venerdì 2 ottobre 2026

Teachy per studenti: la Guida alla scrittura è davvero pensata per gli alunni?

Con questo terzo videotutorial continua la serie dedicata a Teachy per studenti.

Nei primi due video abbiamo visto alcune possibilità molto concrete: dalla creazione di una presentazione alla realizzazione di mappe mentali, fino al piano di studio e agli esercizi di pratica.

Questa volta mi sono soffermata sulla Guida alla scrittura, una funzione che permette di impostare un'attività di produzione testuale attraverso l'Intelligenza Artificiale.

Ed è proprio qui che nasce una riflessione che considero importante: uno strumento disponibile nell'area studenti è necessariamente uno strumento adatto agli studenti?

La mia impressione, dopo averlo provato, è che in questo caso la risposta non sia così semplice.

La Guida alla scrittura

La funzione permette di lavorare sulla produzione di un testo impostando diversi elementi.

La documentazione di Teachy descrive, per esempio, la possibilità di scegliere il tema, la tipologia del testo e il contesto, oltre a definire i criteri di valutazione. Il lavoro può poi essere salvato e distribuito agli studenti, che possono svolgerlo direttamente sulla piattaforma oppure utilizzare il materiale in altra modalità.

Sulla carta si tratta quindi di una funzione molto interessante, soprattutto perché consente di strutturare un'attività di scrittura in modo abbastanza completo.

Ma proprio questa ricchezza può diventare un limite quando pensiamo all'utilizzo diretto da parte degli alunni.

Uno strumento forse più adatto al docente

La mia impressione è che la Guida alla scrittura sia più vicina a uno strumento di progettazione didattica che a uno strumento immediato per lo studente.

Per un docente, avere la possibilità di definire tema, tipologia, contesto e criteri può essere molto utile per costruire un'attività strutturata.

Per un bambino o per un ragazzo più piccolo, invece, una procedura di questo tipo può risultare lunga e complessa.

E questo porta a una considerazione che vale ben oltre Teachy:

non basta che uno strumento di IA sia disponibile per gli studenti perché sia automaticamente adatto agli studenti.

Età, autonomia, competenze digitali e obiettivo didattico devono sempre essere presi in considerazione.

Non tutto deve essere fatto direttamente dall'alunno

Questo non significa che una funzione complessa sia inutile per gli studenti.

Può cambiare semplicemente chi la utilizza e con quale scopo.

Un docente potrebbe utilizzare uno strumento strutturato per preparare un'attività di scrittura, definire una consegna, stabilire criteri o predisporre un percorso.

Successivamente potrebbe proporre agli alunni un'attività molto più semplice e adeguata alla loro età.

In questo caso l'IA lavora dietro le quinte, aiutando il docente nella progettazione, mentre lo studente si concentra sull'attività cognitiva che deve realmente svolgere.

Ed è una distinzione che trovo particolarmente importante quando parliamo di Intelligenza Artificiale nella scuola.

IA per gli studenti o IA per i docenti?

Anche Teachy oggi distingue chiaramente strumenti e funzioni rivolti ai diversi destinatari: nell'area studenti vengono proposti, tra gli altri, materiali di studio, mappe mentali, flashcard, tutor IA, quiz ed esami simulati.

Nell'area dedicata agli insegnanti, invece, troviamo strumenti per la progettazione delle lezioni, la creazione di attività, le verifiche, le liste di esercizi e la valutazione.

Questo rende ancora più interessante chiedersi, davanti a ogni funzione:

Chi dovrebbe usarla?

Per fare che cosa?

Con quale livello di autonomia?

E soprattutto: quale parte del processo di apprendimento deve rimanere nelle mani dello studente?

Il problema non è quanto è potente lo strumento

Quando presentiamo strumenti di Intelligenza Artificiale per la scuola rischiamo facilmente di lasciarci impressionare dal numero di funzioni disponibili.

Ma la domanda didattica non dovrebbe essere:

“Che cosa può fare questo strumento?”

Dovremmo piuttosto chiederci:

“Che cosa voglio che impari lo studente e in che modo questo strumento può aiutarlo?”

Nel caso della scrittura, per esempio, l'obiettivo potrebbe essere imparare a costruire un testo, scegliere le informazioni, organizzare le idee, argomentare, revisionare e migliorare ciò che si è scritto.

Se l'IA fa troppo di questo lavoro, rischiamo di ottenere un prodotto migliore senza aver necessariamente migliorato l'apprendimento.

La mia valutazione della Guida alla scrittura

Per questo, nel videotutorial non mi limito a mostrare la funzione.

La provo e condivido anche la mia impressione: la trovo interessante, ma non la considero particolarmente immediata per gli alunni più piccoli.

La struttura mi sembra più adatta a un docente che voglia progettare un'attività di scrittura o predisporre un percorso strutturato.

Per gli studenti, soprattutto quelli che hanno ancora bisogno di essere guidati nella scrittura, preferirei strumenti più semplici e progressivi, che sostengano il processo senza aggiungere un'ulteriore complessità.

Non è quindi una questione di “strumento utile” o “strumento inutile”.

È una questione di adeguatezza rispetto al destinatario e all'obiettivo didattico.

Il videotutorial

Nel terzo video della serie mostro la Guida alla scrittura di Teachy e ne analizzo il funzionamento dal punto di vista di chi la vuole utilizzare a scuola.


Ma soprattutto provo a rispondere a una domanda che, secondo me, dovremmo porci ogni volta che introduciamo una nuova applicazione di IA:

questa funzione aiuta davvero lo studente a imparare oppure è uno strumento che può essere più utile al docente per preparare il lavoro?

È una distinzione tutt'altro che secondaria.

Perché usare bene l'Intelligenza Artificiale a scuola non significa mettere nelle mani degli studenti il maggior numero possibile di strumenti.

Significa scegliere quelli più adatti al momento, all'età, all'obiettivo e al livello di autonomia dello studente.

Ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli aspetti più importanti dell'educazione all'uso consapevole dell'IA.

giovedì 1 ottobre 2026

Teachy per studenti: mappe mentali, piano di studio ed esercizi personalizzati con l’IA

Dopo aver visto nel primo videotutorial come accedere a Teachy per studenti, utilizzare i crediti e creare una prima presentazione, in questo secondo appuntamento entriamo nel vivo di alcune funzioni pensate per accompagnare gli alunni nello studio e nella pratica.

L’obiettivo non è semplicemente chiedere all’Intelligenza Artificiale di fornire una risposta, ma utilizzarla per organizzare lo studio, comprendere i contenuti, esercitarsi e verificare ciò che si è imparato.

Una mappa mentale per organizzare le conoscenze

Una delle possibilità che mostro nel videotutorial è la creazione di mappe mentali.

Una mappa può aiutare lo studente a partire da un argomento e a visualizzare i concetti principali e le loro relazioni.

È particolarmente interessante la possibilità di ottenere anche una rappresentazione visiva, che può rendere più immediata la lettura e il ripasso.

Naturalmente, anche in questo caso è importante non considerare la mappa generata dall’IA come un prodotto automaticamente corretto e definitivo.

Può essere invece un punto di partenza da controllare, modificare e integrare, confrontandolo con il libro di testo, gli appunti e le indicazioni del docente.

Un piano di studio costruito sull’argomento

Un’altra funzione che trovo particolarmente interessante è quella dedicata alla pianificazione dello studio.

Partendo da un determinato argomento, Teachy può organizzare un percorso indicando:

  • cosa studiare;

  • in quali tempi distribuire il lavoro;

  • quali materiali utilizzare;

  • quali esercizi svolgere.

In questo modo l’IA non viene utilizzata soltanto per generare un contenuto, ma può diventare uno strumento per organizzare il lavoro dello studente.

È un aspetto importante soprattutto quando un ragazzo deve affrontare un argomento ampio e non sa bene da dove cominciare: avere una sequenza di attività può aiutarlo a trasformare un obiettivo generico, come “devo studiare questo capitolo”, in una serie di passi più concreti.

Anche qui, però, il piano proposto dall’IA non dovrebbe essere considerato una prescrizione. È il docente, insieme allo studente, a poter valutare se tempi, materiali e attività sono realmente adeguati.

Dalla spiegazione alla pratica

La terza funzione che mostro nel video riguarda gli esercizi di pratica.

Lo studente può partire dalla spiegazione di un argomento e arrivare successivamente alle domande utili per verificare la propria preparazione.

Questo permette di costruire un piccolo percorso:

spiegazione → comprensione → esercizio → verifica

E qui emerge un'altra possibilità interessante: adattare la difficoltà.

Se il testo è troppo complesso, è possibile chiedere di semplificarlo. Se invece le domande risultano troppo facili, si può aumentare il livello di difficoltà e utilizzare l’esercizio per mettersi realmente alla prova.

Personalizzare senza fare tutto al posto dello studente

Questa possibilità di modificare il livello dei materiali è particolarmente interessante dal punto di vista didattico.

Non tutti gli studenti affrontano un argomento nello stesso modo e con gli stessi tempi. Uno studente può avere bisogno di una spiegazione più semplice per comprendere i concetti fondamentali; un altro può aver già acquisito le conoscenze di base e aver bisogno di domande più impegnative.

L’IA può quindi offrire materiali differenziati e ulteriori occasioni di esercizio, ma questo non significa che debba sostituire la progettazione didattica del docente.

La personalizzazione, infatti, non consiste semplicemente nel rendere un testo “più facile”: significa individuare ciò di cui quello specifico studente ha bisogno per poter procedere nell’apprendimento.

Il ruolo dello studente rimane centrale

È forse questo l'aspetto più importante che emerge da questi esempi.

Utilizzare l’IA per studiare non dovrebbe significare:

“Dammi la risposta e io la copio.”

Può invece significare:

  • aiutami a organizzare l’argomento;

  • mostrami i concetti principali;

  • spiegami ciò che non ho capito;

  • fammi esercitare;

  • proponimi domande più difficili;

  • aiutami a capire che cosa devo ancora studiare.

In questa prospettiva, l’IA diventa uno strumento di supporto al processo di apprendimento, non un sostituto dello studio.

Il videotutorial

Nel video mostro direttamente queste funzioni attraverso alcuni esempi pratici, così da vedere concretamente come Teachy può essere utilizzato da uno studente per organizzare e affrontare lo studio di un argomento.



Vedremo quindi:

  • la realizzazione di una mappa mentale, anche visiva;

  • la costruzione di un piano di studio con tempi, materiali ed esercizi;

  • la creazione di esercizi di pratica a partire dalla spiegazione di un argomento;

  • la semplificazione dei testi;

  • la possibilità di ottenere domande più difficili per aumentare il livello della sfida.

L’area studenti di Teachy comprende diverse risorse per lo studio, tra cui materiali, mappe mentali, quiz ed esercizi.

Una possibilità interessante, ma con attenzione

Come per qualsiasi strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, anche questi contenuti devono essere utilizzati con spirito critico.

Una mappa, una spiegazione, un esercizio o un piano di studio generati dall’IA possono contenere errori o non essere perfettamente adatti alle esigenze dello studente.

Per questo è importante educare gli alunni non soltanto a usare l’IA, ma anche a controllare ciò che produce, modificarlo e valutarlo.

Ed è proprio qui che l’uso didattico dell’IA diventa interessante: non quando fa il lavoro al posto dello studente, ma quando può aiutarlo a imparare a studiare meglio.

mercoledì 30 settembre 2026

Teachy per gli studenti: primi passi e creazione di una presentazione con l’AI

Dopo aver esplorato Teachy dal punto di vista del docente, inizia una nuova serie di tutorial dedicata al lato studente della piattaforma.

Teachy: https://teachy.ai/it/student

Teachy propone infatti agli studenti diversi strumenti basati sull'Intelligenza Artificiale per supportare lo studio: tutor AI, flashcard, quiz, mappe mentali, riassunti e presentazioni sono alcune delle possibilità disponibili.

In questo primo tutorial facciamo una prima conoscenza dell'ambiente e proviamo concretamente uno degli strumenti disponibili.

L'accesso dello studente: un aspetto da considerare

Prima ancora di utilizzare gli strumenti, c'è però un aspetto che il docente deve conoscere.

Per entrare in una classe Teachy, lo studente deve disporre di un account Teachy. Il docente può condividere con gli studenti un link o un codice della classe; lo studente deve quindi effettuare la registrazione e successivamente utilizzare il codice per unirsi alla classe.

Questo passaggio può essere molto semplice dal punto di vista tecnico, ma a scuola non possiamo considerarlo soltanto un dettaglio operativo.

L'utilizzo di account personali da parte degli studenti richiede infatti di verificare le procedure adottate dal proprio istituto, le eventuali limitazioni degli account scolastici, le autorizzazioni necessarie e gli aspetti relativi alla protezione dei dati.

In particolare, prima di proporre la piattaforma agli alunni è opportuno confrontarsi con le indicazioni della scuola e verificare le condizioni del servizio e la relativa documentazione sulla privacy.

Come il docente invita gli studenti

Dal lato docente, l'ingresso nella classe può avvenire attraverso un link o un codice.

Il docente può condividere il codice con gli studenti, che lo utilizzeranno dopo aver completato la registrazione. La documentazione di Teachy indica anche la possibilità di aggiungere manualmente gli studenti alla classe.

Questo meccanismo permette quindi di creare un ambiente nel quale il docente può mettere a disposizione degli studenti attività e materiali.

Il sistema dei crediti

Un elemento che incontriamo subito utilizzando Teachy è il sistema dei crediti.

Nella versione gratuita gli studenti possono disporre di crediti che vengono utilizzati per le diverse funzioni della piattaforma. Teachy propone inoltre un piano Premium con crediti illimitati.

Per questo motivo, quando presentiamo la piattaforma agli studenti, è utile spiegare anche che cosa comporta l'utilizzo dei crediti e quali strumenti possono consumarli.

È un aspetto che può diventare parte della stessa alfabetizzazione digitale: utilizzare uno strumento di AI significa anche comprenderne limiti, risorse disponibili e condizioni d'uso.

Creare una presentazione con Teachy

Dopo questa prima esplorazione passiamo alla parte più interessante del tutorial: proviamo a utilizzare l'AI per creare una presentazione.

Per l'esempio scegliamo un argomento di scienze:

aria e atmosfera.

Partiamo quindi dall'argomento e lasciamo che Teachy elabori una proposta di presentazione.

La piattaforma include infatti tra i propri strumenti la possibilità di creare slide e altri materiali di studio a partire da ciò che lo studente sta imparando.

Il risultato può rappresentare un punto di partenza per lo studio, ma anche un'occasione per riflettere su un aspetto fondamentale dell'utilizzo dell'AI: una presentazione generata non è automaticamente una presentazione corretta o completa.

Una presentazione generata dall'AI non è il punto di arrivo

Questo è un messaggio che vale la pena sottolineare soprattutto quando lo strumento viene utilizzato dagli studenti.

L'AI può aiutarci a produrre una prima struttura, ma lo studente deve ancora:

  • leggere ciò che è stato prodotto;

  • controllare le informazioni;

  • individuare eventuali errori;

  • verificare se mancano elementi importanti;

  • modificare i contenuti;

  • scegliere che cosa mantenere;

  • rielaborare il materiale.

In altre parole, la presentazione generata da Teachy può diventare materiale da studiare e da revisionare, non semplicemente un prodotto da consegnare.

Un possibile utilizzo didattico

La funzione delle slide potrebbe essere utilizzata anche in un'attività nella quale il docente chiede agli studenti di valutare il risultato prodotto dall'AI.

Per esempio, dopo aver generato una presentazione sull'aria e sull'atmosfera, gli studenti potrebbero lavorare in coppia per individuare:

Che cosa è corretto?

Che cosa manca?

C'è qualche informazione da verificare?

Come possiamo rendere le slide più chiare?

In questo modo l'utilizzo di Teachy non si riduce alla produzione automatica di una presentazione, ma diventa un'occasione per sviluppare competenze di valutazione, revisione e uso consapevole dell'AI.

Teachy dal punto di vista dello studente

Questo primo tutorial è quindi soprattutto una prima esplorazione.

Nei prossimi video possiamo entrare più nel dettaglio dei diversi strumenti disponibili per gli studenti e vedere come possono essere utilizzati per studiare, esercitarsi e creare materiali.

La piattaforma propone infatti un ambiente piuttosto articolato, con strumenti che comprendono, oltre alle slide, flashcard, tutor AI, quiz, esami simulati, mappe mentali e altri materiali di studio.

Sarà interessante quindi vedere non soltanto che cosa sa fare Teachy, ma soprattutto come utilizzare questi strumenti in modo didatticamente significativo.

Il videotutorial

Nel primo tutorial della serie dedicata al lato studente di Teachy vediamo come accedere alla piattaforma, come funziona il sistema dei crediti, come il docente può invitare gli studenti nella propria classe e come utilizzare lo strumento per creare una presentazione.

Per la nostra prova scegliamo aria e atmosfera e sperimentiamo la generazione automatica delle slide.



Un primo passo per capire non solo quali possibilità offre Teachy agli studenti, ma anche quali questioni dobbiamo considerare prima di portare uno strumento di questo tipo in classe.

👉 Teachy: teachy.ai

martedì 29 settembre 2026

AI for Learning: l’intelligenza artificiale al servizio della progettazione didattica

Quando parliamo di Intelligenza Artificiale a scuola, spesso pensiamo a strumenti generalisti ai quali chiedere di creare un testo, una scheda o una presentazione.

https://aiforlearning.digital/

AI for Learning nasce invece con un obiettivo più specifico: utilizzare l'Intelligenza Artificiale per supportare la progettazione didattica.

È una piattaforma italiana sviluppata da Wonderful Education, con sede a Modena, e mette a disposizione diversi strumenti pensati per docenti e formatori.

Una piattaforma che parte dalla classe

Uno degli aspetti che trovo più interessanti è che AI for Learning non si limita a chiedere al docente “Che cosa vuoi creare?”.

La piattaforma permette infatti di creare i propri gruppi classe, specificandone alcune caratteristiche, tra cui il numero degli studenti e l'eventuale presenza di alunni con BES.

È possibile inoltre descrivere l'aula e il contesto fisico nel quale si svolgerà la lezione, indicando per esempio la mobilità degli arredi e la presenza di dispositivi tecnologici.

Sono informazioni apparentemente semplici, ma importanti quando vogliamo che una proposta didattica sia realmente contestualizzata.

Piani di lezione personalizzati

Tra gli strumenti disponibili troviamo un Neuroscientific Lesson Planner, che utilizza principi legati alle neuroscienze per supportare la progettazione di un piano di lezione.

Il docente può indicare l'argomento e fornire informazioni relative alla classe e agli studenti. La piattaforma genera quindi una proposta didattica tenendo conto del contesto inserito.

Naturalmente il risultato generato dall'AI non dovrebbe essere considerato un piano di lezione già pronto da applicare senza modifiche.

Può essere invece un punto di partenza da analizzare, adattare e integrare sulla base della conoscenza reale della classe.

Ed è proprio qui che, a mio avviso, si trova uno degli usi più interessanti dell'AI nella progettazione didattica.

UDA e Universal Design for Learning

Un altro strumento della piattaforma permette di creare Unità di Apprendimento secondo i principi dell'Universal Design for Learning (UDL).

L'idea è interessante soprattutto quando vogliamo progettare attività che tengano conto fin dall'inizio della variabilità degli studenti, anziché intervenire sull'inclusione soltanto successivamente.

Anche in questo caso l'AI non sostituisce la progettazione del docente: può aiutare a generare una prima struttura che dovrà poi essere verificata e adattata.

Attività collaborative e prompt engineering

AI for Learning non si limita alla generazione di materiali per l'insegnante.

La piattaforma comprende anche un Corpus-based Prompt Builder, pensato per attività collaborative nelle quali gli studenti lavorano sulla costruzione e sul perfezionamento dei prompt.

L'attività prevede che gli studenti lavorino sulla classificazione di un corpus e mettano alla prova le proprie capacità attraverso una sfida finale. Il docente può quindi utilizzare l'attività anche come occasione di osservazione e valutazione.

È un approccio interessante perché sposta l'attenzione dal semplice “usiamo l'AI” al capire come interagire con l'AI e come formulare richieste efficaci.

Un ambiente pensato per il docente

La piattaforma permette di registrarsi come docente o formatore e di creare attività da condividere con gli studenti.

Gli studenti possono essere invitati alle attività attraverso un link, anche in forma anonima, secondo le modalità previste dalla piattaforma.

Questo permette quindi di utilizzare alcuni strumenti non soltanto nella fase di preparazione della lezione, ma anche direttamente durante l'attività didattica.

Gratuito e a pagamento: come funziona

AI for Learning prevede una parte di funzionalità accessibili con la registrazione e un sistema basato su crediti per le funzioni e le generazioni aggiuntive.

Ogni attività ha un determinato costo in crediti e sono disponibili bundle acquistabili. I crediti acquistati rimangono disponibili finché l'utente mantiene la propria registrazione alla piattaforma.

Carta del Docente

Un'informazione particolarmente interessante per i docenti italiani è che AI for Learning consente di acquistare i servizi a pagamento anche attraverso la Carta del Docente, per chi rientra tra i beneficiari e nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalla normativa vigente.

Il sito indica esplicitamente questa modalità di pagamento nelle proprie condizioni contrattuali.

Poiché le regole relative alla Carta del Docente possono essere modificate dalla normativa, prima dell'acquisto è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate e la propria possibilità di utilizzare il bonus per il servizio.

E i dati degli studenti?

Questo è un aspetto particolarmente importante quando parliamo di strumenti di Intelligenza Artificiale destinati alla scuola.

AI for Learning dichiara di utilizzare infrastrutture cloud e specifica nella propria documentazione le modalità di trattamento dei dati. I server indicati per l'hosting sono situati nell'Unione Europea, mentre la privacy policy segnala anche l'utilizzo di servizi di AI forniti da OpenAI per alcune funzionalità della piattaforma.

La piattaforma indica inoltre che gli strumenti non richiedono né raccolgono automaticamente dati personali degli studenti al di fuori di quanto previsto dalla propria informativa.

Questo non significa naturalmente che il docente possa inserire liberamente qualsiasi informazione sugli alunni: privacy, minimizzazione dei dati e rispetto delle regole della propria scuola rimangono fondamentali.

AI for Learning e il ruolo del docente

È proprio questo l'aspetto sul quale mi sembra utile soffermarsi.

L'Intelligenza Artificiale può aiutarci a generare una proposta, suggerire attività o organizzare una UDA, ma la responsabilità della progettazione didattica rimane del docente.

Conoscere gli studenti, capire quali obiettivi siano realmente significativi, scegliere le metodologie, verificare la correttezza delle proposte e adattarle al contesto sono competenze che non possiamo delegare a uno strumento.

AI for Learning può quindi essere visto come un assistente alla progettazione, non come un sostituto dell'insegnante.

Il videotutorial

Nel videotutorial mostro AI for Learning e alcune delle possibilità offerte dalla piattaforma per utilizzare l'Intelligenza Artificiale nella progettazione didattica.



Un tool italiano interessante da conoscere, soprattutto per chi vuole sperimentare un uso dell'AI che parta dalla classe, dal contesto e dagli obiettivi di apprendimento, e non semplicemente dalla generazione di contenuti.

👉 AI for Learning: aiforlearning.digital

Le funzionalità, le condizioni di utilizzo, i prezzi e le modalità di pagamento possono cambiare nel tempo. Per informazioni aggiornate è sempre opportuno consultare il sito ufficiale.

lunedì 28 settembre 2026

AI Song Generator 2: modificare, estendere e trasformare una canzone con l’AI

Nel precedente tutorial abbiamo conosciuto AI Song Generator e visto come utilizzare l'Intelligenza Artificiale per creare una canzone a partire da un'idea, da una descrizione o da un testo.

Ma cosa possiamo fare dopo aver generato la canzone?

AI Song Generator mette a disposizione alcune funzioni che permettono di intervenire sul brano, modificarlo e trasformarlo. È proprio su queste possibilità che ci concentriamo in questo secondo videotutorial.

Modificare una parte della canzone

Una delle funzioni più interessanti è la possibilità di modificare una specifica sezione del brano.

Possiamo selezionare una parte della canzone, intervenire sul testo o sullo stile e generare una nuova versione di quella sezione. La nuova parte può poi essere unita al brano originale. (AI Song Generator)

Questo significa che non siamo obbligati ad accettare il primo risultato prodotto dall'AI.

Possiamo invece ascoltare, individuare ciò che non ci convince e provare a modificarlo.

È un approccio particolarmente interessante anche dal punto di vista didattico, perché permette di lavorare sul processo di revisione e non soltanto sul prodotto finale.

Allungare una canzone

Un'altra possibilità è quella di estendere un brano.

Se la canzone generata è troppo breve o vogliamo aggiungere una nuova parte, possiamo indicare il punto dal quale partire e inserire nuovi versi. AI Song Generator genera quindi la continuazione, che può essere successivamente unita al brano originale. 

Possiamo così provare a costruire, per esempio:

  • una nuova strofa;

  • un ritornello;

  • una parte conclusiva;

  • una sezione strumentale;

  • una versione più lunga del brano.

La stessa canzone in uno stile diverso

AI Song Generator permette anche di creare una cover in uno stile musicale differente, mantenendo lo stesso testo ma trasformando l'interpretazione musicale. 

Questa funzione può essere particolarmente divertente da sperimentare.

Come cambierebbe una stessa canzone se fosse trasformata in:

  • rock;

  • pop;

  • musica classica;

  • rap;

  • musica elettronica?

Il confronto tra le diverse versioni può diventare anche un'attività didattica per riflettere sul rapporto tra testo, genere musicale, ritmo e atmosfera.

Utilizzare un audio come punto di partenza

Un'altra funzione permette di caricare un breve file audio e utilizzarlo come base per creare un'estensione o una cover.

L'AI utilizza la melodia e le caratteristiche dell'audio caricato come riferimento per generare qualcosa di nuovo. 

Questa possibilità apre scenari interessanti anche per chi vuole partire da una propria idea musicale, magari registrata semplicemente con il telefono.

Non è quindi necessario essere musicisti o avere a disposizione una strumentazione professionale per sperimentare.

Dalla creazione alla rielaborazione

È proprio questo, secondo me, l'aspetto più interessante di queste funzioni.

L'AI non viene utilizzata soltanto per dire:

"Crea una canzone."

Possiamo invece entrare in un vero processo di rielaborazione:

creiamo → ascoltiamo → analizziamo → modifichiamo → confrontiamo → miglioriamo.

Questo approccio è particolarmente interessante nella didattica, perché permette di coinvolgere gli studenti nelle scelte invece di considerare il contenuto generato dall'AI come un prodotto già concluso.

Un'idea per la didattica

Immaginiamo, per esempio, un'attività interdisciplinare.

Gli studenti scrivono un testo su un argomento affrontato in classe. Il testo viene trasformato in una canzone e successivamente la classe lavora sulle diverse possibilità di rielaborazione.

Si possono creare più versioni dello stesso brano e chiedere agli studenti:

  • quale stile comunica meglio il contenuto;

  • come cambia l'atmosfera;

  • quale versione è più adatta al destinatario;

  • quali parti funzionano e quali invece devono essere modificate;

  • come cambierebbe il significato percepito scegliendo un altro genere musicale.

In questo modo l'AI diventa uno strumento di sperimentazione e confronto, non semplicemente un generatore automatico.

Attenzione all'utilizzo dei contenuti

Come per tutti gli strumenti di generazione musicale, è importante prestare attenzione ai testi, alle registrazioni e agli altri contenuti che carichiamo, oltre che alle condizioni d'uso del servizio.

AI Song Generator indica inoltre specifiche condizioni relative ai diversi piani, alle modalità di archiviazione e all'utilizzo commerciale dei brani generati. È quindi sempre opportuno verificare le condizioni aggiornate prima di utilizzare o distribuire pubblicamente un contenuto.

Il secondo videotutorial

In questo secondo tutorial dedicato ad AI Song Generator continuiamo quindi il nostro viaggio nella creazione musicale con l'Intelligenza Artificiale, andando oltre la semplice generazione di una canzone.

Vediamo come intervenire su un brano già creato, modificarlo, estenderlo e sperimentare nuove versioni.

Un esempio concreto di come l'AI possa diventare uno strumento per creare, provare, confrontare e rielaborare.



sabato 26 settembre 2026

venerdì 25 settembre 2026

Clumi AI: separare le tracce di una canzone con l’Intelligenza Artificiale

 Nel precedente tutorial abbiamo visto come utilizzare Clumi AI per rimuovere la voce da una canzone e ottenere una base musicale.

Ma Clumi offre anche possibilità più interessanti per chi vuole analizzare e lavorare sulle singole componenti di un brano musicale.

Grazie alla funzione di separazione delle tracce, infatti, è possibile isolare diverse parti della registrazione e ascoltarle separatamente.

Che cosa sono gli stem?

Quando ascoltiamo una canzone, sentiamo contemporaneamente voce, batteria, basso, chitarra, pianoforte e altri strumenti.

Con il termine stem si indicano proprio le singole componenti o tracce che costituiscono un brano.

Clumi AI utilizza l'intelligenza artificiale per analizzare la registrazione e separare alcune di queste componenti. Il servizio permette, a seconda dello strumento utilizzato, di isolare voce, batteria, basso, pianoforte, chitarra e parte strumentale.

Questo significa che possiamo passare dall'ascolto della canzone completa all'ascolto delle sue singole parti.

Come funziona

Il procedimento è molto semplice.

Dopo aver caricato il file audio, Clumi analizza il brano e procede alla separazione delle componenti.

Il servizio supporta diversi formati, tra cui MP3, WAV, MP4 e MOV, con una durata massima indicata attualmente in 10 minuti e una dimensione massima di 100 MB per il caricamento.

Una volta completata l'elaborazione, possiamo ascoltare le tracce ottenute e scaricare i risultati.

Dalla canzone alle singole componenti

La possibilità di isolare gli strumenti può essere interessante per diversi motivi.

Possiamo, per esempio, ascoltare:

  • soltanto la batteria;
  • soltanto il basso;
  • il pianoforte;
  • la chitarra;
  • la voce;
  • la parte strumentale.

In questo modo diventa molto più semplice concentrarsi su ciò che normalmente rimane nascosto all'interno del mix completo.

Un'interessante possibilità per la didattica musicale

È proprio qui che, secondo me, Clumi diventa particolarmente interessante per la scuola.

Possiamo utilizzare la separazione delle tracce per proporre attività di ascolto e analisi musicale.

Per esempio, possiamo chiedere agli studenti di ascoltare prima il brano completo e successivamente alcune delle tracce isolate.

Quale strumento riconosci?

Possiamo far ascoltare una traccia senza mostrare agli studenti quale strumento contiene e chiedere di identificarlo.

Come cambia il brano?

Un'altra attività consiste nel confrontare il brano completo con una versione privata di una delle sue componenti.

Che cosa cambia?

Che cosa viene a mancare?

Quale ruolo svolge quello strumento nella composizione?

Costruiamo la canzone

Possiamo anche procedere in senso inverso: ascoltare separatamente alcune componenti e ragionare su come, una volta sovrapposte, contribuiscano alla costruzione del brano.

In questo modo l'AI diventa uno strumento per rendere visibile e udibile la struttura della musica.

Voce e accompagnamento

Anche la separazione tra voce e parte strumentale può avere applicazioni molto semplici e immediate.

Possiamo utilizzare la traccia vocale per lavorare su:

  • intonazione;
  • pronuncia;
  • ritmo;
  • interpretazione;
  • testo della canzone.

Oppure utilizzare la parte strumentale per esercitazioni di canto e performance.

Clumi stessa indica tra gli utilizzi possibili anche l'apprendimento musicale e l'esercizio sul canto.

Non solo musica

La separazione delle componenti audio può essere interessante anche in attività interdisciplinari.

Per esempio, una classe potrebbe analizzare una canzone in lingua straniera lavorando sulla voce isolata, per concentrarsi su pronuncia, ritmo e intonazione.

Oppure si può partire da un brano per riflettere sul rapporto tra testo, voce e accompagnamento musicale.

L'aspetto interessante è che uno strumento tecnologico permette di intervenire su un prodotto che normalmente percepiamo come un tutt'uno e di scomporlo per comprenderlo meglio.

Una precisazione importante

Il risultato della separazione viene ottenuto attraverso l'intelligenza artificiale e quindi non corrisponde necessariamente alle tracce originali utilizzate durante la produzione del brano.

La qualità può variare in funzione della registrazione e della complessità del mix.

È quindi più corretto considerare queste tracce come versioni elaborate dall'AI, utili per l'ascolto, l'analisi e la rielaborazione, piuttosto che come gli stem originali della produzione musicale.

Clumi AI è gratuito?

Clumi presenta attualmente un servizio gratuito per la rimozione della voce, senza necessità di creare un account, mentre alcune funzioni e un utilizzo più esteso sono collegati ai limiti del servizio e ai piani disponibili.

Prima di utilizzare brani musicali in attività scolastiche o di pubblicare materiali prodotti a partire da musica protetta, è naturalmente importante verificare diritti d'autore e condizioni d'uso.

Il videotutorial

In questa seconda parte dedicata a Clumi AI mostro le possibilità offerte dallo strumento per lavorare sulle diverse componenti di un brano musicale.



Un esempio di come l'Intelligenza Artificiale possa essere utilizzata non soltanto per creare nuovi contenuti, ma anche per analizzare, scomporre e comprendere meglio quelli che già abbiamo.

👉 Clumi AI: clumi.ai