of Education. E' uno strumento web-based per aiutare nella creazione e condivisione di attività di apprendimento (ad esempio piani di lezione) e sostenere l'integrazione della tecnologia di apprendimento. Un'unità di apprendimento viene visualizzata come una sequenza di attività, simile a un piano di lezione, con tutte le sue principali proprietà visibili e modificabili.


Learning Designer consente di creare e organizzare una serie di attività di insegnamento/apprendimento (TLA) e prevede la progettazione di una serie di esperienze per portare il singolo studente, i gruppi o la classe intera verso gli obiettivi di apprendimento. Viene chiesto di specificare gli obiettivi di apprendimento e ciò permette di catalogare i risultati secondo uno schema basato sulla tassonomia di Bloom. Inoltre Learning Designer richiede di considerare il tipo di esperienza di apprendimento che si desidera realizzare, scegliendo la categoria da un elenco a discesa:
  • attività basata sulla lettura o l’ascolto 
  • apprendimento basato sulla discussione
  • esercitazione pratica
  • attività di indagine
  • attività collaborativa
  • si produce qualcosa
Si deve inoltre specificare la durata prevista di ogni attività anche se è qualcosa che lo studente sta facendo a casa, oppure online.
Si specifica anche quanto grande è la dimensione del gruppo prevista per l’attività (Es.: 1 se si tratta di apprendimento individuale, 5 per un piccolo gruppo, 30 per tutta la classe, ...)
Si può, infine, specificare se l’insegnante è presente o meno (cioè se l’attività in questione viene fatta in presenza dell’insegnante o a casa o con un tutor, ecc…)

Durante la fase di progettazione di ogni TLA, una barra a colori aiuta a visualizzare il tipo di attività prevista e la sua durata in rapporto alle altre. Infine un grafico sintetizza tutte le attività e consente di verificare immediatamente l'equilibrio complessivo: ogni tipologia di attività non dovrebbe superare il 30-35% del tempo complessivo.

Benché in inglese, con il traduttore automatico del browser, è facile lavorare. Per condividere con la comunità, certo, sarebbe meglio usare come lingua veicolare appunto l'inglese. Però ... serve a noi e l'italiano va molto meglio!!
Si possono trovare i progetti di altri docenti e mettere a disposizione i propri.
In Italia, attualmente, è registrata come istituzione solo l'università di Macerata.

Ho progettato un mini-percorso sulle leve in classe quinta, visibile a questo indirizzo.




martedì 16 dicembre 2014

I bambini non si toccano!

                                                    Bb.                                            

Basta! A scuola non ci deve essere paura. Sempre e dovunque.