Continua la mia esplorazione di CorreggiVerifiche, questa volta con una prova particolarmente interessante perché riguarda due aspetti che nella pratica quotidiana di un docente possono fare la differenza: la presenza del nome dell'alunno sulla verifica e la possibilità di trasformare gli errori rilevati in materiali per il recupero.
Cosa succede se sulla verifica compare il nome dell'alunno?
Nelle prove che ho utilizzato per questa dimostrazione ho lasciato visibile il nome dell'alunno.
Il risultato è interessante: il nome non viene poi utilizzato come identificativo nella visualizzazione delle correzioni, ma la prova viene associata a un numero.
È un comportamento che vale la pena osservare concretamente quando si valuta l'utilizzo di uno strumento di questo tipo a scuola.
Naturalmente, questo non significa che la questione della privacy possa essere ignorata. La stessa informativa del servizio considera le immagini delle verifiche tra i dati che possono contenere informazioni personali degli studenti e raccomanda, quando possibile, di anonimizzare le prove prima del caricamento.
Per questo, più che fermarsi alla domanda “il nome viene visualizzato?”, è importante conoscere come vengono trattati i dati e quali sono le condizioni di utilizzo del servizio.
Questa volta ci sono parecchi errori
La verifica utilizzata in questa puntata presenta diverse difficoltà ed errori.
Questo ci permette di riprendere una delle funzioni che avevo già mostrato in una precedente puntata: dopo la correzione, gli errori possono diventare il punto di partenza per la produzione di materiali didattici aggiuntivi e attività di recupero.
Il passaggio è particolarmente interessante dal punto di vista didattico:
verifica → correzione → individuazione delle difficoltà → materiale per il recupero
Non si tratta quindi soltanto di velocizzare la correzione. I risultati della valutazione possono diventare informazioni utili per decidere su che cosa intervenire successivamente.
Il servizio presenta proprio questa possibilità come un collegamento tra l'individuazione delle difficoltà e la generazione di schede o attività mirate.
Un limite pratico: ricordarsi di scaricare i materiali
C'è però un particolare che, nella mia prova, considero importante segnalare.
I materiali didattici generati non vengono conservati nel cloud insieme allo storico delle correzioni. Se vogliamo conservarli e poterli utilizzare successivamente, dobbiamo quindi scaricarli ogni volta.
Non è un problema dal punto di vista della produzione del materiale, ma è un passaggio operativo che è facile dimenticare.
Per chi utilizza questi strumenti abitualmente, diventa quindi buona pratica:
genero → controllo → modifico se necessario → scarico → archivio
In questo modo il materiale prodotto non rimane legato alla sessione di lavoro.
Ancora una volta: provare prima di adottare
Questa puntata conferma un aspetto che considero importante quando si parla di AI nella didattica: non basta sapere che una funzione esiste.
È utile provarla con situazioni realistiche, comprese quelle che possono creare qualche problema: una verifica con il nome dell'alunno, una prova con molti errori, la necessità di produrre materiali di recupero e anche la gestione dei file prodotti.
La tecnologia può alleggerire alcune fasi del lavoro, ma il docente deve conoscere il funzionamento dello strumento, verificarne i risultati e organizzare in modo consapevole il proprio flusso di lavoro.
E, soprattutto, il materiale generato dall'AI non è automaticamente pronto per essere consegnato agli studenti: va letto, controllato e, quando necessario, adattato alla classe e agli obiettivi didattici.