CorreggiVerifiche è uno strumento basato sull'Intelligenza Artificiale pensato per supportare il docente nella correzione delle verifiche. È possibile caricare fotografie, immagini o PDF delle prove e impostare criteri, griglie o rubriche di valutazione; l'AI analizza quindi le risposte e propone correzioni, commenti e valutazioni che il docente può controllare e modificare.
Nelle diverse puntate di questa serie ho voluto provarlo con situazioni concrete, partendo da verifiche scritte a mano e arrivando a testi digitali, diverse discipline, rubriche di valutazione, report sull'andamento della classe e dei singoli studenti e produzione di materiali per il recupero.
Ho cercato di mostrare non soltanto che cosa lo strumento può fare, ma anche i suoi limiti e gli aspetti pratici da tenere presenti: l'AI può valutare soltanto le informazioni che riceve, non conosce ciò che è stato detto oralmente in classe e i risultati devono sempre essere verificati dal docente. Anche le condizioni di utilizzo e la gestione dei dati degli studenti meritano un'attenzione particolare.
Questa raccolta riunisce quindi tutte le prove che ho fatto finora, per permettere di vedere l'intero percorso: dalla verifica alla correzione, dall'analisi degli errori fino agli eventuali interventi di recupero.
CorreggiVerifiche non è semplicemente uno strumento per “correggere più velocemente”, ma uno strumento interessante anche per la documentazione e l'analisi didattica
Continua la mia esplorazione di CorreggiVerifiche, questa volta con una prova particolarmente interessante perché riguarda due aspetti che nella pratica quotidiana di un docente possono fare la differenza: la presenza del nome dell'alunno sulla verifica e la possibilità di trasformare gli errori rilevati in materiali per il recupero.
Cosa succede se sulla verifica compare il nome dell'alunno?
Nelle prove che ho utilizzato per questa dimostrazione ho lasciato visibile il nome dell'alunno.
Il risultato è interessante: il nome non viene poi utilizzato come identificativo nella visualizzazione delle correzioni, ma la prova viene associata a un numero.
È un comportamento che vale la pena osservare concretamente quando si valuta l'utilizzo di uno strumento di questo tipo a scuola.
Naturalmente, questo non significa che la questione della privacy possa essere ignorata. La stessa informativa del servizio considera le immagini delle verifiche tra i dati che possono contenere informazioni personali degli studenti e raccomanda, quando possibile, di anonimizzare le prove prima del caricamento.
Per questo, più che fermarsi alla domanda “il nome viene visualizzato?”, è importante conoscere come vengono trattati i dati e quali sono le condizioni di utilizzo del servizio.
Questa volta ci sono parecchi errori
La verifica utilizzata in questa puntata presenta diverse difficoltà ed errori.
Questo ci permette di riprendere una delle funzioni che avevo già mostrato in una precedente puntata: dopo la correzione, gli errori possono diventare il punto di partenza per la produzione di materiali didattici aggiuntivi e attività di recupero.
Il passaggio è particolarmente interessante dal punto di vista didattico:
verifica → correzione → individuazione delle difficoltà → materiale per il recupero
Non si tratta quindi soltanto di velocizzare la correzione. I risultati della valutazione possono diventare informazioni utili per decidere su che cosa intervenire successivamente.
Il servizio presenta proprio questa possibilità come un collegamento tra l'individuazione delle difficoltà e la generazione di schede o attività mirate.
Un limite pratico: ricordarsi di scaricare i materiali
C'è però un particolare che, nella mia prova, considero importante segnalare.
I materiali didattici generati non vengono conservati nel cloud insieme allo storico delle correzioni. Se vogliamo conservarli e poterli utilizzare successivamente, dobbiamo quindi scaricarli ogni volta.
Non è un problema dal punto di vista della produzione del materiale, ma è un passaggio operativo che è facile dimenticare.
Per chi utilizza questi strumenti abitualmente, diventa quindi buona pratica:
genero → controllo → modifico se necessario → scarico → archivio
In questo modo il materiale prodotto non rimane legato alla sessione di lavoro.
Ancora una volta: provare prima di adottare
Questa puntata conferma un aspetto che considero importante quando si parla di AI nella didattica: non basta sapere che una funzione esiste.
È utile provarla con situazioni realistiche, comprese quelle che possono creare qualche problema: una verifica con il nome dell'alunno, una prova con molti errori, la necessità di produrre materiali di recupero e anche la gestione dei file prodotti.
La tecnologia può alleggerire alcune fasi del lavoro, ma il docente deve conoscere il funzionamento dello strumento, verificarne i risultati e organizzare in modo consapevole il proprio flusso di lavoro.
E, soprattutto, il materiale generato dall'AI non è automaticamente pronto per essere consegnato agli studenti: va letto, controllato e, quando necessario, adattato alla classe e agli obiettivi didattici.
Dopo aver sperimentato CorreggiVerifiche con diverse tipologie di elaborati, in questo tutorial provo a utilizzare lo strumento in una nuova materia: Storia.
La verifica è composta da domande a risposta aperta, quindi non si tratta semplicemente di controllare la presenza di una risposta esatta, ma di valutare il contenuto delle risposte elaborate dagli studenti.
Anche questo tipo di prova permette quindi di osservare come si comporta lo strumento nella correzione di testi prodotti dagli alunni.
Una correzione precisa
Il risultato della correzione è complessivamente preciso e coerente con le risposte fornite dagli studenti.
Le risposte vengono analizzate in relazione ai criteri della prova e non emergono particolari problemi nella valutazione del contenuto storico.
È una sperimentazione interessante perché permette di verificare il comportamento di CorreggiVerifiche anche al di fuori degli esempi già proposti nei tutorial precedenti.
Ma c'erano anche indicazioni date a voce
Durante lo svolgimento della verifica avevo fornito agli studenti alcune indicazioni aggiuntive a voce, spiegandole direttamente in classe.
Questo è un particolare che l'AI non può naturalmente conoscere.
Le indicazioni non erano infatti contenute nel testo della verifica che ho sottoposto allo strumento.
Di conseguenza CorreggiVerifiche ha potuto valutare le risposte sulla base delle informazioni presenti nell'elaborato, ma non poteva considerare ciò che era stato spiegato oralmente agli studenti.
È un limite importante da ricordare quando si utilizza l'AI per la correzione.
L'AI conosce ciò che le forniamo
Questo esempio rende molto evidente un principio semplice ma fondamentale:
l'AI può analizzare le informazioni che riceve, ma non può ricostruire automaticamente tutto il contesto didattico nel quale una prova è stata svolta.
Il docente, invece, conosce quel contesto.
Sa quali spiegazioni sono state date, quali consegne sono state chiarite oralmente, quali difficoltà sono emerse durante il lavoro e quali aspetti erano realmente oggetto della valutazione.
Per questo anche una correzione apparentemente precisa deve essere sempre letta alla luce della situazione didattica reale.
Quando non ci sono materiali di recupero da creare
C'è poi un altro aspetto interessante di questa prova.
La correzione non evidenzia errori importanti nei contenuti. Vengono rilevate alcune imprecisioni ortografiche, ma l'ortografia non era tra gli obiettivi della prova e quindi non rappresentava un elemento significativo per la valutazione che avevo richiesto.
Di conseguenza non emergono difficoltà tali da giustificare la produzione di ulteriori materiali di recupero.
Anche questo, a mio avviso, è un risultato da mostrare.
Quando utilizziamo strumenti di Intelligenza Artificiale per l'analisi delle verifiche, non dobbiamo aspettarci necessariamente che venga prodotto qualcosa a tutti i costi.
Se dalle correzioni non emergono difficoltà rilevanti, può semplicemente non esserci un intervento di recupero da progettare sulla base di quei dati.
Un'altra tessera del percorso
Questa nuova sperimentazione aggiunge quindi un altro elemento alla serie.
Abbiamo visto CorreggiVerifiche alle prese con:
elaborati scritti a mano;
testi digitalizzati;
rubriche di valutazione personalizzate;
report sull'andamento della classe e dei singoli studenti;
creazione di verifiche e materiali per il recupero.
Ora abbiamo aggiunto anche una prova di Storia con domande a risposta aperta.
E il risultato più interessante non è soltanto che la correzione funziona bene, ma che l'esperienza mette in evidenza ancora una volta il ruolo del docente.
L'AI può analizzare l'elaborato e fornire una proposta di correzione, ma il docente conosce il contesto, gli obiettivi della prova e le indicazioni date agli studenti.
È questo il motivo per cui considero questi strumenti un supporto al lavoro dell'insegnante e non un sostituto del suo giudizio professionale.
Con questo tutorial la serie dedicata a CorreggiVerifiche entra in una nuova fase.
Finora abbiamo visto soprattutto come l'Intelligenza Artificiale possa aiutare il docente nella correzione delle verifiche, nella personalizzazione dei criteri di valutazione e nell'analisi dei risultati.
Abbiamo poi visto i report sull'andamento della classe e dei singoli studenti.
Ora arriva una novità particolarmente interessante: utilizzare le informazioni raccolte durante le correzioni per creare nuove verifiche e materiali didattici, in particolare attività pensate per il recupero.
Dalla correzione al recupero
Il passaggio che trovo più interessante è il collegamento tra due momenti che normalmente richiedono al docente un lavoro distinto:
correggere le verifiche → individuare le difficoltà → preparare attività di recupero.
CorreggiVerifiche può utilizzare le informazioni provenienti dalle correzioni precedenti per individuare gli argomenti o gli aspetti sui quali un gruppo di alunni mostra maggiori difficoltà e proporre materiali mirati. La piattaforma presenta proprio questa possibilità come un collegamento tra analisi dei risultati e generazione di materiali personalizzati.
Creare verifiche strutturate
La nuova funzione permette di generare anche verifiche strutturate, scegliendo tra diverse possibilità.
Non viene quindi proposta un'unica attività generata automaticamente, ma possono essere disponibili alternative e differenti tipologie di prova.
Questo è un aspetto importante perché il docente può confrontare le proposte e scegliere quella che ritiene più adatta alla propria classe e agli obiettivi dell'attività.
Anche in questo caso, quindi, l'AI non elimina la fase di progettazione didattica: può alleggerire il lavoro di preparazione e offrire rapidamente diverse possibilità tra cui scegliere.
Materiali per il recupero
È soprattutto la possibilità di creare materiali per il recupero che trovo interessante.
Se dalle verifiche emerge, per esempio, una difficoltà ricorrente su un determinato argomento, possiamo utilizzare questa informazione come punto di partenza per preparare esercizi e attività specifiche.
Il vantaggio è evidente soprattutto quando lavoriamo con una classe nella quale non tutti gli studenti presentano le stesse difficoltà.
La possibilità di partire dai dati delle correzioni permette infatti di progettare interventi più mirati, invece di proporre necessariamente lo stesso materiale di recupero a tutti.
Una continuità tra valutazione e progettazione
Questa funzione introduce un elemento che, dal punto di vista didattico, considero particolarmente interessante.
La verifica non rappresenta più soltanto il punto conclusivo di un percorso.
I suoi risultati possono diventare informazioni utili per progettare il percorso successivo.
Possiamo quindi immaginare un ciclo:
attività → verifica → correzione → analisi degli errori → recupero → nuova verifica.
L'AI può intervenire in diversi punti di questo ciclo, aiutando il docente soprattutto nelle attività più ripetitive e nella preparazione dei materiali.
Sempre con la supervisione del docente
Anche in questa fase rimane fondamentale il ruolo dell'insegnante.
Un materiale generato sulla base degli errori precedenti non dovrebbe essere utilizzato automaticamente senza essere controllato.
Il docente deve verificare che gli esercizi siano corretti, adeguati al livello degli studenti e coerenti con ciò che è stato effettivamente svolto in classe.
La stessa piattaforma sottolinea il ruolo del docente nel controllo dei risultati generati dall'AI.
Per questo trovo interessante non tanto l'idea di una "verifica creata dall'AI", quanto quella di uno strumento che può aiutare a trasformare i dati delle verifiche precedenti in nuove occasioni di apprendimento.
Ed è forse questo il passaggio più significativo della serie: dalla semplice correzione automatizzata a un possibile supporto per un percorso didattico più continuo e personalizzato.
La Gem Storybook di Gemini è una risorsa molto apprezzata da tanti docenti per creare storie illustrate da utilizzare nella didattica. Permette di trasformare un'idea in un racconto accompagnato da immagini e offre spunti interessanti per lavorare con i bambini nella scuola dell'infanzia e nella primaria.
Negli account personali, però, Storybook può non essere più visibile. Dopo aver sperimentato una prima possibilità di accesso attraverso i link pubblici, ho provato a verificare se il procedimento funzionasse anche per chi non aveva mai creato o condiviso un libro.
La novità è questa: nel mio test è stato sufficiente aprire un link pubblico di Storybook dopo aver effettuato l'accesso al proprio account Gemini personale perché comparisse il pulsante per creare una nuova storia.
Vediamo come provare.
1. Apri il link pubblico di Storybook
Per iniziare, accedi al tuo account Google personale e apri il link a una storia pubblica di Storybook.
Puoi utilizzare quello della storia che ho condiviso:
2. Verifica se compare il pulsante per creare una nuova storia
Dopo aver aperto il link, controlla se nell'interfaccia compare il pulsante che permette di creare un nuovo libro.
Nel mio account la procedura ha funzionato anche senza aver condiviso precedentemente una storia personale.
È un dettaglio importante: non sembra necessario possedere già un proprio libro pubblico. Il link di una storia condivisa da un'altra persona può essere sufficiente per raggiungere la risorsa e far comparire l'opzione di creazione.
L'interfaccia e la disponibilità delle funzioni possono tuttavia variare da un account all'altro. Se il pulsante non compare, non significa necessariamente che tu abbia sbagliato qualche passaggio.
3. Attenzione: è una possibilità temporanea
È importante chiarire che questo procedimento non riattiva ufficialmente Storybook e non garantisce l'accesso alla Gem.
Si tratta di una possibilità che ho sperimentato e che, al momento della prova, ha funzionato. Google può modificare il comportamento dei link pubblici, la disponibilità della Gem o le modalità di accesso in qualsiasi momento.
Google ha annunciato una transizione dai Gem alle nuove Skills: per gli account personali il cambiamento è previsto a partire dal novembre 2026, con passaggi progressivi e rimozione dei Gem dall'app il 17 dicembre 2026. Le risorse sperimentali di Google Labs possono seguire tempistiche specifiche. Per questo è bene non considerare il procedimento una soluzione definitiva. Consulta le informazioni ufficiali sulla transizione.
4. Perché vale la pena cercare alternative?
Storybook offre spunti interessanti per progettare attività narrative, soprattutto con i bambini più piccoli.
Le storie illustrate possono essere utilizzate per:
inventare racconti a partire dalle idee dei bambini;
affrontare emozioni, relazioni e situazioni quotidiane;
introdurre argomenti scientifici, storici o ambientali;
sostenere la comprensione attraverso testi e immagini;
creare materiali personalizzati in base all'età e agli obiettivi didattici.
La disponibilità di uno strumento, però, non dovrebbe diventare l'unico punto di riferimento per la progettazione didattica. È utile esplorare alternative, confrontando qualità dei risultati, limiti gratuiti, accessibilità, privacy e possibilità di condivisione.
Nel frattempo, se Storybook è ancora raggiungibile attraverso questa procedura, possiamo provare a sfruttare questa opportunità, ricordando che potrebbe cessare di funzionare.
Hai provato il procedimento? Raccontami nei commenti se il pulsante per creare una nuova storia è comparso anche nel tuo account e, se hai trovato alternative interessanti, condividile con la comunità dei docenti!
La Gem Storybook di Gemini è una risorsa che ha conquistato molti docenti. Permette di creare storie illustrate, con testi e immagini, e offre interessanti possibilità per progettare attività didattiche, realizzare racconti per i bambini e affrontare argomenti disciplinari attraverso la narrazione.
Negli ultimi tempi, però, la disponibilità di questa risorsa negli account personali è cambiata, creando qualche difficoltà a chi la utilizzava per preparare materiali per la classe.
Ho cercato una possibile soluzione e ho trovato un modo per recuperare temporaneamente l'accesso a Storybook, a condizione che sia disponibile almeno un libro condiviso attraverso un link pubblico.
In questo articolo ti mostro il procedimento attraverso il mio tutorial e chiarisco che cosa è importante sapere prima di provarlo.
Perché Storybook è interessante per la scuola?
La narrazione illustrata può essere un valido supporto per la didattica, soprattutto nella scuola dell'infanzia e nella primaria.
Una storia può aiutare a:
introdurre un argomento scientifico o storico;
affrontare emozioni, relazioni e situazioni della vita quotidiana;
costruire racconti a partire dalle idee dei bambini;
rendere più accessibili concetti complessi attraverso esempi narrativi;
progettare materiali personalizzati in base all'età e agli obiettivi di apprendimento.
Storybook di Gemini consente di generare libri illustrati a partire da una richiesta testuale e offre funzionalità di narrazione audio. È quindi comprensibile che molti insegnanti abbiano apprezzato questo strumento.
Come recuperare temporaneamente l'accesso a Storybook
La possibilità che ho sperimentato si basa sui link pubblici di libri Storybook già condivisi.
Non si tratta di riattivare la Gem negli account personali né di ripristinare tutte le sue funzionalità attraverso una procedura ufficiale. È un modo per raggiungere la risorsa passando da un libro condiviso, purché il link sia ancora accessibile e il servizio continui a funzionare in questo modo.
Nel video mostro i passaggi che ho seguito e la procedura da provare.
È importante non confondere questa possibilità con una soluzione definitiva.
L'accesso può dipendere dalla disponibilità del libro condiviso, dalle condizioni di condivisione e dalle modifiche che Google apporterà a Gemini. La procedura potrebbe quindi smettere di funzionare senza preavviso.
Inoltre, poter raggiungere una risorsa da un link non significa necessariamente poterla utilizzare esattamente come quando la Gem è disponibile direttamente nell'interfaccia del proprio account.
Per questo consiglio di considerare il procedimento come un tentativo temporaneo, utile nell'attesa di individuare alternative affidabili.
E per il futuro?
Il mio obiettivo è continuare a cercare strumenti che consentano ai docenti di creare storie illustrate e materiali narrativi per la classe, valutando non soltanto la qualità del risultato, ma anche la facilità d'uso, i limiti della versione gratuita, la necessità di registrarsi e le possibilità di condivisione con gli alunni.
Una risorsa è davvero utile a scuola quando può essere inserita in un'attività didattica concreta, senza costringere insegnanti e bambini a superare troppi ostacoli tecnici.
Se utilizzi Storybook o hai trovato alternative interessanti, raccontami la tua esperienza nei commenti: il confronto tra docenti può aiutarci a individuare nuove possibilità.
Nota: le modalità di accesso a Gemini e alle sue funzionalità possono cambiare nel tempo. Prima di utilizzare questa procedura in un'attività didattica, verifica che sia ancora disponibile.
Con questo quarto tutorial della serie dedicata a CorreggiVerifiche ci spostiamo dalla correzione delle singole verifiche a un aspetto che trovo particolarmente interessante per il lavoro del docente: l'analisi dei risultati nel tempo.
Dopo aver visto come correggere verifiche scritte a mano e testi digitalizzati e come personalizzare la rubrica di valutazione, questa volta vediamo cosa succede ai dati prodotti dalle diverse correzioni.
Le correzioni organizzate per classe
All'interno di CorreggiVerifiche le correzioni vengono organizzate in relazione alle classi.
Questo permette di ritrovare più facilmente le diverse prove e di costruire nel tempo uno storico delle attività di valutazione.
Ma non è l'unico modo per consultare i dati.
È infatti possibile accedere alle correzioni anche in relazione alla tipologia della prova, rendendo più semplice individuare e confrontare determinati gruppi di verifiche.
Il report sull'andamento della classe
La possibilità che trovo più interessante è quella di ottenere un report sull'andamento della classe nel tempo.
Non abbiamo quindi più davanti soltanto il risultato di una singola verifica, ma una visione più ampia dell'evoluzione dei risultati.
Questo tipo di dato può essere utile in diverse situazioni del lavoro docente: dalla riflessione sull'andamento degli apprendimenti alla documentazione del percorso della classe, fino alla preparazione di relazioni e documentazione didattica.
Naturalmente il dato numerico non racconta da solo tutto ciò che succede in una classe, ma può fornire un punto di partenza per individuare tendenze e porre domande.
Il report del singolo studente
Un'altra possibilità interessante è quella di analizzare l'andamento del singolo studente.
In questo modo possiamo passare dalla visione complessiva della classe a una lettura più individuale dei risultati ottenuti nelle diverse prove.
Questo può essere particolarmente utile quando vogliamo osservare un percorso nel tempo, anziché considerare ogni valutazione come un dato isolato.
La valutazione scolastica, infatti, non riguarda soltanto il risultato di una singola prova: la documentazione delle diverse verifiche può contribuire a ricostruire il percorso di apprendimento dello studente.
Dalla correzione ai dati
È questo, secondo me, il passaggio più interessante di questa funzionalità.
Nelle puntate precedenti abbiamo visto come l'AI possa aiutare il docente nella lettura e nella correzione dell'elaborato.
Con i report facciamo un passo ulteriore:
correzione → raccolta dei risultati → organizzazione dei dati → analisi dell'andamento.
Il valore non sta quindi soltanto nel risparmio di tempo nella correzione, ma nella possibilità di avere i risultati delle diverse prove già organizzati e poterli utilizzare per una lettura più ampia.
Uno strumento per il docente, non un giudizio automatico
Anche in questo caso è importante non confondere il dato con la valutazione.
Un andamento medio della classe o una variazione nei risultati di uno studente possono essere elementi interessanti da osservare, ma non spiegano da soli le ragioni di quel risultato.
I report possono quindi aiutare il docente a individuare elementi da approfondire, mentre l'interpretazione rimane legata alla conoscenza della classe, delle attività svolte e del percorso dei singoli studenti.
Ed è proprio questo che trovo interessante in questa funzione: l'AI non si limita ad assistere il docente nella correzione, ma può contribuire a organizzare le informazioni che emergono dalle diverse prove, rendendole più facilmente consultabili nel tempo.
Per un insegnante che deve documentare il percorso di una classe o seguire l'evoluzione dei singoli studenti, può essere un supporto davvero utile.