mercoledì 4 novembre 2026

Istogrammi in Excel: come crearli e modificare gli intervalli

Dopo aver visto come creare e personalizzare un istogramma in Google Sheets, passiamo a Microsoft Excel.

Per rendere più semplice il confronto tra i due programmi, in questo tutorial utilizzo lo stesso esempio: le altezze dei bambini.

In questo modo possiamo concentrarci sulle caratteristiche dei due strumenti senza dover cambiare contemporaneamente anche dati ed esempio.


Creare un istogramma in Excel

La prima operazione consiste nel selezionare i dati e scegliere il tipo di grafico appropriato.

È importante non confondere l'istogramma con il normale grafico a colonne: anche se visivamente possono sembrare simili, vengono utilizzati per rappresentare situazioni differenti.

Nel caso dell'istogramma, i dati numerici vengono raggruppati in intervalli, permettendoci di osservare come si distribuiscono le altezze dei bambini.

Possiamo quindi vedere, per esempio, in quale intervallo si concentra il maggior numero di osservazioni e quanto è ampia la distribuzione dei dati.

Excel offre più possibilità di formattazione

Una volta creato l'istogramma, Excel mette a disposizione diverse possibilità di personalizzazione.

Possiamo intervenire sull'aspetto del grafico e sulla formattazione delle serie, modificando diversi elementi della rappresentazione.

Rispetto a Google Sheets, le possibilità di formattazione sono piuttosto articolate.

C'è però un piccolo inconveniente: non tutte le impostazioni sono immediatamente facili da individuare.

Dove si modificano gli intervalli?

Questo è probabilmente il passaggio più importante del tutorial.

Per un istogramma, infatti, non basta scegliere l'aspetto del grafico: può essere necessario modificare la larghezza degli intervalli, cioè dei bin, per ottenere una rappresentazione dei dati che abbia senso rispetto all'attività che stiamo svolgendo.

In Excel l'impostazione si trova nelle opzioni relative all'asse dell'istogramma e non è quindi immediatamente riconoscibile come una semplice impostazione della serie.

Una volta individuata, però, possiamo modificare il modo in cui Excel raggruppa i dati e osservare come cambia la distribuzione rappresentata.

Questo è anche un ottimo punto di partenza per una riflessione didattica: la scelta degli intervalli non è un dettaglio puramente estetico, perché può influenzare il modo in cui leggiamo i dati.

Lo stesso esempio per confrontare Excel e Google Sheets

Utilizzare le stesse altezze dei bambini già utilizzate nel tutorial su Google Sheets permette di fare un confronto diretto.

I due strumenti consentono entrambi di creare un istogramma, ma presentano interfacce e modalità di personalizzazione differenti.

Questo tipo di confronto può essere utile anche quando prepariamo materiali o attività per gli studenti: non è tanto importante stabilire quale programma utilizzare, quanto conoscere le funzioni disponibili e sapere dove trovare le impostazioni che ci servono.

Un grafico che può diventare un'attività didattica

L'esempio delle altezze dei bambini è particolarmente semplice, ma il procedimento può essere applicato a molti altri tipi di dati.

Possiamo utilizzare gli istogrammi per analizzare, per esempio:

  • risultati di verifiche;

  • tempi impiegati per svolgere un'attività;

  • misurazioni effettuate durante un esperimento;

  • temperature;

  • lunghezze o altre grandezze misurate;

  • dati raccolti attraverso un'indagine.

L'aspetto più interessante, dal punto di vista didattico, arriva dopo la costruzione del grafico: chiedere agli studenti di leggere la distribuzione e interpretare ciò che osservano.

Qual è l'intervallo più frequente? I dati sono concentrati o dispersi? Che cosa cambia se modifichiamo l'ampiezza degli intervalli?

In questo modo il foglio di calcolo non serve soltanto a "fare un grafico", ma diventa uno strumento per ragionare sui dati.

Nel video mostro tutti i passaggi utilizzando Excel e lo stesso esempio già utilizzato per Google Sheets, così da rendere più facile il confronto tra i due strumenti.

martedì 3 novembre 2026

Google Sheets: come creare e utilizzare gli istogrammi

 Gli istogrammi sono uno degli strumenti che possiamo utilizzare in Google Sheets per rappresentare graficamente i dati.

A prima vista possono sembrare molto simili ai grafici a colonne, ma la loro funzione è diversa: mentre un grafico a colonne mette a confronto valori appartenenti a categorie distinte, l'istogramma permette di osservare come si distribuiscono i dati all'interno di determinati intervalli.

Istogrammi e grafici a colonne: qual è la differenza?

La differenza è importante soprattutto dal punto di vista didattico.

In un grafico a colonne le categorie sono separate: possiamo, per esempio, confrontare il numero di alunni che hanno ottenuto determinati risultati oppure rappresentare valori riferiti a categorie diverse.

Nell'istogramma, invece, i valori numerici vengono raggruppati in intervalli, chiamati anche classi o intervalli di frequenza.

Questo permette di rispondere a domande diverse, come:

  • quali valori sono più frequenti?

  • in quale intervallo si concentra la maggior parte dei dati?

  • la distribuzione è concentrata oppure molto dispersa?

  • ci sono valori particolarmente lontani dalla maggior parte delle osservazioni?

È quindi uno strumento interessante quando non ci interessa soltanto confrontare singoli valori, ma vogliamo osservare la distribuzione complessiva dei dati.



Creare un istogramma in Google Sheets

In Google Sheets possiamo creare un istogramma partendo dai dati che abbiamo raccolto.

Nel tutorial mostro passo passo la procedura e vediamo anche come intervenire sulle impostazioni del grafico per ottenere una rappresentazione più adatta ai dati che stiamo analizzando.

Un aspetto particolarmente interessante è la possibilità di modificare gli intervalli, così da cambiare il modo in cui i dati vengono raggruppati.

La scelta dell'ampiezza degli intervalli può infatti modificare sensibilmente la lettura del grafico: intervalli troppo ampi possono nascondere alcune caratteristiche della distribuzione, mentre intervalli troppo piccoli possono rendere il grafico difficile da interpretare.

Alcuni possibili utilizzi didattici

L'istogramma si presta a molte attività di raccolta e analisi dei dati.

Per esempio, possiamo utilizzarlo per analizzare:

  • le altezze degli alunni di una classe;

  • i risultati ottenuti in una verifica;

  • i tempi impiegati per completare un'attività;

  • misurazioni effettuate durante un'esperienza scientifica;

  • dati raccolti durante un'indagine statistica;

  • distribuzioni di valori provenienti da esperimenti o osservazioni.

In questo modo il grafico non è soltanto il risultato finale di un'attività, ma può diventare uno strumento per fare domande sui dati, formulare ipotesi e interpretarli.

Un'attività interessante anche per la statistica

Lavorare con gli istogrammi può essere un'occasione per introdurre o consolidare alcuni concetti statistici: frequenza, distribuzione, intervalli, valori centrali e dispersione.

Gli studenti possono, per esempio, partire da una raccolta di dati reali, costruire l'istogramma e poi provare a descrivere ciò che osservano.

La parte più interessante non è necessariamente la costruzione del grafico, ma la domanda successiva:

Che cosa ci racconta questo grafico sui nostri dati?

È proprio qui che lo strumento digitale può diventare un supporto per sviluppare competenze di lettura e interpretazione dei dati.

Nel video mostro tutti i passaggi e alcuni esempi concreti.

👉 Se preferisci avere i passaggi a disposizione anche in forma scritta, puoi consultare il tutorial dedicato agli istogrammi qui sul blog.

venerdì 30 ottobre 2026

La serie CorreggiVerifiche: una prova sul campo

CorreggiVerifiche è uno strumento basato sull'Intelligenza Artificiale pensato per supportare il docente nella correzione delle verifiche. È possibile caricare fotografie, immagini o PDF delle prove e impostare criteri, griglie o rubriche di valutazione; l'AI analizza quindi le risposte e propone correzioni, commenti e valutazioni che il docente può controllare e modificare.

Nelle diverse puntate di questa serie ho voluto provarlo con situazioni concrete, partendo da verifiche scritte a mano e arrivando a testi digitali, diverse discipline, rubriche di valutazione, report sull'andamento della classe e dei singoli studenti e produzione di materiali per il recupero.

Ho cercato di mostrare non soltanto che cosa lo strumento può fare, ma anche i suoi limiti e gli aspetti pratici da tenere presenti: l'AI può valutare soltanto le informazioni che riceve, non conosce ciò che è stato detto oralmente in classe e i risultati devono sempre essere verificati dal docente. Anche le condizioni di utilizzo e la gestione dei dati degli studenti meritano un'attenzione particolare.

Questa raccolta riunisce quindi tutte le prove che ho fatto finora, per permettere di vedere l'intero percorso: dalla verifica alla correzione, dall'analisi degli errori fino agli eventuali interventi di recupero.

CorreggiVerifiche non è semplicemente uno strumento per “correggere più velocemente”, ma uno strumento interessante anche per la documentazione e l'analisi didattica

1 puntata: presentazione del tool

2 puntata: Esempio correzione da device mobile con foto

3 puntata: esempio di correzione di testo digitalizzato da cumputer

4 puntata: report sull'andamento della classe e del singolo alunno

5 puntata: creazione di verifiche e materiali didattici personalizzati in base alle esigenze rilevate

6 puntata: correzione domande aperte

7 puntata: privacy e materiali aggiuntivi

giovedì 29 ottobre 2026

CorreggiVerifiche: nome dell’alunno, correzione e materiali di recupero

Continua la mia esplorazione di CorreggiVerifiche, questa volta con una prova particolarmente interessante perché riguarda due aspetti che nella pratica quotidiana di un docente possono fare la differenza: la presenza del nome dell'alunno sulla verifica e la possibilità di trasformare gli errori rilevati in materiali per il recupero.


Cosa succede se sulla verifica compare il nome dell'alunno?

Nelle prove che ho utilizzato per questa dimostrazione ho lasciato visibile il nome dell'alunno.

Il risultato è interessante: il nome non viene poi utilizzato come identificativo nella visualizzazione delle correzioni, ma la prova viene associata a un numero.

È un comportamento che vale la pena osservare concretamente quando si valuta l'utilizzo di uno strumento di questo tipo a scuola.

Naturalmente, questo non significa che la questione della privacy possa essere ignorata. La stessa informativa del servizio considera le immagini delle verifiche tra i dati che possono contenere informazioni personali degli studenti e raccomanda, quando possibile, di anonimizzare le prove prima del caricamento.

Per questo, più che fermarsi alla domanda “il nome viene visualizzato?”, è importante conoscere come vengono trattati i dati e quali sono le condizioni di utilizzo del servizio.

Questa volta ci sono parecchi errori

La verifica utilizzata in questa puntata presenta diverse difficoltà ed errori.

Questo ci permette di riprendere una delle funzioni che avevo già mostrato in una precedente puntata: dopo la correzione, gli errori possono diventare il punto di partenza per la produzione di materiali didattici aggiuntivi e attività di recupero.

Il passaggio è particolarmente interessante dal punto di vista didattico:

verifica → correzione → individuazione delle difficoltà → materiale per il recupero

Non si tratta quindi soltanto di velocizzare la correzione. I risultati della valutazione possono diventare informazioni utili per decidere su che cosa intervenire successivamente.

Il servizio presenta proprio questa possibilità come un collegamento tra l'individuazione delle difficoltà e la generazione di schede o attività mirate.

Un limite pratico: ricordarsi di scaricare i materiali

C'è però un particolare che, nella mia prova, considero importante segnalare.

I materiali didattici generati non vengono conservati nel cloud insieme allo storico delle correzioni. Se vogliamo conservarli e poterli utilizzare successivamente, dobbiamo quindi scaricarli ogni volta.

Non è un problema dal punto di vista della produzione del materiale, ma è un passaggio operativo che è facile dimenticare.

Per chi utilizza questi strumenti abitualmente, diventa quindi buona pratica:

genero → controllo → modifico se necessario → scarico → archivio

In questo modo il materiale prodotto non rimane legato alla sessione di lavoro.

Ancora una volta: provare prima di adottare

Questa puntata conferma un aspetto che considero importante quando si parla di AI nella didattica: non basta sapere che una funzione esiste.

È utile provarla con situazioni realistiche, comprese quelle che possono creare qualche problema: una verifica con il nome dell'alunno, una prova con molti errori, la necessità di produrre materiali di recupero e anche la gestione dei file prodotti.

La tecnologia può alleggerire alcune fasi del lavoro, ma il docente deve conoscere il funzionamento dello strumento, verificarne i risultati e organizzare in modo consapevole il proprio flusso di lavoro.

E, soprattutto, il materiale generato dall'AI non è automaticamente pronto per essere consegnato agli studenti: va letto, controllato e, quando necessario, adattato alla classe e agli obiettivi didattici.

mercoledì 28 ottobre 2026

CorreggiVerifiche: la correzione di una verifica di Storia con domande aperte

Dopo aver sperimentato CorreggiVerifiche con diverse tipologie di elaborati, in questo tutorial provo a utilizzare lo strumento in una nuova materia: Storia.

La verifica è composta da domande a risposta aperta, quindi non si tratta semplicemente di controllare la presenza di una risposta esatta, ma di valutare il contenuto delle risposte elaborate dagli studenti.

Anche questo tipo di prova permette quindi di osservare come si comporta lo strumento nella correzione di testi prodotti dagli alunni.


Una correzione precisa

Il risultato della correzione è complessivamente preciso e coerente con le risposte fornite dagli studenti.

Le risposte vengono analizzate in relazione ai criteri della prova e non emergono particolari problemi nella valutazione del contenuto storico.

È una sperimentazione interessante perché permette di verificare il comportamento di CorreggiVerifiche anche al di fuori degli esempi già proposti nei tutorial precedenti.

Ma c'erano anche indicazioni date a voce

Durante lo svolgimento della verifica avevo fornito agli studenti alcune indicazioni aggiuntive a voce, spiegandole direttamente in classe.

Questo è un particolare che l'AI non può naturalmente conoscere.

Le indicazioni non erano infatti contenute nel testo della verifica che ho sottoposto allo strumento.

Di conseguenza CorreggiVerifiche ha potuto valutare le risposte sulla base delle informazioni presenti nell'elaborato, ma non poteva considerare ciò che era stato spiegato oralmente agli studenti.

È un limite importante da ricordare quando si utilizza l'AI per la correzione.

L'AI conosce ciò che le forniamo

Questo esempio rende molto evidente un principio semplice ma fondamentale:

l'AI può analizzare le informazioni che riceve, ma non può ricostruire automaticamente tutto il contesto didattico nel quale una prova è stata svolta.

Il docente, invece, conosce quel contesto.

Sa quali spiegazioni sono state date, quali consegne sono state chiarite oralmente, quali difficoltà sono emerse durante il lavoro e quali aspetti erano realmente oggetto della valutazione.

Per questo anche una correzione apparentemente precisa deve essere sempre letta alla luce della situazione didattica reale.

Quando non ci sono materiali di recupero da creare

C'è poi un altro aspetto interessante di questa prova.

La correzione non evidenzia errori importanti nei contenuti. Vengono rilevate alcune imprecisioni ortografiche, ma l'ortografia non era tra gli obiettivi della prova e quindi non rappresentava un elemento significativo per la valutazione che avevo richiesto.

Di conseguenza non emergono difficoltà tali da giustificare la produzione di ulteriori materiali di recupero.

Anche questo, a mio avviso, è un risultato da mostrare.

Quando utilizziamo strumenti di Intelligenza Artificiale per l'analisi delle verifiche, non dobbiamo aspettarci necessariamente che venga prodotto qualcosa a tutti i costi.

Se dalle correzioni non emergono difficoltà rilevanti, può semplicemente non esserci un intervento di recupero da progettare sulla base di quei dati.

Un'altra tessera del percorso

Questa nuova sperimentazione aggiunge quindi un altro elemento alla serie.

Abbiamo visto CorreggiVerifiche alle prese con:

  • elaborati scritti a mano;

  • testi digitalizzati;

  • rubriche di valutazione personalizzate;

  • report sull'andamento della classe e dei singoli studenti;

  • creazione di verifiche e materiali per il recupero.

Ora abbiamo aggiunto anche una prova di Storia con domande a risposta aperta.

E il risultato più interessante non è soltanto che la correzione funziona bene, ma che l'esperienza mette in evidenza ancora una volta il ruolo del docente.

L'AI può analizzare l'elaborato e fornire una proposta di correzione, ma il docente conosce il contesto, gli obiettivi della prova e le indicazioni date agli studenti.

È questo il motivo per cui considero questi strumenti un supporto al lavoro dell'insegnante e non un sostituto del suo giudizio professionale.

Puntata precedente


martedì 27 ottobre 2026

CorreggiVerifiche: creare verifiche e materiali di recupero a partire dalle correzioni

Con questo tutorial la serie dedicata a CorreggiVerifiche entra in una nuova fase.

Finora abbiamo visto soprattutto come l'Intelligenza Artificiale possa aiutare il docente nella correzione delle verifiche, nella personalizzazione dei criteri di valutazione e nell'analisi dei risultati.

Abbiamo poi visto i report sull'andamento della classe e dei singoli studenti.

Ora arriva una novità particolarmente interessante: utilizzare le informazioni raccolte durante le correzioni per creare nuove verifiche e materiali didattici, in particolare attività pensate per il recupero.

Dalla correzione al recupero

Il passaggio che trovo più interessante è il collegamento tra due momenti che normalmente richiedono al docente un lavoro distinto:

correggere le verifiche → individuare le difficoltà → preparare attività di recupero.

CorreggiVerifiche può utilizzare le informazioni provenienti dalle correzioni precedenti per individuare gli argomenti o gli aspetti sui quali un gruppo di alunni mostra maggiori difficoltà e proporre materiali mirati. La piattaforma presenta proprio questa possibilità come un collegamento tra analisi dei risultati e generazione di materiali personalizzati.

Creare verifiche strutturate

La nuova funzione permette di generare anche verifiche strutturate, scegliendo tra diverse possibilità.

Non viene quindi proposta un'unica attività generata automaticamente, ma possono essere disponibili alternative e differenti tipologie di prova.

Questo è un aspetto importante perché il docente può confrontare le proposte e scegliere quella che ritiene più adatta alla propria classe e agli obiettivi dell'attività.

Anche in questo caso, quindi, l'AI non elimina la fase di progettazione didattica: può alleggerire il lavoro di preparazione e offrire rapidamente diverse possibilità tra cui scegliere.

Materiali per il recupero

È soprattutto la possibilità di creare materiali per il recupero che trovo interessante.

Se dalle verifiche emerge, per esempio, una difficoltà ricorrente su un determinato argomento, possiamo utilizzare questa informazione come punto di partenza per preparare esercizi e attività specifiche.

Il vantaggio è evidente soprattutto quando lavoriamo con una classe nella quale non tutti gli studenti presentano le stesse difficoltà.

La possibilità di partire dai dati delle correzioni permette infatti di progettare interventi più mirati, invece di proporre necessariamente lo stesso materiale di recupero a tutti.

Una continuità tra valutazione e progettazione

Questa funzione introduce un elemento che, dal punto di vista didattico, considero particolarmente interessante.

La verifica non rappresenta più soltanto il punto conclusivo di un percorso.

I suoi risultati possono diventare informazioni utili per progettare il percorso successivo.

Possiamo quindi immaginare un ciclo:

attività → verifica → correzione → analisi degli errori → recupero → nuova verifica.

L'AI può intervenire in diversi punti di questo ciclo, aiutando il docente soprattutto nelle attività più ripetitive e nella preparazione dei materiali.

Sempre con la supervisione del docente

Anche in questa fase rimane fondamentale il ruolo dell'insegnante.

Un materiale generato sulla base degli errori precedenti non dovrebbe essere utilizzato automaticamente senza essere controllato.

Il docente deve verificare che gli esercizi siano corretti, adeguati al livello degli studenti e coerenti con ciò che è stato effettivamente svolto in classe.

La stessa piattaforma sottolinea il ruolo del docente nel controllo dei risultati generati dall'AI.

Per questo trovo interessante non tanto l'idea di una "verifica creata dall'AI", quanto quella di uno strumento che può aiutare a trasformare i dati delle verifiche precedenti in nuove occasioni di apprendimento.

Ed è forse questo il passaggio più significativo della serie: dalla semplice correzione automatizzata a un possibile supporto per un percorso didattico più continuo e personalizzato.

Rileggi il quarto tutorial