sabato 10 ottobre 2026

Gemini Notebook: nuove interfacce e funzionalità, perché gli account possono essere diversi?

Se durante un corso vi è mai capitato di guardare lo schermo del docente e pensare “ma io questa cosa non ce l'ho!”, sappiate che non siete necessariamente voi a non averla trovata.

Con gli strumenti di Intelligenza Artificiale di Google questo problema può diventare particolarmente frequente, perché interfacce e funzionalità vengono aggiornate e distribuite progressivamente.

È proprio quello che mi è successo durante alcuni incontri dedicati a Gemini Notebook.

Quando il docente vede una cosa diversa dal corsista

Durante la formazione può capitare che il docente mostri una funzione o un elemento dell'interfaccia che sul computer dei partecipanti non compare.

Non sempre significa che qualcuno abbia sbagliato qualcosa.

Nel caso di Gemini Notebook, la situazione è resa ancora più evidente dai recenti cambiamenti: NotebookLM è stato rinominato Gemini Notebook e Google ha iniziato a introdurre nuove interfacce e nuove funzionalità con un rollout progressivo sui diversi account.

Questo significa che due persone che utilizzano lo stesso strumento possono, almeno temporaneamente, vedere un'interfaccia diversa.

Gemini Notebook continua a cambiare

Il cambiamento non riguarda soltanto il nome.

Nel corso del 2026 Google ha annunciato numerosi aggiornamenti di Gemini Notebook, con nuove possibilità di ricerca, analisi dei documenti, produzione di contenuti e strumenti dedicati all'apprendimento.

A settembre, per esempio, Google ha annunciato una nuova interfaccia e ulteriori strumenti per lo studio, tra cui gli Interactive Learning Overviews, nuovi formati di quiz e altre modalità di interazione con i notebook. Anche queste funzioni vengono distribuite progressivamente.

Per chi insegna questi strumenti, quindi, diventa importante imparare non soltanto dove si trova una funzione, ma anche riconoscere quando l'interfaccia è cambiata.

Un problema particolarmente importante nella formazione

Questa situazione ha una conseguenza pratica.

Quando preparo un tutorial posso registrare ciò che vedo nel mio account, ma chi guarda il video potrebbe avere:

  • una disposizione diversa dei comandi;

  • un nome diverso per alcune funzioni;

  • nuove funzionalità che nel mio account non sono ancora disponibili;

  • oppure funzioni che io vedo e il corsista ancora non vede.

È un aspetto che cerco di tenere presente anche nei miei incontri di formazione.

Un tutorial, infatti, dovrebbe aiutare a capire la logica dello strumento, non soltanto a riprodurre una sequenza di clic.

Nel videotutorial

In questo video mostro le novità che sono comparse nel mio account di Gemini Notebook e provo a fare un po' di ordine nell'interfaccia.



L'obiettivo non è soltanto presentare le nuove funzioni, ma aiutare chi utilizza lo strumento a orientarsi anche quando ciò che vede sul proprio schermo non coincide esattamente con quello mostrato in un tutorial o durante una formazione.

È una situazione che probabilmente incontreremo sempre più spesso con gli strumenti di Intelligenza Artificiale.

Per questo, oltre a conoscere le singole funzioni, diventa importante sviluppare una certa flessibilità nell'esplorazione dell'interfaccia e imparare a riconoscere le nuove possibilità quando vengono introdotte.

Una piccola avvertenza per chi utilizza i tutorial

Con strumenti in continua evoluzione come Gemini Notebook, un tutorial può diventare rapidamente diverso dall'interfaccia che troviamo davanti a noi.

Non significa necessariamente che il tutorial sia “sbagliato”: può semplicemente essere stato registrato prima di un aggiornamento o con un account che aveva già ricevuto una determinata funzione.

È anche per questo che, quando possibile, conviene controllare la documentazione aggiornata e considerare i tutorial come una guida alla logica dello strumento, più che come una mappa immutabile dell'interfaccia.

E, soprattutto, non scoraggiarsi se sul proprio schermo qualcosa sembra essere scomparso: potrebbe semplicemente essersi spostato. 🙂

venerdì 9 ottobre 2026

Google Sheets: eliminare velocemente gli spazi invisibili nei dati

Continua la serie di tutorial dedicati ai fogli di calcolo per docenti, con un piccolo problema che può creare più difficoltà di quanto sembri: gli spazi vuoti presenti nei dati.

Quando lavoriamo con un elenco di nomi, cognomi, classi o altri dati, può capitare che alcune celle contengano spazi aggiuntivi che non sono immediatamente visibili.

A prima vista il dato sembra corretto, ma quello spazio può diventare un problema quando utilizziamo i dati per effettuare altre operazioni.

Spazi che non si vedono, ma ci sono

Immaginiamo, ad esempio, di avere una colonna con i nomi e una con i cognomi e di volerle unire attraverso una concatenazione.

Se una delle celle contiene uno spazio aggiuntivo all'inizio o alla fine del testo, il risultato potrebbe non essere quello atteso.

Il problema è particolarmente insidioso proprio perché lo spazio non è visibile a colpo d'occhio.

Non si tratta quindi necessariamente di un errore evidente nei dati: può essere un carattere nascosto che interferisce con le operazioni successive.



Non è necessario correggere le celle una alla volta

Quando ci troviamo davanti a un elenco con molti record, controllare e correggere manualmente ogni cella sarebbe un lavoro lungo e poco utile.

Google Sheets mette a disposizione funzioni che permettono di ripulire rapidamente i dati, eliminando gli spazi superflui.

Questo è particolarmente utile quando lavoriamo con elenchi importati da altri programmi, dati copiati da documenti o informazioni inserite da persone diverse.

Una piccola operazione che evita molti problemi

La pulizia dei dati è una fase spesso sottovalutata quando si lavora con i fogli di calcolo.

Prima di procedere con:

  • concatenazioni;

  • confronti tra dati;

  • ordinamenti;

  • filtri;

  • formule;

  • elaborazioni successive;

può essere utile verificare che i dati siano effettivamente "puliti".

Un carattere invisibile può infatti produrre un risultato apparentemente inspiegabile e farci perdere tempo alla ricerca dell'errore.

Un consiglio pratico per i docenti

Quando utilizziamo Google Sheets per gestire elenchi di studenti, registri, risultati di attività, questionari o altri dati didattici, imparare alcune semplici tecniche di pulizia dei dati può fare una grande differenza.

L'obiettivo non è diventare esperti di fogli di calcolo, ma conoscere quei piccoli strumenti che permettono di lavorare più velocemente e con meno errori.

Nel breve tutorial mostro quindi come eliminare rapidamente gli spazi indesiderati, evitando di intervenire manualmente su ogni singolo record.

Una di quelle operazioni semplici che, una volta conosciute, fanno pensare: "Perché l'ho fatto a mano fino ad ora?"

giovedì 8 ottobre 2026

Google Earth e Google Moduli: domande articolate e report

Nel primo tutorial abbiamo visto come utilizzare ChatGPT per creare un quiz da inserire in Google Earth, attraverso un segnaposto o le slide.

In questo secondo tutorial facciamo un passo in più: per costruire domande più articolate utilizziamo Google Moduli.

L’obiettivo è trasformare l’esplorazione di Google Earth in un’attività nella quale non ci si limita a visualizzare informazioni, ma si chiede agli studenti di osservare, ragionare e fornire una risposta.



Perché utilizzare Google Moduli?

Un quiz semplice può essere sufficiente per una domanda veloce, ma in alcune attività didattiche può essere utile avere a disposizione domande di diversa tipologia e maggiore articolazione.

Google Moduli permette di costruire un questionario strutturato e di raccogliere le risposte degli studenti.

Il modulo può quindi diventare parte integrante del percorso realizzato in Google Earth.

Dal luogo alla domanda

Il docente può partire da un luogo, un territorio o un elemento individuato sulla mappa e proporre agli studenti una serie di domande.

Ad esempio, dopo aver esplorato un'area, gli studenti possono essere invitati a:

  • individuare elementi del paesaggio;

  • confrontare luoghi diversi;

  • interpretare ciò che osservano;

  • formulare una spiegazione;

  • collegare l'osservazione a conoscenze già acquisite;

  • rispondere a domande strutturate.

In questo modo la mappa diventa lo spazio dell'esplorazione, mentre Google Moduli diventa lo strumento attraverso il quale raccogliere le risposte.

Il vantaggio dei report

Un aspetto particolarmente interessante è la possibilità di raccogliere le risposte e visualizzare i dati attraverso i report di Google Moduli.

Il docente può così avere una visione complessiva delle risposte della classe e utilizzare queste informazioni anche per capire quali aspetti sono stati compresi e quali, invece, richiedono un ulteriore approfondimento.

Il report non deve necessariamente essere considerato soltanto come uno strumento di valutazione: può diventare anche uno strumento per la restituzione e la riflessione sull'apprendimento.

Un'attività costruita con più strumenti

Questo esempio mostra un principio che può essere molto utile nella progettazione didattica digitale: non è necessario cercare un unico strumento che faccia tutto.

Possiamo combinare strumenti diversi, assegnando a ciascuno una funzione precisa:

Google Earth → esplorare e osservare

Google Moduli → rispondere e raccogliere dati

Report → analizzare le risposte

E, quando è utile, ChatGPT → supportare il docente nella progettazione delle domande e delle attività.

Naturalmente i contenuti generati dall'AI devono essere sempre controllati e adattati agli obiettivi della lezione.

Un semplice esempio di integrazione

La sequenza può quindi diventare:

Esplorazione → osservazione → domanda → risposta → raccolta dei dati → analisi

È una modalità che può essere utilizzata in molte attività legate al territorio, dalla geografia alla storia, dall'educazione civica alle scienze ambientali.

Nel tutorial mostro concretamente come inserire un Google Modulo all'interno dell'esperienza di Google Earth e come utilizzare questa soluzione per ottenere anche i relativi report.

mercoledì 7 ottobre 2026

Google Earth e ChatGPT: creare quiz interattivi per esplorare il territorio

Google Earth può diventare molto più di uno strumento per esplorare il mondo attraverso mappe e immagini: può essere utilizzato anche per costruire attività didattiche interattive, inserendo informazioni, domande e materiali direttamente all’interno dell’esperienza di esplorazione.

In questo tutorial mostro un esempio realizzato con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale: ho utilizzato ChatGPT per creare un quiz e successivamente l’ho inserito in Google Earth.



Dal quiz generato con l’AI all’attività in Google Earth

Il punto di partenza è la progettazione del quiz.

ChatGPT può essere utilizzato per generare domande a partire da un argomento, da un luogo o da un percorso didattico precedentemente definito dal docente. Naturalmente, come per qualsiasi contenuto prodotto dall’AI, è importante controllare le domande e le risposte prima di utilizzarle con gli studenti.

Una volta preparato il materiale, il quiz può essere integrato all’interno di Google Earth.

Nel tutorial mostro come inserirlo in un segnaposto, così che la domanda diventi parte dell'esplorazione del luogo.

Il quiz nelle slide

Un'altra possibilità che mostro nel video è l'inserimento del quiz nelle slide di Google Earth.

Questo permette di costruire una sequenza più strutturata, nella quale l'esplorazione del territorio può essere accompagnata da domande e consegne.

Ho inoltre modificato il colore dello sfondo, un piccolo accorgimento che permette di personalizzare maggiormente la presentazione e rendere più leggibili e riconoscibili le diverse parti dell'attività.

Un esempio di didattica con AI

L'aspetto che trovo particolarmente interessante non è semplicemente il fatto di aver creato un quiz con ChatGPT.

È il passaggio successivo: il contenuto generato dall'AI viene inserito all'interno di un ambiente digitale e diventa parte di un'attività didattica.

In questo modo possiamo immaginare percorsi nei quali gli studenti:

  • esplorano un territorio;

  • osservano luoghi e informazioni;

  • rispondono a domande;

  • verificano le proprie ipotesi;

  • seguono un percorso costruito dal docente;

  • utilizzano le informazioni raccolte per svolgere attività successive.

L'AI, quindi, può essere utilizzata come supporto nella fase di progettazione, mentre resta al docente la scelta degli obiettivi, dei contenuti, delle domande e delle modalità con cui coinvolgere gli studenti.

Dall'esplorazione alla scoperta

L'integrazione tra Google Earth e contenuti generati con l'AI apre interessanti possibilità soprattutto nelle attività legate a geografia, storia, educazione civica, ambiente e territorio, ma il principio può essere applicato anche ad altri ambiti disciplinari.

Un luogo può diventare il punto di partenza per una domanda, una sfida o una piccola attività di ricerca.

E così una semplice esplorazione sulla mappa può trasformarsi in un'esperienza nella quale lo studente è chiamato non soltanto a guardare, ma anche a osservare, ragionare e rispondere.

Nel video mostro concretamente il procedimento che ho seguito per creare il quiz con ChatGPT e inserirlo in Google Earth.

martedì 6 ottobre 2026

Google Earth: nuove funzioni per esplorare, confrontare e analizzare il territorio

Google Earth continua a evolversi e introduce nuove possibilità che possono essere interessanti anche per la didattica.

In questo videotutorial mostro alcune delle novità che ho avuto modo di provare: dalla creazione di immagini con Gemini alla possibilità di esplorare le immagini storiche di Street View, fino agli strumenti per l'analisi del territorio.

Sono funzioni molto diverse tra loro, ma hanno un elemento in comune: permettono di andare oltre la semplice esplorazione della mappa e di utilizzare Google Earth come uno strumento per osservare, confrontare e interpretare il territorio.

Creare immagini con Gemini

Una delle funzioni che mostro nel tutorial riguarda l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale generativa attraverso Gemini.

L'idea è interessante soprattutto dal punto di vista didattico: partendo dall'esplorazione di un luogo, l'IA può essere utilizzata per creare una rappresentazione visiva collegata al territorio che stiamo osservando.

Questo apre diverse possibilità, per esempio per:

  • visualizzare un luogo in una determinata situazione;

  • creare rappresentazioni utili per una spiegazione;

  • stimolare attività di osservazione e confronto;

  • partire da un'immagine per costruire una discussione sul territorio.

Come sempre quando utilizziamo immagini generate dall'IA, è importante distinguere una rappresentazione generata da una fotografia o da un'immagine documentaria.

Una precisazione sulla disponibilità della funzione

La funzione di generazione delle immagini con Gemini mostrata nel tutorial è legata a una funzionalità che Google ha sperimentato in Earth e che può essere soggetta a modifiche o limitazioni.

Per questo il video va considerato anche come una dimostrazione della funzione nel momento in cui era disponibile: le funzionalità dei servizi online possono infatti cambiare rapidamente.

Guardare il territorio nel passato

Un'altra possibilità molto interessante riguarda le immagini storiche di Street View.

Quando una località è stata fotografata più volte nel corso degli anni, è possibile passare da una data all'altra e osservare come quel luogo è cambiato.

È una funzione particolarmente interessante per la scuola perché trasforma l'esplorazione di un luogo in una piccola indagine nel tempo.

Possiamo, ad esempio, osservare:

  • la trasformazione di una strada;

  • la costruzione o la scomparsa di edifici;

  • i cambiamenti degli spazi urbani;

  • l'evoluzione di aree industriali o agricole;

  • le modifiche della viabilità;

  • la crescita di un centro abitato.

In geografia, storia, educazione civica o anche nell'ambito di percorsi interdisciplinari, confrontare immagini di epoche diverse può diventare un modo immediato per porsi domande sul cambiamento del territorio.

Non si tratta quindi soltanto di “guardare com'era prima”, ma di chiedersi:

Che cosa è cambiato? Perché? Quali conseguenze ha avuto questo cambiamento?

Analizzare il territorio

La terza novità che mostro riguarda gli strumenti di analisi del territorio.

Qui Google Earth si avvicina maggiormente a uno strumento di analisi geografica: non ci limitiamo a osservare una località, ma possiamo lavorare sui dati e sulle caratteristiche di una determinata area.

Nella versione gratuita che mostro nel tutorial, l'area analizzabile è limitata a 20.000 km².

Questo limite è importante da conoscere, soprattutto se si vuole utilizzare la funzione con classi o in attività che prevedono l'analisi di territori molto estesi.

Anche con questo limite, però, la funzione può offrire interessanti spunti didattici per attività in cui gli studenti devono osservare un'area, formulare ipotesi e interpretare ciò che vedono.

Google Earth come ambiente per l'apprendimento

Queste tre funzioni mostrano tre modi diversi di utilizzare Google Earth:

creare → confrontare → analizzare

La generazione di immagini con Gemini introduce una componente di Intelligenza Artificiale generativa.

Le immagini storiche permettono di lavorare sulla dimensione temporale del territorio.

Gli strumenti di analisi permettono invece di passare dall'osservazione all'interpretazione.

È proprio questa combinazione a rendere interessante Google Earth in ambito educativo.

Alcune idee per la didattica

Le possibilità sono numerose e non riguardano soltanto la geografia.

🏙️ Come è cambiata la nostra città?

Gli studenti possono scegliere una zona conosciuta e confrontare immagini di anni diversi, annotando i cambiamenti osservati.

🌍 Un territorio prima e dopo una trasformazione

Si può scegliere un'area interessata da urbanizzazione, nuove infrastrutture o trasformazioni ambientali e chiedere agli studenti di documentare ciò che è cambiato.

🔎 Osservare e formulare ipotesi

Un'immagine del territorio può diventare il punto di partenza per chiedere agli studenti di individuare elementi, formulare ipotesi e cercare successivamente informazioni che le confermino o le smentiscano.

🤖 IA e rappresentazione del territorio

La generazione di immagini può essere utilizzata per discutere una questione importante: quanto possiamo fidarci di una rappresentazione generata dall'IA?

Il confronto tra immagine reale, immagine storica e immagine generata può diventare esso stesso un'attività di educazione all'uso consapevole dell'IA.

Non solo una mappa

Quello che trovo interessante nelle nuove possibilità di Google Earth è proprio il superamento dell'idea di una semplice applicazione per “andare a vedere un posto”.

Possiamo utilizzare il territorio come oggetto di osservazione, confronto, analisi e discussione.

E questo cambia anche il modo in cui possiamo progettare un'attività.

Invece di chiedere semplicemente agli studenti:

“Andiamo a vedere questo luogo su Google Earth.”

possiamo proporre una domanda:

“Che cosa è successo a questo luogo negli ultimi vent'anni?”

oppure:

“Quali trasformazioni riesci a individuare?”

o ancora:

“Quali informazioni possiamo ricavare osservando e analizzando questo territorio?”

A quel punto Google Earth diventa uno strumento all'interno di un vero compito di osservazione e ricerca.

Il videotutorial

Nel videotutorial mostro concretamente le nuove funzioni che ho esplorato:

  • la creazione di immagini con Gemini;

  • la visualizzazione delle immagini storiche di Street View;

  • gli strumenti di analisi del territorio;

  • il limite di 20.000 km² previsto per l'analisi nel piano gratuito che utilizzo nel tutorial.

Un'occasione per scoprire alcune delle possibilità offerte da Google Earth e, soprattutto, per ragionare su come trasformare queste funzioni in attività didattiche significative.



Le funzionalità di Google Earth e la loro disponibilità possono variare nel tempo e in base al tipo di account o piano utilizzato: per questo è sempre opportuno verificare le condizioni aggiornate prima di progettare un'attività didattica basata su una specifica funzione.

lunedì 5 ottobre 2026

Teachy per studenti: come funziona il Tutor per l’apprendimento?

Siamo arrivati, almeno per ora, all'ultimo videotutorial della serie dedicata a Teachy per studenti.

Dopo aver esplorato la creazione di presentazioni, le mappe mentali, il piano di studio, gli esercizi di pratica e la Guida alla scrittura, questa volta provo una delle funzioni più interessanti della piattaforma: il Tutor per l’apprendimento.

L'idea è quella di avere a disposizione un supporto basato sull'Intelligenza Artificiale che accompagni lo studente nello studio e nella preparazione. Teachy presenta infatti il Tutor di IA tra gli strumenti disponibili nell'area studenti, accanto a materiali di studio, flashcard, quiz ed esami simulati.

La prima prova non mi convince

Nel video parto da una richiesta molto concreta: utilizzare il tutor per prepararsi a una verifica su un determinato argomento.

La prima risposta, però, non è esattamente quella che mi aspettavo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho voluto mostrare nel videotutorial.

Quando utilizziamo un sistema di Intelligenza Artificiale, infatti, non è detto che il primo risultato sia automaticamente quello migliore o più adatto alle nostre esigenze.

Non dobbiamo quindi limitarci a generare un contenuto e accettarlo così com'è.

Dopo il primo tentativo, il tutor rielabora la preparazione

Dopo il primo risultato, il tutor arriva a una proposta decisamente più interessante.

Elabora una preparazione alla verifica sull'argomento scelto, articolata attraverso diverse tipologie di domande e attività.

Lo studente può quindi trovarsi davanti a un percorso di ripasso che non consiste semplicemente in una serie di domande tutte uguali, ma alterna modalità differenti per verificare la preparazione.

È un approccio che può essere utile soprattutto nella fase di ripasso prima di una verifica: non solo rileggere i contenuti, ma provare a recuperarli e utilizzarli attraverso domande ed esercizi.

Un materiale testuale, non un'attività interattiva

C'è però un elemento importante da sottolineare.

La preparazione che viene elaborata dal tutor viene proposta in formato testuale.

Non siamo quindi davanti a un esercizio interattivo nel quale lo studente risponde direttamente all'interno di un ambiente che registra automaticamente le risposte e restituisce un feedback immediato.

Questo fa una differenza significativa.

Il materiale può essere utilizzato come scheda di preparazione e di esercitazione, ma richiede ancora un ruolo attivo da parte dello studente.

Ed è proprio questo che, dal mio punto di vista, può renderlo interessante anche dal punto di vista didattico: l'IA prepara il materiale, ma non necessariamente svolge tutto il percorso al posto dell'alunno.

Il valore sta anche nella possibilità di migliorare la richiesta

Un aspetto che emerge bene da questa prova è l'importanza del dialogo con l'IA.

Il primo risultato non è soddisfacente.

Invece di considerare questo un fallimento definitivo, possiamo utilizzare ciò che abbiamo ottenuto per capire che cosa manca e chiedere una rielaborazione più adatta all'obiettivo.

È un passaggio importante nell'educazione all'uso dell'IA:

generare → osservare → valutare → modificare

Non basta quindi saper formulare una richiesta iniziale.

Bisogna anche imparare a valutare il risultato prodotto dall'IA e a intervenire quando non risponde alle nostre esigenze.

Può essere davvero un tutor?

Il nome “Tutor per l’apprendimento” può far pensare a qualcosa di molto simile a un insegnante personale.

Nella pratica, però, è importante osservare concretamente che cosa lo strumento produce.

Nel caso mostrato nel video, il tutor riesce ad arrivare a una proposta articolata per la preparazione di una verifica, ma il risultato rimane un materiale testuale.

Questo significa che il valore dello strumento dipende anche da come lo studente lo utilizza.

Può diventare un modo per:

  • organizzare il ripasso;

  • individuare gli aspetti su cui esercitarsi;

  • affrontare domande di diverso tipo;

  • prepararsi a una verifica;

  • scoprire quali argomenti risultano ancora poco chiari.

Ma non dovrebbe diventare semplicemente un modo per delegare all'IA tutto il lavoro di studio.

Una conclusione per questa serie

Questo quarto video conclude, almeno per il momento, la mia esplorazione di Teachy per studenti.

La serie mi ha permesso di vedere funzioni molto diverse tra loro: dalla produzione di materiali alla costruzione di mappe, dalla pianificazione dello studio agli esercizi, fino al Tutor per l'apprendimento.

E una delle cose che emerge da queste prove è che non tutte le funzioni hanno lo stesso valore per tutti gli studenti.

Una funzione può essere molto utile a un ragazzo più grande e risultare invece troppo complessa per un bambino.

Un materiale può essere un ottimo punto di partenza per il ripasso, ma non sostituire un'attività didattica vera e propria.

Un tutor può produrre una buona preparazione, ma avere bisogno di più di un tentativo per arrivare al risultato desiderato.

Per questo continuo a pensare che la domanda più importante non sia:

“Che cosa può fare l'IA?”

ma:

“Come può aiutare concretamente questo studente a imparare?”

Ed è una domanda che, quando portiamo l'Intelligenza Artificiale nella scuola, dovremmo porci davanti a ogni nuovo strumento.

Il videotutorial

Nel video mostro la prova del Tutor per l'apprendimento di Teachy, partendo da un primo risultato poco convincente e arrivando, attraverso una successiva elaborazione, a una preparazione alla verifica con diverse tipologie di domande e attività.

Un esempio concreto per vedere non soltanto cosa produce l'IA, ma anche perché è necessario osservare, valutare e migliorare ciò che produce.

Teachy indica attualmente tra le risorse per studenti il Tutor di IA, insieme a flashcard, materiali di studio, mappe mentali, quiz ed esami simulati.



sabato 3 ottobre 2026

MOOC Cyberbullismo in un mondo digitale in rapida evoluzione

 L'European Schoolnet Academy mette a disposizione a partire dal prossimo 12 ottobre un corso dedicato al cyberbullismo, in inglese, certificato e gratuito


Per le iscrizioni:

https://www.europeanschoolnetacademy.eu/courses/course-v1:BIK+Cyberbullying+2026/about