Continua la serie di tutorial dedicata ai fogli di calcolo per docenti con una funzione particolarmente interessante di Google Sheets: il grafico su mappa.
Questo tipo di grafico permette di trasformare dati associati a territori geografici in una rappresentazione immediatamente visiva, utile quando vogliamo mettere in relazione un'informazione con una determinata area del mondo.
Una volta creato il grafico, possiamo intervenire sulle modalità con cui i dati vengono visualizzati.
A seconda del tipo di informazione che vogliamo comunicare, possiamo scegliere una rappresentazione basata sulle aree colorate oppure utilizzare i cerchi, ottenendo una visualizzazione differente dei valori.
Possiamo inoltre modificare i colori utilizzati per rappresentare i dati e intervenire sullo sfondo della mappa, così da rendere il grafico più leggibile e coerente con l'utilizzo che ne vogliamo fare.
Definire un'area geografica di interesse
Tra le possibilità più interessanti c'è anche quella di limitare la visualizzazione a una determinata area geografica.
Possiamo, per esempio, concentrarci su un continente invece di visualizzare l'intero planisfero. Questa impostazione è particolarmente utile quando i dati riguardano un'area specifica e vogliamo evitare che la presenza di territori non interessati renda meno immediata la lettura del grafico.
È una funzione che può avere interessanti applicazioni anche nella didattica: dati demografici, economici, ambientali, geografici o relativi a fenomeni distribuiti sul territorio possono essere trasformati in una rappresentazione visiva facilmente interpretabile.
Un grafico che racconta i dati
Come per gli altri grafici di Google Sheets, anche nel caso delle mappe la personalizzazione non dovrebbe essere considerata soltanto una questione estetica.
La scelta della rappresentazione, dei colori e dell'area geografica visualizzata contribuisce a far comprendere meglio il dato.
Nel tutorial mostro quindi le principali impostazioni del grafico su mappa, dalla scelta della modalità di rappresentazione dei dati fino alla personalizzazione della mappa e alla definizione dell'area geografica di interesse.
Continua la serie di tutorial dedicata ai fogli di calcolo per docenti, con un nuovo approfondimento sulla personalizzazione dei grafici in Google Sheets.
Dopo aver visto come creare e modificare diversi tipi di grafico, in questo tutorial ci concentriamo su alcune possibilità di personalizzazione che permettono di intervenire in modo più preciso sulla rappresentazione dei dati.
Cambiare il tipo di grafico
Una delle operazioni più utili è poter cambiare il tipo di grafico anche dopo averlo creato.
Google Sheets mette a disposizione numerose tipologie di rappresentazione: grafici a barre e colonne, linee, aree, grafici a torta, mappe, grafici a dispersione e molte altre.
Cambiare tipo di grafico può essere utile quando ci accorgiamo che la rappresentazione scelta inizialmente non comunica i dati nel modo più efficace.
Nel tutorial mostro proprio come effettuare questa modifica e come verificare il risultato direttamente sul nostro insieme di dati.
Personalizzare i colori
Un'altra possibilità è intervenire sui colori degli elementi del grafico.
A seconda del tipo di grafico possiamo modificare, per esempio, il colore delle barre o delle diverse serie di dati. Questo permette di rendere la rappresentazione più coerente con il contesto in cui verrà utilizzata e, soprattutto, più facilmente leggibile.
Nel tutorial vediamo concretamente dove trovare queste impostazioni e come utilizzarle.
Personalizzare un grafico a torta
Una parte del video è dedicata ai grafici a torta, particolarmente utili quando vogliamo rappresentare le diverse parti che compongono un insieme.
Possiamo intervenire sui singoli spicchi, modificandone il colore e, quando è utile mettere in evidenza una determinata parte, allontanare lo spicchio dal centro della torta.
È una personalizzazione semplice, ma può essere interessante quando vogliamo attirare l'attenzione su un dato particolare.
La visualizzazione 3D
Infine vediamo come trasformare il grafico a torta in una visualizzazione tridimensionale.
È una possibilità che può rendere il grafico visivamente più interessante, ma, come per tutte le scelte grafiche, vale la pena chiedersi prima quale sia il nostro obiettivo: una rappresentazione più decorativa non è necessariamente una rappresentazione più facile da leggere.
Per questo, anche nell'uso didattico, può essere utile sperimentare le diverse possibilità e confrontare il risultato prima di scegliere quella definitiva.
Perché conoscere queste possibilità?
Quando utilizziamo un foglio di calcolo a scuola, non è sufficiente sapere come creare automaticamente un grafico.
È altrettanto importante imparare a modificarlo e adattarlo ai dati che vogliamo comunicare.
Conoscere le diverse possibilità di personalizzazione permette infatti di passare dal grafico generato automaticamente a una rappresentazione costruita con maggiore consapevolezza.
Ed è proprio questo l'obiettivo di questa serie di tutorial: scoprire, passo dopo passo, come utilizzare i fogli di calcolo non soltanto per organizzare i dati, ma anche per rappresentarli e comunicarli in modo efficace.
Continua la serie di tutorial dedicati ai fogli di calcolo per docenti, con un secondo appuntamento dedicato alla personalizzazione dei grafici in Google Sheets.
Dopo aver visto come selezionare i dati e modificare gli elementi principali di un grafico, questa volta ci concentriamo su alcune impostazioni che possono sembrare secondarie, ma che sono fondamentali quando vogliamo ottenere una rappresentazione dei dati chiara e facilmente leggibile.
Il grafico a completamento
Nel tutorial mostro innanzitutto come realizzare un grafico a completamento, una rappresentazione particolarmente utile quando vogliamo visualizzare un valore in rapporto a un obiettivo o a un totale.
È una soluzione interessante, ad esempio, per rappresentare visivamente una percentuale di completamento, un avanzamento o il raggiungimento di un traguardo.
Come sempre, la scelta del tipo di grafico dovrebbe dipendere da ciò che vogliamo comunicare: non si tratta semplicemente di scegliere una rappresentazione esteticamente piacevole, ma quella più adatta al dato.
La legenda: quando serve e come migliorarla
Un altro elemento importante è la legenda.
Quando un grafico contiene più serie di dati, la legenda aiuta a capire a cosa corrisponde ciascun colore o elemento rappresentato.
Possiamo intervenire sulla sua posizione e sulla sua formattazione per evitare che risulti poco leggibile o occupi uno spazio eccessivo rispetto al grafico.
Anche questo è un piccolo dettaglio che contribuisce alla comprensione immediata della rappresentazione.
Inclinare le etichette dell'asse X
Un problema molto frequente si presenta quando le etichette dell'asse X sono lunghe oppure quando sono presenti molte categorie.
Le scritte possono sovrapporsi e rendere difficile capire a quale dato si riferiscono.
In questi casi possiamo modificare l'orientamento delle etichette, inclinandole, così da sfruttare meglio lo spazio disponibile e migliorare la leggibilità del grafico.
È una soluzione semplice, ma particolarmente utile quando lavoriamo con nomi di categorie, mesi, attività o altre etichette testuali.
Modificare la scala dell'asse Y
Un'altra impostazione molto importante riguarda la scala dell'asse Y.
Google Sheets non ci obbliga a utilizzare sempre una scala che parte da 0: possiamo modificare il valore minimo e quello massimo dell'asse.
Questa possibilità deve però essere utilizzata con attenzione.
Cambiare la scala può essere utile quando vogliamo evidenziare differenze tra valori molto vicini oppure utilizzare meglio lo spazio disponibile nel grafico.
Allo stesso tempo, una scala scelta in modo poco appropriato può alterare la percezione visiva delle differenze.
Per questo motivo è importante chiedersi sempre se la modifica della scala aiuta davvero a comprendere i dati oppure rischia di enfatizzare eccessivamente una differenza.
La leggibilità prima dell'estetica
Tutte queste impostazioni hanno un obiettivo comune: rendere il grafico più efficace.
Un grafico non deve soltanto essere gradevole da vedere. Deve permettere a chi lo osserva di capire rapidamente che cosa rappresentano i dati.
Legenda, etichette, colori, scala degli assi e tipo di grafico sono quindi elementi che contribuiscono alla comunicazione del dato.
Per un docente questo può essere particolarmente importante quando i grafici vengono utilizzati nelle lezioni, nelle presentazioni o nelle attività con gli studenti.
Piccoli interventi, grandi differenze
Nel lavoro quotidiano con Google Sheets spesso non abbiamo bisogno di funzioni particolarmente complesse.
Conoscere però alcune impostazioni meno immediate ci permette di passare da un grafico semplicemente "generato" a un grafico progettato in funzione di ciò che vogliamo comunicare.
Nel tutorial mostro concretamente queste possibilità, partendo dal grafico a completamento e arrivando alla personalizzazione della legenda, delle etichette dell'asse X e della scala dell'asse Y.
Continua la serie di tutorial dedicati ai fogli di calcolo per docenti, questa volta con un approfondimento sui grafici di Google Sheets.
Creare un grafico è semplice: selezioniamo i dati, scegliamo Inserisci → Grafico e Google Sheets propone automaticamente una rappresentazione.
Ma il grafico generato automaticamente non deve essere necessariamente il punto di arrivo.
Possiamo infatti decidere quali dati utilizzare, come rappresentarli e come personalizzare l'aspetto del risultato.
Selezionare anche dati non contigui
Una delle funzioni che mostro nel tutorial è particolarmente utile quando i dati che vogliamo rappresentare non si trovano in un unico intervallo.
In Google Sheets è possibile aggiungere altri intervalli di dati alla configurazione del grafico, scegliendo quindi anche celle che non sono adiacenti tra loro.
Questa possibilità è interessante, ad esempio, quando un foglio contiene molte informazioni ma vogliamo costruire un grafico utilizzando soltanto alcune colonne o alcune serie.
Non è quindi necessario riorganizzare tutto il foglio prima di poter creare la rappresentazione che ci serve.
Utilizzare CONTA.SE per preparare i dati
In alcune situazioni il dato che vogliamo rappresentare graficamente non è già disponibile nel foglio.
Possiamo allora utilizzare una funzione come CONTA.SE per contare quante volte una determinata condizione viene soddisfatta e utilizzare il risultato per costruire il nostro grafico.
È un passaggio particolarmente utile nel lavoro con dati scolastici: prima possiamo elaborare i dati e successivamente rappresentarli graficamente.
In questo modo il grafico non è semplicemente una decorazione del foglio, ma diventa la rappresentazione visiva di un'elaborazione dei dati.
Personalizzare il grafico
Una volta scelti i dati, possiamo intervenire sull'aspetto del grafico.
Google Sheets permette di modificare numerosi elementi attraverso il pannello Personalizza, tra cui stile del grafico, titoli, serie, legenda, assi e griglia.
Nel tutorial mi soffermo in particolare sulla possibilità di personalizzare:
colori delle serie e degli elementi;
caratteri;
etichette dei dati;
titoli;
aspetto generale della rappresentazione.
Anche le etichette dei dati possono essere formattate modificandone carattere, stile, colore e formato dei numeri.
Perché personalizzare un grafico?
La personalizzazione non serve soltanto a rendere il grafico più "bello".
Un grafico ben costruito deve soprattutto essere leggibile e coerente con ciò che vogliamo comunicare.
Un colore può aiutare a distinguere due serie, un'etichetta può rendere immediatamente comprensibile un valore e una scelta adeguata del carattere può migliorare la leggibilità.
Per un docente questo può essere particolarmente utile quando il grafico deve essere utilizzato:
in una presentazione;
in una scheda didattica;
in un'attività con gli studenti;
nell'analisi dei risultati di un questionario;
nella restituzione di dati alla classe.
Dal dato al grafico
Questo tutorial vuole quindi mostrare un piccolo cambio di prospettiva.
Non dobbiamo necessariamente adattarci al grafico creato automaticamente da Google Sheets.
Possiamo partire dalla domanda:
Quali dati voglio mostrare e come voglio che vengano letti?
A quel punto possiamo selezionare i dati necessari, eventualmente elaborarli con una funzione come CONTA.SE e infine costruire e personalizzare la rappresentazione.
È proprio questo il passaggio che rende il foglio di calcolo uno strumento interessante anche per la didattica: non soltanto raccogliere dati, ma organizzarli, interpretarli e comunicarli attraverso rappresentazioni efficaci.
Nel video mostro concretamente queste operazioni partendo da un esempio pratico in Google Sheets.
Non avevo ancora fatto in tempo a concludere il primo tutorial dedicato alle novità di Gemini Notebook che sono comparsi altri cambiamenti.
E, come spesso accade con gli strumenti di intelligenza artificiale, una nuova funzione porta con sé anche nuove domande: quanto "costa" in termini di utilizzo generare un determinato contenuto? Cosa succede quando raggiungiamo il limite? E possiamo continuare a lavorare senza dover aspettare?
In questo nuovo tutorial ho provato soprattutto i report interattivi, ma la novità più interessante, dal punto di vista pratico, riguarda proprio il modo in cui Gemini Notebook sta gestendo il consumo delle funzioni di intelligenza artificiale.
I report interattivi: non soltanto testo
Tra le possibilità disponibili nel pannello Studio ci sono ora i report interattivi.
Non si tratta semplicemente di ottenere un testo riassuntivo delle fonti.
Il report può infatti diventare un contenuto strutturato e arricchito con elementi multimediali generati dall'intelligenza artificiale. Gli elementi prodotti possono essere incorporati nel report, creando un'esperienza molto più articolata rispetto a un normale documento di testo.
Google indica infatti che i report interattivi possono incorporare contenuti di Studio e che, una volta generato il report, è possibile aggiungere gli artefatti suggeriti.
Per un insegnante questa possibilità è interessante perché permette di partire dalle fonti inserite nel notebook e costruire un materiale che può assumere una forma più vicina a un piccolo ambiente di apprendimento che a una semplice sintesi.
Naturalmente, come per tutti i contenuti generati dall'AI, il risultato va controllato. Google stessa avverte che i report possono contenere imprecisioni o errori.
Quanto utilizza l'AI una generazione?
Questa è probabilmente la novità che trovo più utile per chi lavora con Gemini Notebook in modo intensivo.
Durante la generazione viene mostrata una stima dell'utilizzo AI richiesto dall'operazione.
È un cambiamento importante rispetto a un sistema nel quale l'utente poteva semplicemente sapere di avere ancora, per esempio, un certo numero di generazioni disponibili.
Il nuovo sistema tiene conto del lavoro computazionale necessario. Google spiega che il limite dipende da diversi fattori, tra cui:
complessità del prompt;
lunghezza della conversazione;
numero di fonti utilizzate;
funzione che si sta utilizzando.
Una domanda testuale semplice, quindi, non "pesa" necessariamente quanto la generazione di un contenuto multimediale complesso.
Questo è particolarmente importante quando lavoriamo con funzioni come video e presentazioni, che richiedono un'elaborazione maggiore.
E se il limite non è sufficiente?
Qui arriva una funzione molto pratica.
Quando una generazione richiede più risorse di quelle momentaneamente disponibili, Gemini Notebook permette, per alcune funzioni, di rimandare la generazione.
Google cita esplicitamente Video Overview e Slide Deck tra gli output che possono essere differiti: il lavoro viene programmato e sarà generato automaticamente quando il budget sarà nuovamente disponibile.
È una soluzione interessante soprattutto per chi utilizza Gemini Notebook durante un'attività didattica o durante un incontro di formazione.
Non è infatti necessario rimanere davanti allo schermo ad aspettare che il sistema sia nuovamente disponibile: si può programmare la generazione e proseguire con il proprio lavoro.
Il limite ora si aggiorna ogni 5 ore
Questa è un'altra modifica importante.
Google ha introdotto un sistema di limiti di utilizzo basati sul calcolo, con aggiornamento del budget ogni cinque ore anziché con un unico ripristino giornaliero. Rimane comunque un limite complessivo settimanale.
Nel mio lavoro con Gemini Notebook avevo incontrato situazioni nelle quali alcune generazioni non andavano a buon fine e, proprio per questo, mi sono chiesta se almeno una parte dei problemi incontrati nei precedenti tutorial potesse essere collegata al raggiungimento del limite di utilizzo.
È un'ipotesi plausibile, soprattutto considerando che Google conferma che le diverse funzioni hanno un consumo differente, ma non possiamo attribuire automaticamente ogni errore al limite AI.
Questa distinzione è importante: quando proviamo strumenti che cambiano rapidamente, un problema può dipendere dal limite disponibile, da un malfunzionamento temporaneo, da una funzione ancora in distribuzione oppure semplicemente da una differenza tra account.
Per questo preferisco raccontare quello che ho effettivamente osservato durante le prove, senza trasformare un'ipotesi in una certezza.
Cosa può significare per la scuola?
Per chi insegna, questa modifica ha un vantaggio molto concreto: diventa più facile gestire il lavoro dell'AI all'interno della propria attività, invece di considerare il limite come un semplice blocco.
Pensiamo, per esempio, a un docente che prepara un percorso a partire da una raccolta di documenti.
Può:
caricare le proprie fonti;
utilizzare la chat per esplorarle;
creare un report;
aggiungere contenuti multimediali;
controllare il consumo previsto;
rimandare una generazione più impegnativa se il momento non è adatto.
Questo cambia anche il modo in cui conviene progettare il lavoro con l'AI.
Non è necessario cercare di generare tutto immediatamente.
Per alcune attività può essere più efficace preparare il lavoro, avviare la generazione e lasciare che Gemini Notebook completi successivamente l'elaborazione.
Una considerazione importante per i docenti
I nuovi report interattivi sono sicuramente interessanti, ma non li utilizzerei semplicemente perché "sono nuovi".
La domanda dovrebbe essere sempre:
Questo tipo di contenuto migliora realmente l'apprendimento dei miei studenti?
Un report ricco di immagini, elementi multimediali e contenuti interattivi può essere molto coinvolgente, ma non è automaticamente più efficace dal punto di vista didattico.
Come sempre, quindi, la tecnologia viene dopo la progettazione.
Può essere utile per trasformare e arricchire le fonti, per presentare un argomento in una forma diversa o per costruire materiali da esplorare.
Ma sarà il docente a decidere quando quella forma è realmente funzionale all'obiettivo di apprendimento.
In continua evoluzione
La cosa che emerge con particolare evidenza da queste ultime settimane di prove è che Gemini Notebook sta diventando uno strumento molto più articolato rispetto alla versione originaria di NotebookLM.
E proprio per questo diventa sempre più difficile descriverlo attraverso un singolo tutorial "definitivo".
Le funzioni cambiano, i limiti cambiano, le modalità di generazione cambiano e possono esserci differenze tra account.
Per chi lo utilizza a scuola questo significa che vale la pena non fermarsi alla descrizione di una funzione, ma provare concretamente lo strumento e verificare cosa è disponibile nel proprio account.
È anche il motivo per cui ho deciso di realizzare questo secondo tutorial così rapidamente: alcune novità erano già abbastanza significative da meritare una nuova prova.
Se durante un corso vi è mai capitato di guardare lo schermo del docente e pensare “ma io questa cosa non ce l'ho!”, sappiate che non siete necessariamente voi a non averla trovata.
Con gli strumenti di Intelligenza Artificiale di Google questo problema può diventare particolarmente frequente, perché interfacce e funzionalità vengono aggiornate e distribuite progressivamente.
È proprio quello che mi è successo durante alcuni incontri dedicati a Gemini Notebook.
Quando il docente vede una cosa diversa dal corsista
Durante la formazione può capitare che il docente mostri una funzione o un elemento dell'interfaccia che sul computer dei partecipanti non compare.
Non sempre significa che qualcuno abbia sbagliato qualcosa.
Nel caso di Gemini Notebook, la situazione è resa ancora più evidente dai recenti cambiamenti: NotebookLM è stato rinominato Gemini Notebook e Google ha iniziato a introdurre nuove interfacce e nuove funzionalità con un rollout progressivo sui diversi account.
Questo significa che due persone che utilizzano lo stesso strumento possono, almeno temporaneamente, vedere un'interfaccia diversa.
Gemini Notebook continua a cambiare
Il cambiamento non riguarda soltanto il nome.
Nel corso del 2026 Google ha annunciato numerosi aggiornamenti di Gemini Notebook, con nuove possibilità di ricerca, analisi dei documenti, produzione di contenuti e strumenti dedicati all'apprendimento.
A settembre, per esempio, Google ha annunciato una nuova interfaccia e ulteriori strumenti per lo studio, tra cui gli Interactive Learning Overviews, nuovi formati di quiz e altre modalità di interazione con i notebook. Anche queste funzioni vengono distribuite progressivamente.
Per chi insegna questi strumenti, quindi, diventa importante imparare non soltanto dove si trova una funzione, ma anche riconoscere quando l'interfaccia è cambiata.
Un problema particolarmente importante nella formazione
Questa situazione ha una conseguenza pratica.
Quando preparo un tutorial posso registrare ciò che vedo nel mio account, ma chi guarda il video potrebbe avere:
una disposizione diversa dei comandi;
un nome diverso per alcune funzioni;
nuove funzionalità che nel mio account non sono ancora disponibili;
oppure funzioni che io vedo e il corsista ancora non vede.
È un aspetto che cerco di tenere presente anche nei miei incontri di formazione.
Un tutorial, infatti, dovrebbe aiutare a capire la logica dello strumento, non soltanto a riprodurre una sequenza di clic.
Nel videotutorial
In questo video mostro le novità che sono comparse nel mio account di Gemini Notebook e provo a fare un po' di ordine nell'interfaccia.
L'obiettivo non è soltanto presentare le nuove funzioni, ma aiutare chi utilizza lo strumento a orientarsi anche quando ciò che vede sul proprio schermo non coincide esattamente con quello mostrato in un tutorial o durante una formazione.
È una situazione che probabilmente incontreremo sempre più spesso con gli strumenti di Intelligenza Artificiale.
Per questo, oltre a conoscere le singole funzioni, diventa importante sviluppare una certa flessibilità nell'esplorazione dell'interfaccia e imparare a riconoscere le nuove possibilità quando vengono introdotte.
Una piccola avvertenza per chi utilizza i tutorial
Con strumenti in continua evoluzione come Gemini Notebook, un tutorial può diventare rapidamente diverso dall'interfaccia che troviamo davanti a noi.
Non significa necessariamente che il tutorial sia “sbagliato”: può semplicemente essere stato registrato prima di un aggiornamento o con un account che aveva già ricevuto una determinata funzione.
È anche per questo che, quando possibile, conviene controllare la documentazione aggiornata e considerare i tutorial come una guida alla logica dello strumento, più che come una mappa immutabile dell'interfaccia.
E, soprattutto, non scoraggiarsi se sul proprio schermo qualcosa sembra essere scomparso: potrebbe semplicemente essersi spostato. 🙂
Continua la serie di tutorial dedicati ai fogli di calcolo per docenti, con un piccolo problema che può creare più difficoltà di quanto sembri: gli spazi vuoti presenti nei dati.
Quando lavoriamo con un elenco di nomi, cognomi, classi o altri dati, può capitare che alcune celle contengano spazi aggiuntivi che non sono immediatamente visibili.
A prima vista il dato sembra corretto, ma quello spazio può diventare un problema quando utilizziamo i dati per effettuare altre operazioni.
Spazi che non si vedono, ma ci sono
Immaginiamo, ad esempio, di avere una colonna con i nomi e una con i cognomi e di volerle unire attraverso una concatenazione.
Se una delle celle contiene uno spazio aggiuntivo all'inizio o alla fine del testo, il risultato potrebbe non essere quello atteso.
Il problema è particolarmente insidioso proprio perché lo spazio non è visibile a colpo d'occhio.
Non si tratta quindi necessariamente di un errore evidente nei dati: può essere un carattere nascosto che interferisce con le operazioni successive.
Non è necessario correggere le celle una alla volta
Quando ci troviamo davanti a un elenco con molti record, controllare e correggere manualmente ogni cella sarebbe un lavoro lungo e poco utile.
Google Sheets mette a disposizione funzioni che permettono di ripulire rapidamente i dati, eliminando gli spazi superflui.
Questo è particolarmente utile quando lavoriamo con elenchi importati da altri programmi, dati copiati da documenti o informazioni inserite da persone diverse.
Una piccola operazione che evita molti problemi
La pulizia dei dati è una fase spesso sottovalutata quando si lavora con i fogli di calcolo.
Prima di procedere con:
concatenazioni;
confronti tra dati;
ordinamenti;
filtri;
formule;
elaborazioni successive;
può essere utile verificare che i dati siano effettivamente "puliti".
Un carattere invisibile può infatti produrre un risultato apparentemente inspiegabile e farci perdere tempo alla ricerca dell'errore.
Un consiglio pratico per i docenti
Quando utilizziamo Google Sheets per gestire elenchi di studenti, registri, risultati di attività, questionari o altri dati didattici, imparare alcune semplici tecniche di pulizia dei dati può fare una grande differenza.
L'obiettivo non è diventare esperti di fogli di calcolo, ma conoscere quei piccoli strumenti che permettono di lavorare più velocemente e con meno errori.
Nel breve tutorial mostro quindi come eliminare rapidamente gli spazi indesiderati, evitando di intervenire manualmente su ogni singolo record.
Una di quelle operazioni semplici che, una volta conosciute, fanno pensare: "Perché l'ho fatto a mano fino ad ora?"