domenica 11 ottobre 2026

Gemini Notebook: nuovi report interattivi e una nuova gestione del limite AI

Non avevo ancora fatto in tempo a concludere il primo tutorial dedicato alle novità di Gemini Notebook che sono comparsi altri cambiamenti.

E, come spesso accade con gli strumenti di intelligenza artificiale, una nuova funzione porta con sé anche nuove domande: quanto "costa" in termini di utilizzo generare un determinato contenuto? Cosa succede quando raggiungiamo il limite? E possiamo continuare a lavorare senza dover aspettare?

In questo nuovo tutorial ho provato soprattutto i report interattivi, ma la novità più interessante, dal punto di vista pratico, riguarda proprio il modo in cui Gemini Notebook sta gestendo il consumo delle funzioni di intelligenza artificiale.



I report interattivi: non soltanto testo

Tra le possibilità disponibili nel pannello Studio ci sono ora i report interattivi.

Non si tratta semplicemente di ottenere un testo riassuntivo delle fonti.

Il report può infatti diventare un contenuto strutturato e arricchito con elementi multimediali generati dall'intelligenza artificiale. Gli elementi prodotti possono essere incorporati nel report, creando un'esperienza molto più articolata rispetto a un normale documento di testo.

Google indica infatti che i report interattivi possono incorporare contenuti di Studio e che, una volta generato il report, è possibile aggiungere gli artefatti suggeriti.

Per un insegnante questa possibilità è interessante perché permette di partire dalle fonti inserite nel notebook e costruire un materiale che può assumere una forma più vicina a un piccolo ambiente di apprendimento che a una semplice sintesi.

Naturalmente, come per tutti i contenuti generati dall'AI, il risultato va controllato. Google stessa avverte che i report possono contenere imprecisioni o errori.

Quanto utilizza l'AI una generazione?

Questa è probabilmente la novità che trovo più utile per chi lavora con Gemini Notebook in modo intensivo.

Durante la generazione viene mostrata una stima dell'utilizzo AI richiesto dall'operazione.

È un cambiamento importante rispetto a un sistema nel quale l'utente poteva semplicemente sapere di avere ancora, per esempio, un certo numero di generazioni disponibili.

Il nuovo sistema tiene conto del lavoro computazionale necessario. Google spiega che il limite dipende da diversi fattori, tra cui:

  • complessità del prompt;

  • lunghezza della conversazione;

  • numero di fonti utilizzate;

  • funzione che si sta utilizzando.

Una domanda testuale semplice, quindi, non "pesa" necessariamente quanto la generazione di un contenuto multimediale complesso.

Questo è particolarmente importante quando lavoriamo con funzioni come video e presentazioni, che richiedono un'elaborazione maggiore.

E se il limite non è sufficiente?

Qui arriva una funzione molto pratica.

Quando una generazione richiede più risorse di quelle momentaneamente disponibili, Gemini Notebook permette, per alcune funzioni, di rimandare la generazione.

Google cita esplicitamente Video Overview e Slide Deck tra gli output che possono essere differiti: il lavoro viene programmato e sarà generato automaticamente quando il budget sarà nuovamente disponibile.

È una soluzione interessante soprattutto per chi utilizza Gemini Notebook durante un'attività didattica o durante un incontro di formazione.

Non è infatti necessario rimanere davanti allo schermo ad aspettare che il sistema sia nuovamente disponibile: si può programmare la generazione e proseguire con il proprio lavoro.

Il limite ora si aggiorna ogni 5 ore

Questa è un'altra modifica importante.

Google ha introdotto un sistema di limiti di utilizzo basati sul calcolo, con aggiornamento del budget ogni cinque ore anziché con un unico ripristino giornaliero. Rimane comunque un limite complessivo settimanale.

Nel mio lavoro con Gemini Notebook avevo incontrato situazioni nelle quali alcune generazioni non andavano a buon fine e, proprio per questo, mi sono chiesta se almeno una parte dei problemi incontrati nei precedenti tutorial potesse essere collegata al raggiungimento del limite di utilizzo.

È un'ipotesi plausibile, soprattutto considerando che Google conferma che le diverse funzioni hanno un consumo differente, ma non possiamo attribuire automaticamente ogni errore al limite AI.

Questa distinzione è importante: quando proviamo strumenti che cambiano rapidamente, un problema può dipendere dal limite disponibile, da un malfunzionamento temporaneo, da una funzione ancora in distribuzione oppure semplicemente da una differenza tra account.

Per questo preferisco raccontare quello che ho effettivamente osservato durante le prove, senza trasformare un'ipotesi in una certezza.

Cosa può significare per la scuola?

Per chi insegna, questa modifica ha un vantaggio molto concreto: diventa più facile gestire il lavoro dell'AI all'interno della propria attività, invece di considerare il limite come un semplice blocco.

Pensiamo, per esempio, a un docente che prepara un percorso a partire da una raccolta di documenti.

Può:

  1. caricare le proprie fonti;

  2. utilizzare la chat per esplorarle;

  3. creare un report;

  4. aggiungere contenuti multimediali;

  5. controllare il consumo previsto;

  6. rimandare una generazione più impegnativa se il momento non è adatto.

Questo cambia anche il modo in cui conviene progettare il lavoro con l'AI.

Non è necessario cercare di generare tutto immediatamente.

Per alcune attività può essere più efficace preparare il lavoro, avviare la generazione e lasciare che Gemini Notebook completi successivamente l'elaborazione.

Una considerazione importante per i docenti

I nuovi report interattivi sono sicuramente interessanti, ma non li utilizzerei semplicemente perché "sono nuovi".

La domanda dovrebbe essere sempre:

Questo tipo di contenuto migliora realmente l'apprendimento dei miei studenti?

Un report ricco di immagini, elementi multimediali e contenuti interattivi può essere molto coinvolgente, ma non è automaticamente più efficace dal punto di vista didattico.

Come sempre, quindi, la tecnologia viene dopo la progettazione.

Può essere utile per trasformare e arricchire le fonti, per presentare un argomento in una forma diversa o per costruire materiali da esplorare.

Ma sarà il docente a decidere quando quella forma è realmente funzionale all'obiettivo di apprendimento.

In continua evoluzione

La cosa che emerge con particolare evidenza da queste ultime settimane di prove è che Gemini Notebook sta diventando uno strumento molto più articolato rispetto alla versione originaria di NotebookLM.

E proprio per questo diventa sempre più difficile descriverlo attraverso un singolo tutorial "definitivo".

Le funzioni cambiano, i limiti cambiano, le modalità di generazione cambiano e possono esserci differenze tra account.

Per chi lo utilizza a scuola questo significa che vale la pena non fermarsi alla descrizione di una funzione, ma provare concretamente lo strumento e verificare cosa è disponibile nel proprio account.

È anche il motivo per cui ho deciso di realizzare questo secondo tutorial così rapidamente: alcune novità erano già abbastanza significative da meritare una nuova prova.

E probabilmente non sarà l'ultimo aggiornamento!

sabato 10 ottobre 2026

Gemini Notebook: nuove interfacce e funzionalità, perché gli account possono essere diversi?

Se durante un corso vi è mai capitato di guardare lo schermo del docente e pensare “ma io questa cosa non ce l'ho!”, sappiate che non siete necessariamente voi a non averla trovata.

Con gli strumenti di Intelligenza Artificiale di Google questo problema può diventare particolarmente frequente, perché interfacce e funzionalità vengono aggiornate e distribuite progressivamente.

È proprio quello che mi è successo durante alcuni incontri dedicati a Gemini Notebook.

Quando il docente vede una cosa diversa dal corsista

Durante la formazione può capitare che il docente mostri una funzione o un elemento dell'interfaccia che sul computer dei partecipanti non compare.

Non sempre significa che qualcuno abbia sbagliato qualcosa.

Nel caso di Gemini Notebook, la situazione è resa ancora più evidente dai recenti cambiamenti: NotebookLM è stato rinominato Gemini Notebook e Google ha iniziato a introdurre nuove interfacce e nuove funzionalità con un rollout progressivo sui diversi account.

Questo significa che due persone che utilizzano lo stesso strumento possono, almeno temporaneamente, vedere un'interfaccia diversa.

Gemini Notebook continua a cambiare

Il cambiamento non riguarda soltanto il nome.

Nel corso del 2026 Google ha annunciato numerosi aggiornamenti di Gemini Notebook, con nuove possibilità di ricerca, analisi dei documenti, produzione di contenuti e strumenti dedicati all'apprendimento.

A settembre, per esempio, Google ha annunciato una nuova interfaccia e ulteriori strumenti per lo studio, tra cui gli Interactive Learning Overviews, nuovi formati di quiz e altre modalità di interazione con i notebook. Anche queste funzioni vengono distribuite progressivamente.

Per chi insegna questi strumenti, quindi, diventa importante imparare non soltanto dove si trova una funzione, ma anche riconoscere quando l'interfaccia è cambiata.

Un problema particolarmente importante nella formazione

Questa situazione ha una conseguenza pratica.

Quando preparo un tutorial posso registrare ciò che vedo nel mio account, ma chi guarda il video potrebbe avere:

  • una disposizione diversa dei comandi;

  • un nome diverso per alcune funzioni;

  • nuove funzionalità che nel mio account non sono ancora disponibili;

  • oppure funzioni che io vedo e il corsista ancora non vede.

È un aspetto che cerco di tenere presente anche nei miei incontri di formazione.

Un tutorial, infatti, dovrebbe aiutare a capire la logica dello strumento, non soltanto a riprodurre una sequenza di clic.

Nel videotutorial

In questo video mostro le novità che sono comparse nel mio account di Gemini Notebook e provo a fare un po' di ordine nell'interfaccia.



L'obiettivo non è soltanto presentare le nuove funzioni, ma aiutare chi utilizza lo strumento a orientarsi anche quando ciò che vede sul proprio schermo non coincide esattamente con quello mostrato in un tutorial o durante una formazione.

È una situazione che probabilmente incontreremo sempre più spesso con gli strumenti di Intelligenza Artificiale.

Per questo, oltre a conoscere le singole funzioni, diventa importante sviluppare una certa flessibilità nell'esplorazione dell'interfaccia e imparare a riconoscere le nuove possibilità quando vengono introdotte.

Una piccola avvertenza per chi utilizza i tutorial

Con strumenti in continua evoluzione come Gemini Notebook, un tutorial può diventare rapidamente diverso dall'interfaccia che troviamo davanti a noi.

Non significa necessariamente che il tutorial sia “sbagliato”: può semplicemente essere stato registrato prima di un aggiornamento o con un account che aveva già ricevuto una determinata funzione.

È anche per questo che, quando possibile, conviene controllare la documentazione aggiornata e considerare i tutorial come una guida alla logica dello strumento, più che come una mappa immutabile dell'interfaccia.

E, soprattutto, non scoraggiarsi se sul proprio schermo qualcosa sembra essere scomparso: potrebbe semplicemente essersi spostato. 🙂

venerdì 9 ottobre 2026

Google Sheets: eliminare velocemente gli spazi invisibili nei dati

Continua la serie di tutorial dedicati ai fogli di calcolo per docenti, con un piccolo problema che può creare più difficoltà di quanto sembri: gli spazi vuoti presenti nei dati.

Quando lavoriamo con un elenco di nomi, cognomi, classi o altri dati, può capitare che alcune celle contengano spazi aggiuntivi che non sono immediatamente visibili.

A prima vista il dato sembra corretto, ma quello spazio può diventare un problema quando utilizziamo i dati per effettuare altre operazioni.

Spazi che non si vedono, ma ci sono

Immaginiamo, ad esempio, di avere una colonna con i nomi e una con i cognomi e di volerle unire attraverso una concatenazione.

Se una delle celle contiene uno spazio aggiuntivo all'inizio o alla fine del testo, il risultato potrebbe non essere quello atteso.

Il problema è particolarmente insidioso proprio perché lo spazio non è visibile a colpo d'occhio.

Non si tratta quindi necessariamente di un errore evidente nei dati: può essere un carattere nascosto che interferisce con le operazioni successive.



Non è necessario correggere le celle una alla volta

Quando ci troviamo davanti a un elenco con molti record, controllare e correggere manualmente ogni cella sarebbe un lavoro lungo e poco utile.

Google Sheets mette a disposizione funzioni che permettono di ripulire rapidamente i dati, eliminando gli spazi superflui.

Questo è particolarmente utile quando lavoriamo con elenchi importati da altri programmi, dati copiati da documenti o informazioni inserite da persone diverse.

Una piccola operazione che evita molti problemi

La pulizia dei dati è una fase spesso sottovalutata quando si lavora con i fogli di calcolo.

Prima di procedere con:

  • concatenazioni;

  • confronti tra dati;

  • ordinamenti;

  • filtri;

  • formule;

  • elaborazioni successive;

può essere utile verificare che i dati siano effettivamente "puliti".

Un carattere invisibile può infatti produrre un risultato apparentemente inspiegabile e farci perdere tempo alla ricerca dell'errore.

Un consiglio pratico per i docenti

Quando utilizziamo Google Sheets per gestire elenchi di studenti, registri, risultati di attività, questionari o altri dati didattici, imparare alcune semplici tecniche di pulizia dei dati può fare una grande differenza.

L'obiettivo non è diventare esperti di fogli di calcolo, ma conoscere quei piccoli strumenti che permettono di lavorare più velocemente e con meno errori.

Nel breve tutorial mostro quindi come eliminare rapidamente gli spazi indesiderati, evitando di intervenire manualmente su ogni singolo record.

Una di quelle operazioni semplici che, una volta conosciute, fanno pensare: "Perché l'ho fatto a mano fino ad ora?"

giovedì 8 ottobre 2026

Google Earth e Google Moduli: domande articolate e report

Nel primo tutorial abbiamo visto come utilizzare ChatGPT per creare un quiz da inserire in Google Earth, attraverso un segnaposto o le slide.

In questo secondo tutorial facciamo un passo in più: per costruire domande più articolate utilizziamo Google Moduli.

L’obiettivo è trasformare l’esplorazione di Google Earth in un’attività nella quale non ci si limita a visualizzare informazioni, ma si chiede agli studenti di osservare, ragionare e fornire una risposta.



Perché utilizzare Google Moduli?

Un quiz semplice può essere sufficiente per una domanda veloce, ma in alcune attività didattiche può essere utile avere a disposizione domande di diversa tipologia e maggiore articolazione.

Google Moduli permette di costruire un questionario strutturato e di raccogliere le risposte degli studenti.

Il modulo può quindi diventare parte integrante del percorso realizzato in Google Earth.

Dal luogo alla domanda

Il docente può partire da un luogo, un territorio o un elemento individuato sulla mappa e proporre agli studenti una serie di domande.

Ad esempio, dopo aver esplorato un'area, gli studenti possono essere invitati a:

  • individuare elementi del paesaggio;

  • confrontare luoghi diversi;

  • interpretare ciò che osservano;

  • formulare una spiegazione;

  • collegare l'osservazione a conoscenze già acquisite;

  • rispondere a domande strutturate.

In questo modo la mappa diventa lo spazio dell'esplorazione, mentre Google Moduli diventa lo strumento attraverso il quale raccogliere le risposte.

Il vantaggio dei report

Un aspetto particolarmente interessante è la possibilità di raccogliere le risposte e visualizzare i dati attraverso i report di Google Moduli.

Il docente può così avere una visione complessiva delle risposte della classe e utilizzare queste informazioni anche per capire quali aspetti sono stati compresi e quali, invece, richiedono un ulteriore approfondimento.

Il report non deve necessariamente essere considerato soltanto come uno strumento di valutazione: può diventare anche uno strumento per la restituzione e la riflessione sull'apprendimento.

Un'attività costruita con più strumenti

Questo esempio mostra un principio che può essere molto utile nella progettazione didattica digitale: non è necessario cercare un unico strumento che faccia tutto.

Possiamo combinare strumenti diversi, assegnando a ciascuno una funzione precisa:

Google Earth → esplorare e osservare

Google Moduli → rispondere e raccogliere dati

Report → analizzare le risposte

E, quando è utile, ChatGPT → supportare il docente nella progettazione delle domande e delle attività.

Naturalmente i contenuti generati dall'AI devono essere sempre controllati e adattati agli obiettivi della lezione.

Un semplice esempio di integrazione

La sequenza può quindi diventare:

Esplorazione → osservazione → domanda → risposta → raccolta dei dati → analisi

È una modalità che può essere utilizzata in molte attività legate al territorio, dalla geografia alla storia, dall'educazione civica alle scienze ambientali.

Nel tutorial mostro concretamente come inserire un Google Modulo all'interno dell'esperienza di Google Earth e come utilizzare questa soluzione per ottenere anche i relativi report.

mercoledì 7 ottobre 2026

Google Earth e ChatGPT: creare quiz interattivi per esplorare il territorio

Google Earth può diventare molto più di uno strumento per esplorare il mondo attraverso mappe e immagini: può essere utilizzato anche per costruire attività didattiche interattive, inserendo informazioni, domande e materiali direttamente all’interno dell’esperienza di esplorazione.

In questo tutorial mostro un esempio realizzato con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale: ho utilizzato ChatGPT per creare un quiz e successivamente l’ho inserito in Google Earth.



Dal quiz generato con l’AI all’attività in Google Earth

Il punto di partenza è la progettazione del quiz.

ChatGPT può essere utilizzato per generare domande a partire da un argomento, da un luogo o da un percorso didattico precedentemente definito dal docente. Naturalmente, come per qualsiasi contenuto prodotto dall’AI, è importante controllare le domande e le risposte prima di utilizzarle con gli studenti.

Una volta preparato il materiale, il quiz può essere integrato all’interno di Google Earth.

Nel tutorial mostro come inserirlo in un segnaposto, così che la domanda diventi parte dell'esplorazione del luogo.

Il quiz nelle slide

Un'altra possibilità che mostro nel video è l'inserimento del quiz nelle slide di Google Earth.

Questo permette di costruire una sequenza più strutturata, nella quale l'esplorazione del territorio può essere accompagnata da domande e consegne.

Ho inoltre modificato il colore dello sfondo, un piccolo accorgimento che permette di personalizzare maggiormente la presentazione e rendere più leggibili e riconoscibili le diverse parti dell'attività.

Un esempio di didattica con AI

L'aspetto che trovo particolarmente interessante non è semplicemente il fatto di aver creato un quiz con ChatGPT.

È il passaggio successivo: il contenuto generato dall'AI viene inserito all'interno di un ambiente digitale e diventa parte di un'attività didattica.

In questo modo possiamo immaginare percorsi nei quali gli studenti:

  • esplorano un territorio;

  • osservano luoghi e informazioni;

  • rispondono a domande;

  • verificano le proprie ipotesi;

  • seguono un percorso costruito dal docente;

  • utilizzano le informazioni raccolte per svolgere attività successive.

L'AI, quindi, può essere utilizzata come supporto nella fase di progettazione, mentre resta al docente la scelta degli obiettivi, dei contenuti, delle domande e delle modalità con cui coinvolgere gli studenti.

Dall'esplorazione alla scoperta

L'integrazione tra Google Earth e contenuti generati con l'AI apre interessanti possibilità soprattutto nelle attività legate a geografia, storia, educazione civica, ambiente e territorio, ma il principio può essere applicato anche ad altri ambiti disciplinari.

Un luogo può diventare il punto di partenza per una domanda, una sfida o una piccola attività di ricerca.

E così una semplice esplorazione sulla mappa può trasformarsi in un'esperienza nella quale lo studente è chiamato non soltanto a guardare, ma anche a osservare, ragionare e rispondere.

Nel video mostro concretamente il procedimento che ho seguito per creare il quiz con ChatGPT e inserirlo in Google Earth.

martedì 6 ottobre 2026

Google Earth: nuove funzioni per esplorare, confrontare e analizzare il territorio

Google Earth continua a evolversi e introduce nuove possibilità che possono essere interessanti anche per la didattica.

In questo videotutorial mostro alcune delle novità che ho avuto modo di provare: dalla creazione di immagini con Gemini alla possibilità di esplorare le immagini storiche di Street View, fino agli strumenti per l'analisi del territorio.

Sono funzioni molto diverse tra loro, ma hanno un elemento in comune: permettono di andare oltre la semplice esplorazione della mappa e di utilizzare Google Earth come uno strumento per osservare, confrontare e interpretare il territorio.

Creare immagini con Gemini

Una delle funzioni che mostro nel tutorial riguarda l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale generativa attraverso Gemini.

L'idea è interessante soprattutto dal punto di vista didattico: partendo dall'esplorazione di un luogo, l'IA può essere utilizzata per creare una rappresentazione visiva collegata al territorio che stiamo osservando.

Questo apre diverse possibilità, per esempio per:

  • visualizzare un luogo in una determinata situazione;

  • creare rappresentazioni utili per una spiegazione;

  • stimolare attività di osservazione e confronto;

  • partire da un'immagine per costruire una discussione sul territorio.

Come sempre quando utilizziamo immagini generate dall'IA, è importante distinguere una rappresentazione generata da una fotografia o da un'immagine documentaria.

Una precisazione sulla disponibilità della funzione

La funzione di generazione delle immagini con Gemini mostrata nel tutorial è legata a una funzionalità che Google ha sperimentato in Earth e che può essere soggetta a modifiche o limitazioni.

Per questo il video va considerato anche come una dimostrazione della funzione nel momento in cui era disponibile: le funzionalità dei servizi online possono infatti cambiare rapidamente.

Guardare il territorio nel passato

Un'altra possibilità molto interessante riguarda le immagini storiche di Street View.

Quando una località è stata fotografata più volte nel corso degli anni, è possibile passare da una data all'altra e osservare come quel luogo è cambiato.

È una funzione particolarmente interessante per la scuola perché trasforma l'esplorazione di un luogo in una piccola indagine nel tempo.

Possiamo, ad esempio, osservare:

  • la trasformazione di una strada;

  • la costruzione o la scomparsa di edifici;

  • i cambiamenti degli spazi urbani;

  • l'evoluzione di aree industriali o agricole;

  • le modifiche della viabilità;

  • la crescita di un centro abitato.

In geografia, storia, educazione civica o anche nell'ambito di percorsi interdisciplinari, confrontare immagini di epoche diverse può diventare un modo immediato per porsi domande sul cambiamento del territorio.

Non si tratta quindi soltanto di “guardare com'era prima”, ma di chiedersi:

Che cosa è cambiato? Perché? Quali conseguenze ha avuto questo cambiamento?

Analizzare il territorio

La terza novità che mostro riguarda gli strumenti di analisi del territorio.

Qui Google Earth si avvicina maggiormente a uno strumento di analisi geografica: non ci limitiamo a osservare una località, ma possiamo lavorare sui dati e sulle caratteristiche di una determinata area.

Nella versione gratuita che mostro nel tutorial, l'area analizzabile è limitata a 20.000 km².

Questo limite è importante da conoscere, soprattutto se si vuole utilizzare la funzione con classi o in attività che prevedono l'analisi di territori molto estesi.

Anche con questo limite, però, la funzione può offrire interessanti spunti didattici per attività in cui gli studenti devono osservare un'area, formulare ipotesi e interpretare ciò che vedono.

Google Earth come ambiente per l'apprendimento

Queste tre funzioni mostrano tre modi diversi di utilizzare Google Earth:

creare → confrontare → analizzare

La generazione di immagini con Gemini introduce una componente di Intelligenza Artificiale generativa.

Le immagini storiche permettono di lavorare sulla dimensione temporale del territorio.

Gli strumenti di analisi permettono invece di passare dall'osservazione all'interpretazione.

È proprio questa combinazione a rendere interessante Google Earth in ambito educativo.

Alcune idee per la didattica

Le possibilità sono numerose e non riguardano soltanto la geografia.

🏙️ Come è cambiata la nostra città?

Gli studenti possono scegliere una zona conosciuta e confrontare immagini di anni diversi, annotando i cambiamenti osservati.

🌍 Un territorio prima e dopo una trasformazione

Si può scegliere un'area interessata da urbanizzazione, nuove infrastrutture o trasformazioni ambientali e chiedere agli studenti di documentare ciò che è cambiato.

🔎 Osservare e formulare ipotesi

Un'immagine del territorio può diventare il punto di partenza per chiedere agli studenti di individuare elementi, formulare ipotesi e cercare successivamente informazioni che le confermino o le smentiscano.

🤖 IA e rappresentazione del territorio

La generazione di immagini può essere utilizzata per discutere una questione importante: quanto possiamo fidarci di una rappresentazione generata dall'IA?

Il confronto tra immagine reale, immagine storica e immagine generata può diventare esso stesso un'attività di educazione all'uso consapevole dell'IA.

Non solo una mappa

Quello che trovo interessante nelle nuove possibilità di Google Earth è proprio il superamento dell'idea di una semplice applicazione per “andare a vedere un posto”.

Possiamo utilizzare il territorio come oggetto di osservazione, confronto, analisi e discussione.

E questo cambia anche il modo in cui possiamo progettare un'attività.

Invece di chiedere semplicemente agli studenti:

“Andiamo a vedere questo luogo su Google Earth.”

possiamo proporre una domanda:

“Che cosa è successo a questo luogo negli ultimi vent'anni?”

oppure:

“Quali trasformazioni riesci a individuare?”

o ancora:

“Quali informazioni possiamo ricavare osservando e analizzando questo territorio?”

A quel punto Google Earth diventa uno strumento all'interno di un vero compito di osservazione e ricerca.

Il videotutorial

Nel videotutorial mostro concretamente le nuove funzioni che ho esplorato:

  • la creazione di immagini con Gemini;

  • la visualizzazione delle immagini storiche di Street View;

  • gli strumenti di analisi del territorio;

  • il limite di 20.000 km² previsto per l'analisi nel piano gratuito che utilizzo nel tutorial.

Un'occasione per scoprire alcune delle possibilità offerte da Google Earth e, soprattutto, per ragionare su come trasformare queste funzioni in attività didattiche significative.



Le funzionalità di Google Earth e la loro disponibilità possono variare nel tempo e in base al tipo di account o piano utilizzato: per questo è sempre opportuno verificare le condizioni aggiornate prima di progettare un'attività didattica basata su una specifica funzione.

lunedì 5 ottobre 2026

Teachy per studenti: come funziona il Tutor per l’apprendimento?

Siamo arrivati, almeno per ora, all'ultimo videotutorial della serie dedicata a Teachy per studenti.

Dopo aver esplorato la creazione di presentazioni, le mappe mentali, il piano di studio, gli esercizi di pratica e la Guida alla scrittura, questa volta provo una delle funzioni più interessanti della piattaforma: il Tutor per l’apprendimento.

L'idea è quella di avere a disposizione un supporto basato sull'Intelligenza Artificiale che accompagni lo studente nello studio e nella preparazione. Teachy presenta infatti il Tutor di IA tra gli strumenti disponibili nell'area studenti, accanto a materiali di studio, flashcard, quiz ed esami simulati.

La prima prova non mi convince

Nel video parto da una richiesta molto concreta: utilizzare il tutor per prepararsi a una verifica su un determinato argomento.

La prima risposta, però, non è esattamente quella che mi aspettavo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho voluto mostrare nel videotutorial.

Quando utilizziamo un sistema di Intelligenza Artificiale, infatti, non è detto che il primo risultato sia automaticamente quello migliore o più adatto alle nostre esigenze.

Non dobbiamo quindi limitarci a generare un contenuto e accettarlo così com'è.

Dopo il primo tentativo, il tutor rielabora la preparazione

Dopo il primo risultato, il tutor arriva a una proposta decisamente più interessante.

Elabora una preparazione alla verifica sull'argomento scelto, articolata attraverso diverse tipologie di domande e attività.

Lo studente può quindi trovarsi davanti a un percorso di ripasso che non consiste semplicemente in una serie di domande tutte uguali, ma alterna modalità differenti per verificare la preparazione.

È un approccio che può essere utile soprattutto nella fase di ripasso prima di una verifica: non solo rileggere i contenuti, ma provare a recuperarli e utilizzarli attraverso domande ed esercizi.

Un materiale testuale, non un'attività interattiva

C'è però un elemento importante da sottolineare.

La preparazione che viene elaborata dal tutor viene proposta in formato testuale.

Non siamo quindi davanti a un esercizio interattivo nel quale lo studente risponde direttamente all'interno di un ambiente che registra automaticamente le risposte e restituisce un feedback immediato.

Questo fa una differenza significativa.

Il materiale può essere utilizzato come scheda di preparazione e di esercitazione, ma richiede ancora un ruolo attivo da parte dello studente.

Ed è proprio questo che, dal mio punto di vista, può renderlo interessante anche dal punto di vista didattico: l'IA prepara il materiale, ma non necessariamente svolge tutto il percorso al posto dell'alunno.

Il valore sta anche nella possibilità di migliorare la richiesta

Un aspetto che emerge bene da questa prova è l'importanza del dialogo con l'IA.

Il primo risultato non è soddisfacente.

Invece di considerare questo un fallimento definitivo, possiamo utilizzare ciò che abbiamo ottenuto per capire che cosa manca e chiedere una rielaborazione più adatta all'obiettivo.

È un passaggio importante nell'educazione all'uso dell'IA:

generare → osservare → valutare → modificare

Non basta quindi saper formulare una richiesta iniziale.

Bisogna anche imparare a valutare il risultato prodotto dall'IA e a intervenire quando non risponde alle nostre esigenze.

Può essere davvero un tutor?

Il nome “Tutor per l’apprendimento” può far pensare a qualcosa di molto simile a un insegnante personale.

Nella pratica, però, è importante osservare concretamente che cosa lo strumento produce.

Nel caso mostrato nel video, il tutor riesce ad arrivare a una proposta articolata per la preparazione di una verifica, ma il risultato rimane un materiale testuale.

Questo significa che il valore dello strumento dipende anche da come lo studente lo utilizza.

Può diventare un modo per:

  • organizzare il ripasso;

  • individuare gli aspetti su cui esercitarsi;

  • affrontare domande di diverso tipo;

  • prepararsi a una verifica;

  • scoprire quali argomenti risultano ancora poco chiari.

Ma non dovrebbe diventare semplicemente un modo per delegare all'IA tutto il lavoro di studio.

Una conclusione per questa serie

Questo quarto video conclude, almeno per il momento, la mia esplorazione di Teachy per studenti.

La serie mi ha permesso di vedere funzioni molto diverse tra loro: dalla produzione di materiali alla costruzione di mappe, dalla pianificazione dello studio agli esercizi, fino al Tutor per l'apprendimento.

E una delle cose che emerge da queste prove è che non tutte le funzioni hanno lo stesso valore per tutti gli studenti.

Una funzione può essere molto utile a un ragazzo più grande e risultare invece troppo complessa per un bambino.

Un materiale può essere un ottimo punto di partenza per il ripasso, ma non sostituire un'attività didattica vera e propria.

Un tutor può produrre una buona preparazione, ma avere bisogno di più di un tentativo per arrivare al risultato desiderato.

Per questo continuo a pensare che la domanda più importante non sia:

“Che cosa può fare l'IA?”

ma:

“Come può aiutare concretamente questo studente a imparare?”

Ed è una domanda che, quando portiamo l'Intelligenza Artificiale nella scuola, dovremmo porci davanti a ogni nuovo strumento.

Il videotutorial

Nel video mostro la prova del Tutor per l'apprendimento di Teachy, partendo da un primo risultato poco convincente e arrivando, attraverso una successiva elaborazione, a una preparazione alla verifica con diverse tipologie di domande e attività.

Un esempio concreto per vedere non soltanto cosa produce l'IA, ma anche perché è necessario osservare, valutare e migliorare ciò che produce.

Teachy indica attualmente tra le risorse per studenti il Tutor di IA, insieme a flashcard, materiali di studio, mappe mentali, quiz ed esami simulati.



sabato 3 ottobre 2026

MOOC Cyberbullismo in un mondo digitale in rapida evoluzione

 L'European Schoolnet Academy mette a disposizione a partire dal prossimo 12 ottobre un corso dedicato al cyberbullismo, in inglese, certificato e gratuito


Per le iscrizioni:

https://www.europeanschoolnetacademy.eu/courses/course-v1:BIK+Cyberbullying+2026/about



venerdì 2 ottobre 2026

Teachy per studenti: la Guida alla scrittura è davvero pensata per gli alunni?

Con questo terzo videotutorial continua la serie dedicata a Teachy per studenti.

Nei primi due video abbiamo visto alcune possibilità molto concrete: dalla creazione di una presentazione alla realizzazione di mappe mentali, fino al piano di studio e agli esercizi di pratica.

Questa volta mi sono soffermata sulla Guida alla scrittura, una funzione che permette di impostare un'attività di produzione testuale attraverso l'Intelligenza Artificiale.

Ed è proprio qui che nasce una riflessione che considero importante: uno strumento disponibile nell'area studenti è necessariamente uno strumento adatto agli studenti?

La mia impressione, dopo averlo provato, è che in questo caso la risposta non sia così semplice.

La Guida alla scrittura

La funzione permette di lavorare sulla produzione di un testo impostando diversi elementi.

La documentazione di Teachy descrive, per esempio, la possibilità di scegliere il tema, la tipologia del testo e il contesto, oltre a definire i criteri di valutazione. Il lavoro può poi essere salvato e distribuito agli studenti, che possono svolgerlo direttamente sulla piattaforma oppure utilizzare il materiale in altra modalità.

Sulla carta si tratta quindi di una funzione molto interessante, soprattutto perché consente di strutturare un'attività di scrittura in modo abbastanza completo.

Ma proprio questa ricchezza può diventare un limite quando pensiamo all'utilizzo diretto da parte degli alunni.

Uno strumento forse più adatto al docente

La mia impressione è che la Guida alla scrittura sia più vicina a uno strumento di progettazione didattica che a uno strumento immediato per lo studente.

Per un docente, avere la possibilità di definire tema, tipologia, contesto e criteri può essere molto utile per costruire un'attività strutturata.

Per un bambino o per un ragazzo più piccolo, invece, una procedura di questo tipo può risultare lunga e complessa.

E questo porta a una considerazione che vale ben oltre Teachy:

non basta che uno strumento di IA sia disponibile per gli studenti perché sia automaticamente adatto agli studenti.

Età, autonomia, competenze digitali e obiettivo didattico devono sempre essere presi in considerazione.

Non tutto deve essere fatto direttamente dall'alunno

Questo non significa che una funzione complessa sia inutile per gli studenti.

Può cambiare semplicemente chi la utilizza e con quale scopo.

Un docente potrebbe utilizzare uno strumento strutturato per preparare un'attività di scrittura, definire una consegna, stabilire criteri o predisporre un percorso.

Successivamente potrebbe proporre agli alunni un'attività molto più semplice e adeguata alla loro età.

In questo caso l'IA lavora dietro le quinte, aiutando il docente nella progettazione, mentre lo studente si concentra sull'attività cognitiva che deve realmente svolgere.

Ed è una distinzione che trovo particolarmente importante quando parliamo di Intelligenza Artificiale nella scuola.

IA per gli studenti o IA per i docenti?

Anche Teachy oggi distingue chiaramente strumenti e funzioni rivolti ai diversi destinatari: nell'area studenti vengono proposti, tra gli altri, materiali di studio, mappe mentali, flashcard, tutor IA, quiz ed esami simulati.

Nell'area dedicata agli insegnanti, invece, troviamo strumenti per la progettazione delle lezioni, la creazione di attività, le verifiche, le liste di esercizi e la valutazione.

Questo rende ancora più interessante chiedersi, davanti a ogni funzione:

Chi dovrebbe usarla?

Per fare che cosa?

Con quale livello di autonomia?

E soprattutto: quale parte del processo di apprendimento deve rimanere nelle mani dello studente?

Il problema non è quanto è potente lo strumento

Quando presentiamo strumenti di Intelligenza Artificiale per la scuola rischiamo facilmente di lasciarci impressionare dal numero di funzioni disponibili.

Ma la domanda didattica non dovrebbe essere:

“Che cosa può fare questo strumento?”

Dovremmo piuttosto chiederci:

“Che cosa voglio che impari lo studente e in che modo questo strumento può aiutarlo?”

Nel caso della scrittura, per esempio, l'obiettivo potrebbe essere imparare a costruire un testo, scegliere le informazioni, organizzare le idee, argomentare, revisionare e migliorare ciò che si è scritto.

Se l'IA fa troppo di questo lavoro, rischiamo di ottenere un prodotto migliore senza aver necessariamente migliorato l'apprendimento.

La mia valutazione della Guida alla scrittura

Per questo, nel videotutorial non mi limito a mostrare la funzione.

La provo e condivido anche la mia impressione: la trovo interessante, ma non la considero particolarmente immediata per gli alunni più piccoli.

La struttura mi sembra più adatta a un docente che voglia progettare un'attività di scrittura o predisporre un percorso strutturato.

Per gli studenti, soprattutto quelli che hanno ancora bisogno di essere guidati nella scrittura, preferirei strumenti più semplici e progressivi, che sostengano il processo senza aggiungere un'ulteriore complessità.

Non è quindi una questione di “strumento utile” o “strumento inutile”.

È una questione di adeguatezza rispetto al destinatario e all'obiettivo didattico.

Il videotutorial

Nel terzo video della serie mostro la Guida alla scrittura di Teachy e ne analizzo il funzionamento dal punto di vista di chi la vuole utilizzare a scuola.


Ma soprattutto provo a rispondere a una domanda che, secondo me, dovremmo porci ogni volta che introduciamo una nuova applicazione di IA:

questa funzione aiuta davvero lo studente a imparare oppure è uno strumento che può essere più utile al docente per preparare il lavoro?

È una distinzione tutt'altro che secondaria.

Perché usare bene l'Intelligenza Artificiale a scuola non significa mettere nelle mani degli studenti il maggior numero possibile di strumenti.

Significa scegliere quelli più adatti al momento, all'età, all'obiettivo e al livello di autonomia dello studente.

Ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli aspetti più importanti dell'educazione all'uso consapevole dell'IA.

giovedì 1 ottobre 2026

Teachy per studenti: mappe mentali, piano di studio ed esercizi personalizzati con l’IA

Dopo aver visto nel primo videotutorial come accedere a Teachy per studenti, utilizzare i crediti e creare una prima presentazione, in questo secondo appuntamento entriamo nel vivo di alcune funzioni pensate per accompagnare gli alunni nello studio e nella pratica.

L’obiettivo non è semplicemente chiedere all’Intelligenza Artificiale di fornire una risposta, ma utilizzarla per organizzare lo studio, comprendere i contenuti, esercitarsi e verificare ciò che si è imparato.

Una mappa mentale per organizzare le conoscenze

Una delle possibilità che mostro nel videotutorial è la creazione di mappe mentali.

Una mappa può aiutare lo studente a partire da un argomento e a visualizzare i concetti principali e le loro relazioni.

È particolarmente interessante la possibilità di ottenere anche una rappresentazione visiva, che può rendere più immediata la lettura e il ripasso.

Naturalmente, anche in questo caso è importante non considerare la mappa generata dall’IA come un prodotto automaticamente corretto e definitivo.

Può essere invece un punto di partenza da controllare, modificare e integrare, confrontandolo con il libro di testo, gli appunti e le indicazioni del docente.

Un piano di studio costruito sull’argomento

Un’altra funzione che trovo particolarmente interessante è quella dedicata alla pianificazione dello studio.

Partendo da un determinato argomento, Teachy può organizzare un percorso indicando:

  • cosa studiare;

  • in quali tempi distribuire il lavoro;

  • quali materiali utilizzare;

  • quali esercizi svolgere.

In questo modo l’IA non viene utilizzata soltanto per generare un contenuto, ma può diventare uno strumento per organizzare il lavoro dello studente.

È un aspetto importante soprattutto quando un ragazzo deve affrontare un argomento ampio e non sa bene da dove cominciare: avere una sequenza di attività può aiutarlo a trasformare un obiettivo generico, come “devo studiare questo capitolo”, in una serie di passi più concreti.

Anche qui, però, il piano proposto dall’IA non dovrebbe essere considerato una prescrizione. È il docente, insieme allo studente, a poter valutare se tempi, materiali e attività sono realmente adeguati.

Dalla spiegazione alla pratica

La terza funzione che mostro nel video riguarda gli esercizi di pratica.

Lo studente può partire dalla spiegazione di un argomento e arrivare successivamente alle domande utili per verificare la propria preparazione.

Questo permette di costruire un piccolo percorso:

spiegazione → comprensione → esercizio → verifica

E qui emerge un'altra possibilità interessante: adattare la difficoltà.

Se il testo è troppo complesso, è possibile chiedere di semplificarlo. Se invece le domande risultano troppo facili, si può aumentare il livello di difficoltà e utilizzare l’esercizio per mettersi realmente alla prova.

Personalizzare senza fare tutto al posto dello studente

Questa possibilità di modificare il livello dei materiali è particolarmente interessante dal punto di vista didattico.

Non tutti gli studenti affrontano un argomento nello stesso modo e con gli stessi tempi. Uno studente può avere bisogno di una spiegazione più semplice per comprendere i concetti fondamentali; un altro può aver già acquisito le conoscenze di base e aver bisogno di domande più impegnative.

L’IA può quindi offrire materiali differenziati e ulteriori occasioni di esercizio, ma questo non significa che debba sostituire la progettazione didattica del docente.

La personalizzazione, infatti, non consiste semplicemente nel rendere un testo “più facile”: significa individuare ciò di cui quello specifico studente ha bisogno per poter procedere nell’apprendimento.

Il ruolo dello studente rimane centrale

È forse questo l'aspetto più importante che emerge da questi esempi.

Utilizzare l’IA per studiare non dovrebbe significare:

“Dammi la risposta e io la copio.”

Può invece significare:

  • aiutami a organizzare l’argomento;

  • mostrami i concetti principali;

  • spiegami ciò che non ho capito;

  • fammi esercitare;

  • proponimi domande più difficili;

  • aiutami a capire che cosa devo ancora studiare.

In questa prospettiva, l’IA diventa uno strumento di supporto al processo di apprendimento, non un sostituto dello studio.

Il videotutorial

Nel video mostro direttamente queste funzioni attraverso alcuni esempi pratici, così da vedere concretamente come Teachy può essere utilizzato da uno studente per organizzare e affrontare lo studio di un argomento.



Vedremo quindi:

  • la realizzazione di una mappa mentale, anche visiva;

  • la costruzione di un piano di studio con tempi, materiali ed esercizi;

  • la creazione di esercizi di pratica a partire dalla spiegazione di un argomento;

  • la semplificazione dei testi;

  • la possibilità di ottenere domande più difficili per aumentare il livello della sfida.

L’area studenti di Teachy comprende diverse risorse per lo studio, tra cui materiali, mappe mentali, quiz ed esercizi.

Una possibilità interessante, ma con attenzione

Come per qualsiasi strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, anche questi contenuti devono essere utilizzati con spirito critico.

Una mappa, una spiegazione, un esercizio o un piano di studio generati dall’IA possono contenere errori o non essere perfettamente adatti alle esigenze dello studente.

Per questo è importante educare gli alunni non soltanto a usare l’IA, ma anche a controllare ciò che produce, modificarlo e valutarlo.

Ed è proprio qui che l’uso didattico dell’IA diventa interessante: non quando fa il lavoro al posto dello studente, ma quando può aiutarlo a imparare a studiare meglio.

mercoledì 30 settembre 2026

Teachy per gli studenti: primi passi e creazione di una presentazione con l’AI

Dopo aver esplorato Teachy dal punto di vista del docente, inizia una nuova serie di tutorial dedicata al lato studente della piattaforma.

Teachy: https://teachy.ai/it/student

Teachy propone infatti agli studenti diversi strumenti basati sull'Intelligenza Artificiale per supportare lo studio: tutor AI, flashcard, quiz, mappe mentali, riassunti e presentazioni sono alcune delle possibilità disponibili.

In questo primo tutorial facciamo una prima conoscenza dell'ambiente e proviamo concretamente uno degli strumenti disponibili.

L'accesso dello studente: un aspetto da considerare

Prima ancora di utilizzare gli strumenti, c'è però un aspetto che il docente deve conoscere.

Per entrare in una classe Teachy, lo studente deve disporre di un account Teachy. Il docente può condividere con gli studenti un link o un codice della classe; lo studente deve quindi effettuare la registrazione e successivamente utilizzare il codice per unirsi alla classe.

Questo passaggio può essere molto semplice dal punto di vista tecnico, ma a scuola non possiamo considerarlo soltanto un dettaglio operativo.

L'utilizzo di account personali da parte degli studenti richiede infatti di verificare le procedure adottate dal proprio istituto, le eventuali limitazioni degli account scolastici, le autorizzazioni necessarie e gli aspetti relativi alla protezione dei dati.

In particolare, prima di proporre la piattaforma agli alunni è opportuno confrontarsi con le indicazioni della scuola e verificare le condizioni del servizio e la relativa documentazione sulla privacy.

Come il docente invita gli studenti

Dal lato docente, l'ingresso nella classe può avvenire attraverso un link o un codice.

Il docente può condividere il codice con gli studenti, che lo utilizzeranno dopo aver completato la registrazione. La documentazione di Teachy indica anche la possibilità di aggiungere manualmente gli studenti alla classe.

Questo meccanismo permette quindi di creare un ambiente nel quale il docente può mettere a disposizione degli studenti attività e materiali.

Il sistema dei crediti

Un elemento che incontriamo subito utilizzando Teachy è il sistema dei crediti.

Nella versione gratuita gli studenti possono disporre di crediti che vengono utilizzati per le diverse funzioni della piattaforma. Teachy propone inoltre un piano Premium con crediti illimitati.

Per questo motivo, quando presentiamo la piattaforma agli studenti, è utile spiegare anche che cosa comporta l'utilizzo dei crediti e quali strumenti possono consumarli.

È un aspetto che può diventare parte della stessa alfabetizzazione digitale: utilizzare uno strumento di AI significa anche comprenderne limiti, risorse disponibili e condizioni d'uso.

Creare una presentazione con Teachy

Dopo questa prima esplorazione passiamo alla parte più interessante del tutorial: proviamo a utilizzare l'AI per creare una presentazione.

Per l'esempio scegliamo un argomento di scienze:

aria e atmosfera.

Partiamo quindi dall'argomento e lasciamo che Teachy elabori una proposta di presentazione.

La piattaforma include infatti tra i propri strumenti la possibilità di creare slide e altri materiali di studio a partire da ciò che lo studente sta imparando.

Il risultato può rappresentare un punto di partenza per lo studio, ma anche un'occasione per riflettere su un aspetto fondamentale dell'utilizzo dell'AI: una presentazione generata non è automaticamente una presentazione corretta o completa.

Una presentazione generata dall'AI non è il punto di arrivo

Questo è un messaggio che vale la pena sottolineare soprattutto quando lo strumento viene utilizzato dagli studenti.

L'AI può aiutarci a produrre una prima struttura, ma lo studente deve ancora:

  • leggere ciò che è stato prodotto;

  • controllare le informazioni;

  • individuare eventuali errori;

  • verificare se mancano elementi importanti;

  • modificare i contenuti;

  • scegliere che cosa mantenere;

  • rielaborare il materiale.

In altre parole, la presentazione generata da Teachy può diventare materiale da studiare e da revisionare, non semplicemente un prodotto da consegnare.

Un possibile utilizzo didattico

La funzione delle slide potrebbe essere utilizzata anche in un'attività nella quale il docente chiede agli studenti di valutare il risultato prodotto dall'AI.

Per esempio, dopo aver generato una presentazione sull'aria e sull'atmosfera, gli studenti potrebbero lavorare in coppia per individuare:

Che cosa è corretto?

Che cosa manca?

C'è qualche informazione da verificare?

Come possiamo rendere le slide più chiare?

In questo modo l'utilizzo di Teachy non si riduce alla produzione automatica di una presentazione, ma diventa un'occasione per sviluppare competenze di valutazione, revisione e uso consapevole dell'AI.

Teachy dal punto di vista dello studente

Questo primo tutorial è quindi soprattutto una prima esplorazione.

Nei prossimi video possiamo entrare più nel dettaglio dei diversi strumenti disponibili per gli studenti e vedere come possono essere utilizzati per studiare, esercitarsi e creare materiali.

La piattaforma propone infatti un ambiente piuttosto articolato, con strumenti che comprendono, oltre alle slide, flashcard, tutor AI, quiz, esami simulati, mappe mentali e altri materiali di studio.

Sarà interessante quindi vedere non soltanto che cosa sa fare Teachy, ma soprattutto come utilizzare questi strumenti in modo didatticamente significativo.

Il videotutorial

Nel primo tutorial della serie dedicata al lato studente di Teachy vediamo come accedere alla piattaforma, come funziona il sistema dei crediti, come il docente può invitare gli studenti nella propria classe e come utilizzare lo strumento per creare una presentazione.

Per la nostra prova scegliamo aria e atmosfera e sperimentiamo la generazione automatica delle slide.



Un primo passo per capire non solo quali possibilità offre Teachy agli studenti, ma anche quali questioni dobbiamo considerare prima di portare uno strumento di questo tipo in classe.

👉 Teachy: teachy.ai

martedì 29 settembre 2026

AI for Learning: l’intelligenza artificiale al servizio della progettazione didattica

Quando parliamo di Intelligenza Artificiale a scuola, spesso pensiamo a strumenti generalisti ai quali chiedere di creare un testo, una scheda o una presentazione.

https://aiforlearning.digital/

AI for Learning nasce invece con un obiettivo più specifico: utilizzare l'Intelligenza Artificiale per supportare la progettazione didattica.

È una piattaforma italiana sviluppata da Wonderful Education, con sede a Modena, e mette a disposizione diversi strumenti pensati per docenti e formatori.

Una piattaforma che parte dalla classe

Uno degli aspetti che trovo più interessanti è che AI for Learning non si limita a chiedere al docente “Che cosa vuoi creare?”.

La piattaforma permette infatti di creare i propri gruppi classe, specificandone alcune caratteristiche, tra cui il numero degli studenti e l'eventuale presenza di alunni con BES.

È possibile inoltre descrivere l'aula e il contesto fisico nel quale si svolgerà la lezione, indicando per esempio la mobilità degli arredi e la presenza di dispositivi tecnologici.

Sono informazioni apparentemente semplici, ma importanti quando vogliamo che una proposta didattica sia realmente contestualizzata.

Piani di lezione personalizzati

Tra gli strumenti disponibili troviamo un Neuroscientific Lesson Planner, che utilizza principi legati alle neuroscienze per supportare la progettazione di un piano di lezione.

Il docente può indicare l'argomento e fornire informazioni relative alla classe e agli studenti. La piattaforma genera quindi una proposta didattica tenendo conto del contesto inserito.

Naturalmente il risultato generato dall'AI non dovrebbe essere considerato un piano di lezione già pronto da applicare senza modifiche.

Può essere invece un punto di partenza da analizzare, adattare e integrare sulla base della conoscenza reale della classe.

Ed è proprio qui che, a mio avviso, si trova uno degli usi più interessanti dell'AI nella progettazione didattica.

UDA e Universal Design for Learning

Un altro strumento della piattaforma permette di creare Unità di Apprendimento secondo i principi dell'Universal Design for Learning (UDL).

L'idea è interessante soprattutto quando vogliamo progettare attività che tengano conto fin dall'inizio della variabilità degli studenti, anziché intervenire sull'inclusione soltanto successivamente.

Anche in questo caso l'AI non sostituisce la progettazione del docente: può aiutare a generare una prima struttura che dovrà poi essere verificata e adattata.

Attività collaborative e prompt engineering

AI for Learning non si limita alla generazione di materiali per l'insegnante.

La piattaforma comprende anche un Corpus-based Prompt Builder, pensato per attività collaborative nelle quali gli studenti lavorano sulla costruzione e sul perfezionamento dei prompt.

L'attività prevede che gli studenti lavorino sulla classificazione di un corpus e mettano alla prova le proprie capacità attraverso una sfida finale. Il docente può quindi utilizzare l'attività anche come occasione di osservazione e valutazione.

È un approccio interessante perché sposta l'attenzione dal semplice “usiamo l'AI” al capire come interagire con l'AI e come formulare richieste efficaci.

Un ambiente pensato per il docente

La piattaforma permette di registrarsi come docente o formatore e di creare attività da condividere con gli studenti.

Gli studenti possono essere invitati alle attività attraverso un link, anche in forma anonima, secondo le modalità previste dalla piattaforma.

Questo permette quindi di utilizzare alcuni strumenti non soltanto nella fase di preparazione della lezione, ma anche direttamente durante l'attività didattica.

Gratuito e a pagamento: come funziona

AI for Learning prevede una parte di funzionalità accessibili con la registrazione e un sistema basato su crediti per le funzioni e le generazioni aggiuntive.

Ogni attività ha un determinato costo in crediti e sono disponibili bundle acquistabili. I crediti acquistati rimangono disponibili finché l'utente mantiene la propria registrazione alla piattaforma.

Carta del Docente

Un'informazione particolarmente interessante per i docenti italiani è che AI for Learning consente di acquistare i servizi a pagamento anche attraverso la Carta del Docente, per chi rientra tra i beneficiari e nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalla normativa vigente.

Il sito indica esplicitamente questa modalità di pagamento nelle proprie condizioni contrattuali.

Poiché le regole relative alla Carta del Docente possono essere modificate dalla normativa, prima dell'acquisto è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate e la propria possibilità di utilizzare il bonus per il servizio.

E i dati degli studenti?

Questo è un aspetto particolarmente importante quando parliamo di strumenti di Intelligenza Artificiale destinati alla scuola.

AI for Learning dichiara di utilizzare infrastrutture cloud e specifica nella propria documentazione le modalità di trattamento dei dati. I server indicati per l'hosting sono situati nell'Unione Europea, mentre la privacy policy segnala anche l'utilizzo di servizi di AI forniti da OpenAI per alcune funzionalità della piattaforma.

La piattaforma indica inoltre che gli strumenti non richiedono né raccolgono automaticamente dati personali degli studenti al di fuori di quanto previsto dalla propria informativa.

Questo non significa naturalmente che il docente possa inserire liberamente qualsiasi informazione sugli alunni: privacy, minimizzazione dei dati e rispetto delle regole della propria scuola rimangono fondamentali.

AI for Learning e il ruolo del docente

È proprio questo l'aspetto sul quale mi sembra utile soffermarsi.

L'Intelligenza Artificiale può aiutarci a generare una proposta, suggerire attività o organizzare una UDA, ma la responsabilità della progettazione didattica rimane del docente.

Conoscere gli studenti, capire quali obiettivi siano realmente significativi, scegliere le metodologie, verificare la correttezza delle proposte e adattarle al contesto sono competenze che non possiamo delegare a uno strumento.

AI for Learning può quindi essere visto come un assistente alla progettazione, non come un sostituto dell'insegnante.

Il videotutorial

Nel videotutorial mostro AI for Learning e alcune delle possibilità offerte dalla piattaforma per utilizzare l'Intelligenza Artificiale nella progettazione didattica.



Un tool italiano interessante da conoscere, soprattutto per chi vuole sperimentare un uso dell'AI che parta dalla classe, dal contesto e dagli obiettivi di apprendimento, e non semplicemente dalla generazione di contenuti.

👉 AI for Learning: aiforlearning.digital

Le funzionalità, le condizioni di utilizzo, i prezzi e le modalità di pagamento possono cambiare nel tempo. Per informazioni aggiornate è sempre opportuno consultare il sito ufficiale.

lunedì 28 settembre 2026

AI Song Generator 2: modificare, estendere e trasformare una canzone con l’AI

Nel precedente tutorial abbiamo conosciuto AI Song Generator e visto come utilizzare l'Intelligenza Artificiale per creare una canzone a partire da un'idea, da una descrizione o da un testo.

Ma cosa possiamo fare dopo aver generato la canzone?

AI Song Generator mette a disposizione alcune funzioni che permettono di intervenire sul brano, modificarlo e trasformarlo. È proprio su queste possibilità che ci concentriamo in questo secondo videotutorial.

Modificare una parte della canzone

Una delle funzioni più interessanti è la possibilità di modificare una specifica sezione del brano.

Possiamo selezionare una parte della canzone, intervenire sul testo o sullo stile e generare una nuova versione di quella sezione. La nuova parte può poi essere unita al brano originale. (AI Song Generator)

Questo significa che non siamo obbligati ad accettare il primo risultato prodotto dall'AI.

Possiamo invece ascoltare, individuare ciò che non ci convince e provare a modificarlo.

È un approccio particolarmente interessante anche dal punto di vista didattico, perché permette di lavorare sul processo di revisione e non soltanto sul prodotto finale.

Allungare una canzone

Un'altra possibilità è quella di estendere un brano.

Se la canzone generata è troppo breve o vogliamo aggiungere una nuova parte, possiamo indicare il punto dal quale partire e inserire nuovi versi. AI Song Generator genera quindi la continuazione, che può essere successivamente unita al brano originale. 

Possiamo così provare a costruire, per esempio:

  • una nuova strofa;

  • un ritornello;

  • una parte conclusiva;

  • una sezione strumentale;

  • una versione più lunga del brano.

La stessa canzone in uno stile diverso

AI Song Generator permette anche di creare una cover in uno stile musicale differente, mantenendo lo stesso testo ma trasformando l'interpretazione musicale. 

Questa funzione può essere particolarmente divertente da sperimentare.

Come cambierebbe una stessa canzone se fosse trasformata in:

  • rock;

  • pop;

  • musica classica;

  • rap;

  • musica elettronica?

Il confronto tra le diverse versioni può diventare anche un'attività didattica per riflettere sul rapporto tra testo, genere musicale, ritmo e atmosfera.

Utilizzare un audio come punto di partenza

Un'altra funzione permette di caricare un breve file audio e utilizzarlo come base per creare un'estensione o una cover.

L'AI utilizza la melodia e le caratteristiche dell'audio caricato come riferimento per generare qualcosa di nuovo. 

Questa possibilità apre scenari interessanti anche per chi vuole partire da una propria idea musicale, magari registrata semplicemente con il telefono.

Non è quindi necessario essere musicisti o avere a disposizione una strumentazione professionale per sperimentare.

Dalla creazione alla rielaborazione

È proprio questo, secondo me, l'aspetto più interessante di queste funzioni.

L'AI non viene utilizzata soltanto per dire:

"Crea una canzone."

Possiamo invece entrare in un vero processo di rielaborazione:

creiamo → ascoltiamo → analizziamo → modifichiamo → confrontiamo → miglioriamo.

Questo approccio è particolarmente interessante nella didattica, perché permette di coinvolgere gli studenti nelle scelte invece di considerare il contenuto generato dall'AI come un prodotto già concluso.

Un'idea per la didattica

Immaginiamo, per esempio, un'attività interdisciplinare.

Gli studenti scrivono un testo su un argomento affrontato in classe. Il testo viene trasformato in una canzone e successivamente la classe lavora sulle diverse possibilità di rielaborazione.

Si possono creare più versioni dello stesso brano e chiedere agli studenti:

  • quale stile comunica meglio il contenuto;

  • come cambia l'atmosfera;

  • quale versione è più adatta al destinatario;

  • quali parti funzionano e quali invece devono essere modificate;

  • come cambierebbe il significato percepito scegliendo un altro genere musicale.

In questo modo l'AI diventa uno strumento di sperimentazione e confronto, non semplicemente un generatore automatico.

Attenzione all'utilizzo dei contenuti

Come per tutti gli strumenti di generazione musicale, è importante prestare attenzione ai testi, alle registrazioni e agli altri contenuti che carichiamo, oltre che alle condizioni d'uso del servizio.

AI Song Generator indica inoltre specifiche condizioni relative ai diversi piani, alle modalità di archiviazione e all'utilizzo commerciale dei brani generati. È quindi sempre opportuno verificare le condizioni aggiornate prima di utilizzare o distribuire pubblicamente un contenuto.

Il secondo videotutorial

In questo secondo tutorial dedicato ad AI Song Generator continuiamo quindi il nostro viaggio nella creazione musicale con l'Intelligenza Artificiale, andando oltre la semplice generazione di una canzone.

Vediamo come intervenire su un brano già creato, modificarlo, estenderlo e sperimentare nuove versioni.

Un esempio concreto di come l'AI possa diventare uno strumento per creare, provare, confrontare e rielaborare.



sabato 26 settembre 2026

venerdì 25 settembre 2026

Clumi AI: separare le tracce di una canzone con l’Intelligenza Artificiale

 Nel precedente tutorial abbiamo visto come utilizzare Clumi AI per rimuovere la voce da una canzone e ottenere una base musicale.

Ma Clumi offre anche possibilità più interessanti per chi vuole analizzare e lavorare sulle singole componenti di un brano musicale.

Grazie alla funzione di separazione delle tracce, infatti, è possibile isolare diverse parti della registrazione e ascoltarle separatamente.

Che cosa sono gli stem?

Quando ascoltiamo una canzone, sentiamo contemporaneamente voce, batteria, basso, chitarra, pianoforte e altri strumenti.

Con il termine stem si indicano proprio le singole componenti o tracce che costituiscono un brano.

Clumi AI utilizza l'intelligenza artificiale per analizzare la registrazione e separare alcune di queste componenti. Il servizio permette, a seconda dello strumento utilizzato, di isolare voce, batteria, basso, pianoforte, chitarra e parte strumentale.

Questo significa che possiamo passare dall'ascolto della canzone completa all'ascolto delle sue singole parti.

Come funziona

Il procedimento è molto semplice.

Dopo aver caricato il file audio, Clumi analizza il brano e procede alla separazione delle componenti.

Il servizio supporta diversi formati, tra cui MP3, WAV, MP4 e MOV, con una durata massima indicata attualmente in 10 minuti e una dimensione massima di 100 MB per il caricamento.

Una volta completata l'elaborazione, possiamo ascoltare le tracce ottenute e scaricare i risultati.

Dalla canzone alle singole componenti

La possibilità di isolare gli strumenti può essere interessante per diversi motivi.

Possiamo, per esempio, ascoltare:

  • soltanto la batteria;
  • soltanto il basso;
  • il pianoforte;
  • la chitarra;
  • la voce;
  • la parte strumentale.

In questo modo diventa molto più semplice concentrarsi su ciò che normalmente rimane nascosto all'interno del mix completo.

Un'interessante possibilità per la didattica musicale

È proprio qui che, secondo me, Clumi diventa particolarmente interessante per la scuola.

Possiamo utilizzare la separazione delle tracce per proporre attività di ascolto e analisi musicale.

Per esempio, possiamo chiedere agli studenti di ascoltare prima il brano completo e successivamente alcune delle tracce isolate.

Quale strumento riconosci?

Possiamo far ascoltare una traccia senza mostrare agli studenti quale strumento contiene e chiedere di identificarlo.

Come cambia il brano?

Un'altra attività consiste nel confrontare il brano completo con una versione privata di una delle sue componenti.

Che cosa cambia?

Che cosa viene a mancare?

Quale ruolo svolge quello strumento nella composizione?

Costruiamo la canzone

Possiamo anche procedere in senso inverso: ascoltare separatamente alcune componenti e ragionare su come, una volta sovrapposte, contribuiscano alla costruzione del brano.

In questo modo l'AI diventa uno strumento per rendere visibile e udibile la struttura della musica.

Voce e accompagnamento

Anche la separazione tra voce e parte strumentale può avere applicazioni molto semplici e immediate.

Possiamo utilizzare la traccia vocale per lavorare su:

  • intonazione;
  • pronuncia;
  • ritmo;
  • interpretazione;
  • testo della canzone.

Oppure utilizzare la parte strumentale per esercitazioni di canto e performance.

Clumi stessa indica tra gli utilizzi possibili anche l'apprendimento musicale e l'esercizio sul canto.

Non solo musica

La separazione delle componenti audio può essere interessante anche in attività interdisciplinari.

Per esempio, una classe potrebbe analizzare una canzone in lingua straniera lavorando sulla voce isolata, per concentrarsi su pronuncia, ritmo e intonazione.

Oppure si può partire da un brano per riflettere sul rapporto tra testo, voce e accompagnamento musicale.

L'aspetto interessante è che uno strumento tecnologico permette di intervenire su un prodotto che normalmente percepiamo come un tutt'uno e di scomporlo per comprenderlo meglio.

Una precisazione importante

Il risultato della separazione viene ottenuto attraverso l'intelligenza artificiale e quindi non corrisponde necessariamente alle tracce originali utilizzate durante la produzione del brano.

La qualità può variare in funzione della registrazione e della complessità del mix.

È quindi più corretto considerare queste tracce come versioni elaborate dall'AI, utili per l'ascolto, l'analisi e la rielaborazione, piuttosto che come gli stem originali della produzione musicale.

Clumi AI è gratuito?

Clumi presenta attualmente un servizio gratuito per la rimozione della voce, senza necessità di creare un account, mentre alcune funzioni e un utilizzo più esteso sono collegati ai limiti del servizio e ai piani disponibili.

Prima di utilizzare brani musicali in attività scolastiche o di pubblicare materiali prodotti a partire da musica protetta, è naturalmente importante verificare diritti d'autore e condizioni d'uso.

Il videotutorial

In questa seconda parte dedicata a Clumi AI mostro le possibilità offerte dallo strumento per lavorare sulle diverse componenti di un brano musicale.



Un esempio di come l'Intelligenza Artificiale possa essere utilizzata non soltanto per creare nuovi contenuti, ma anche per analizzare, scomporre e comprendere meglio quelli che già abbiamo.

👉 Clumi AI: clumi.ai

giovedì 24 settembre 2026

AI Song Generator: creare canzoni con l’Intelligenza Artificiale

 E se potessimo trasformare un'idea, un testo o una semplice descrizione in una canzone completa?

È quello che permette di fare AI Song Generator, uno strumento online basato sull'Intelligenza Artificiale che consente di creare brani musicali senza essere necessariamente musicisti o conoscere la teoria musicale.

👉 AI Song Generator: aisonggenerator.io

Possiamo descrivere ciò che vogliamo ottenere, indicare lo stile e lasciare che l'AI generi la composizione.

Come funziona AI Song Generator

Il funzionamento è piuttosto semplice.

Possiamo partire da una nostra idea oppure inserire un testo e indicare le caratteristiche che vogliamo per il brano. L'intelligenza artificiale interpreta le indicazioni e genera una composizione completa, comprendente melodia, ritmo, armonia e, se richiesto, anche voce e testo.

È possibile lavorare con numerosi generi e stili musicali e intervenire su elementi come atmosfera, voce e tempo.

Un aspetto particolarmente interessante è la possibilità di scegliere la modalità Instrumental Only, quando vogliamo creare un brano esclusivamente strumentale, senza voce.

Dalle parole alla musica

Una delle possibilità che trovo più interessanti, soprattutto in ambito didattico, è partire da un testo scritto dagli studenti e provare a trasformarlo in una canzone.

Per esempio, possiamo immaginare di lavorare su:

  • una poesia;
  • un testo prodotto dalla classe;
  • una filastrocca;
  • un testo su un argomento disciplinare;
  • una canzone dedicata a un particolare periodo storico;
  • un testo in lingua straniera.

L'AI diventa così uno strumento per sperimentare il rapporto tra parole, musica, ritmo e comunicazione.

Non è necessario che il risultato sia utilizzato come prodotto finale: può essere altrettanto interessante confrontare più versioni dello stesso testo e discutere con gli studenti perché una scelta musicale comunica una determinata atmosfera piuttosto che un'altra.

Anche musica strumentale

Non sempre abbiamo bisogno di una canzone con voce.

AI Song Generator permette di creare anche musica strumentale, che può essere utilizzata come sottofondo per video, presentazioni, podcast, letture o altri prodotti realizzati dagli studenti.

Possiamo quindi chiedere, per esempio, un brano:

  • tranquillo e rilassante;
  • energico;
  • cinematografico;
  • misterioso;
  • adatto a una narrazione;
  • coerente con un determinato periodo storico;
  • pensato come accompagnamento per una lettura.

Questo rende lo strumento interessante non soltanto per l'educazione musicale, ma anche per attività interdisciplinari.

Modificare e sviluppare un brano

AI Song Generator mette a disposizione anche funzioni per modificare, estendere e trasformare i brani generati. Sono inoltre disponibili funzioni per il caricamento di audio e per la rimozione della voce.

Questo permette di considerare il brano generato non necessariamente come un prodotto definitivo, ma come materiale da elaborare ulteriormente.

Ed è proprio questo, secondo me, uno degli aspetti più interessanti dell'uso dell'AI nella didattica: non limitarsi a chiedere all'intelligenza artificiale di produrre qualcosa, ma utilizzare ciò che produce come punto di partenza per scegliere, modificare, confrontare e creare.

Un'idea per la didattica

AI Song Generator può diventare lo spunto per un'attività in cui gli studenti lavorano direttamente sul processo creativo.

Per esempio:

1. Scriviamo
La classe produce un testo.

2. Progettiamo
Gli studenti decidono quale genere, ritmo e atmosfera potrebbero valorizzarlo.

3. Generiamo
Si utilizza l'AI per creare una o più versioni.

4. Confrontiamo
Si ascoltano i risultati e si discutono le differenze.

5. Valutiamo e rielaboriamo
Gli studenti riflettono sulle scelte musicali e, se necessario, modificano il testo o le indicazioni date all'AI.

In questo modo l'attenzione non è semplicemente sulla "canzone fatta dall'AI", ma sul processo creativo e sulle scelte degli studenti.

Attenzione alle condizioni d'uso

Il sito presenta un piano gratuito con crediti che vengono rinnovati quotidianamente e diversi piani a pagamento con funzionalità aggiuntive. Le condizioni relative a utilizzo, archiviazione e diritti sulle produzioni dipendono dal piano utilizzato.

Per un utilizzo scolastico è quindi sempre importante controllare le condizioni aggiornate del servizio prima di pubblicare o distribuire materiali prodotti con lo strumento.

Il videotutorial



Nel videotutorial mostro AI Song Generator e vediamo insieme come utilizzarlo per sperimentare la creazione musicale con l'Intelligenza Artificiale.

Un altro strumento interessante da conoscere per ampliare la nostra cassetta degli attrezzi digitale e, soprattutto, per proporre agli studenti nuove modalità di creazione e rielaborazione dei contenuti.

👉 AI Song Generator: aisonggenerator.io


mercoledì 23 settembre 2026

Clumi AI: rimuovere la voce da una canzone e creare una base musicale

 Avete una canzone e vi piacerebbe utilizzarla come base musicale, eliminando la voce del cantante?

Clumi AI è uno strumento online che utilizza l'intelligenza artificiale per separare le voci dalla parte strumentale di un brano. In questo modo è possibile ottenere una versione strumentale della canzone, pronta per essere utilizzata per il karaoke, per esercitarsi nel canto o per diverse attività musicali.

Come funziona Clumi AI

L'utilizzo è molto semplice.

È sufficiente caricare il file audio o video direttamente nel sito. Clumi analizza il brano e separa automaticamente voce e parte strumentale.

A questo punto possiamo ascoltare il risultato e scaricare la traccia che ci interessa.

Il servizio supporta diversi formati audio e video, tra cui MP3, WAV, MP4 e MOV.

Creare una base musicale

La funzione che trovo particolarmente interessante per la scuola è proprio la possibilità di ottenere la base strumentale di una canzone.

Possiamo quindi partire da un brano completo e ricavare una versione senza voce da utilizzare, ad esempio, per:

  • attività di canto;
  • esercitazioni musicali;
  • karaoke;
  • accompagnamento di una performance;
  • attività sulla struttura di una canzone;
  • analisi e ascolto della componente strumentale.

Naturalmente il risultato dipende anche dalla qualità e dalle caratteristiche del brano originale: la separazione effettuata dall'intelligenza artificiale non equivale necessariamente alla disponibilità delle singole tracce originali.

Non solo rimozione della voce

Clumi AI offre anche una funzione di stem separation, che permette di separare ulteriormente alcune componenti della musica, come voce, batteria, basso, pianoforte e chitarra.

Questo apre possibilità interessanti anche dal punto di vista didattico.

Per esempio, con gli studenti potrebbe essere interessante ascoltare separatamente le diverse componenti di un brano e provare a riconoscere come è costruita una canzone.

In questo caso lo strumento non serve soltanto a creare una base per cantare, ma può diventare anche un punto di partenza per attività di ascolto, analisi e produzione musicale.

È necessario creare un account?

Clumi presenta il suo vocal remover come uno strumento utilizzabile gratuitamente e senza account per la rimozione delle voci.

Prima di utilizzare il servizio in classe è comunque sempre opportuno verificare le condizioni d'uso aggiornate e, soprattutto, prestare attenzione ai diritti d'autore del brano che intendiamo caricare e utilizzare.

Il videotutorial

Nel videotutorial mostro passo passo come utilizzare Clumi AI per rimuovere la voce da una canzone e ottenere la base musicale.



Un altro piccolo strumento da aggiungere alla nostra cassetta degli attrezzi digitali, soprattutto se lavoriamo con musica, canto e attività creative.

👉 Clumi AI: clumi.ai

martedì 22 settembre 2026

PaperMe: crea fogli personalizzati per la didattica

 Quante volte, preparando un'attività, ci serve semplicemente un foglio con una particolare struttura: righe più larghe, una griglia, uno spazio laterale, un certo formato o magari un modello da stampare e utilizzare con gli alunni?

PaperMe è un piccolo strumento online che permette di creare in modo semplice fogli di carta personalizzati, scegliendo diversi parametri e modificandoli in base alle proprie esigenze.

Non serve quindi partire da un documento Word o da un programma di grafica: possiamo costruire direttamente il nostro modello e poi esportarlo nel formato che ci interessa.

Come funziona PaperMe

L'interfaccia mette a disposizione un pannello di configurazione attraverso il quale possiamo personalizzare diversi elementi del foglio.

Possiamo innanzitutto scegliere:

  • il tipo di carta;
  • il formato;
  • il tema;
  • lo stile delle righe;
  • il colore e la distanza tra le righe;
  • la disposizione di righe e griglie;
  • i margini.

È inoltre possibile modificare lo sfondo e aggiungere alcuni elementi opzionali, come una barra laterale, una filigrana, un logo o il numero di pagina. Possiamo anche stabilire il numero di pagine da generare.

Un'idea interessante per la scuola

PaperMe può essere utile quando abbiamo bisogno di creare rapidamente materiali di base personalizzati, senza perdere tempo a impostare manualmente un documento.

Per esempio possiamo creare:

  • fogli a righe per attività di scrittura;
  • fogli a quadretti o a griglia;
  • pagine per esercizi e annotazioni;
  • modelli per diari e planning;
  • fogli per attività di disegno;
  • pagine per esercitazioni di calligrafia;
  • modelli personalizzati per progetti e attività laboratoriali.

La possibilità di modificare anche margini, spaziatura e struttura della pagina permette di adattare il foglio all'attività che vogliamo proporre.

Esportare e utilizzare il modello

Una volta terminata la personalizzazione, PaperMe permette di esportare il risultato in diversi formati:

PDF, SVG, PNG e DOCX.

Il PDF è naturalmente particolarmente comodo quando vogliamo stampare direttamente il materiale, mentre gli altri formati possono essere utili se vogliamo continuare a lavorare sul file o utilizzarlo in altri strumenti.

È anche possibile salvare le impostazioni del modello tramite la funzione Export Settings, così da poter conservare una configurazione personalizzata e riutilizzarla successivamente.

PaperMe nella cassetta degli attrezzi del docente

Non è uno strumento rivoluzionario e proprio per questo lo trovo interessante: appartiene a quella categoria di piccoli strumenti pratici che possono risolvere rapidamente un'esigenza concreta.

A volte non abbiamo bisogno di creare una scheda complessa: ci serve semplicemente il foglio giusto per quell'attività.

PaperMe permette di costruirlo in pochi passaggi e di adattarlo alle nostre necessità.

👉 PaperMe: paperme.pixzens.com/it

Nel videotutorial mostro passo passo come funziona e come utilizzare le diverse opzioni disponibili.



lunedì 21 settembre 2026

MaMa: una ricca raccolta di materiali per l'insegnamento della matematica

 

MaMa: una ricca raccolta di materiali per l'insegnamento della matematica

Cercare nuove idee per le lezioni di matematica, trovare un'attività adatta a un determinato argomento o avere a disposizione materiali da utilizzare con gli alunni può richiedere molto tempo.

Oggi voglio presentarvi MaMa – Matematica per la scuola elementare, una piattaforma ricca di risorse e proposte didattiche per l'insegnamento della matematica nella scuola primaria.

https://mama.edu.ti.ch/

Che cos'è MaMa?

MaMa è un progetto dedicato alla didattica della matematica che raccoglie attività, problemi, giochi, materiali per gli alunni e risorse per i docenti.

Le proposte sono organizzate in modo da facilitare la ricerca e permettere di individuare attività relative ai diversi ambiti della matematica e alle varie classi.

Non si tratta quindi soltanto di scaricare una scheda già pronta: la piattaforma può essere utilizzata anche come fonte di idee per progettare e costruire le proprie attività didattiche.

Cosa possiamo trovare?

All'interno di MaMa troviamo numerose tipologie di risorse, tra cui:

  • attività didattiche;

  • problemi;

  • giochi matematici;

  • schede e materiali per gli alunni;

  • materiali di supporto per il docente;

  • proposte organizzate per classe e ambito matematico.

Questa varietà rende la piattaforma interessante sia quando cerchiamo un'attività specifica, sia quando vogliamo semplicemente esplorare nuove modalità per affrontare un argomento.

Una risorsa per progettare, non solo per scaricare

Uno degli aspetti che trovo più interessanti è la possibilità di utilizzare MaMa come strumento di progettazione didattica.

Un'attività proposta nella piattaforma può infatti diventare il punto di partenza per costruire una lezione, modificando consegne, materiali e modalità di lavoro in funzione dei propri alunni.

Possiamo, ad esempio, partire da un problema e chiedere agli studenti di confrontare strategie diverse, oppure utilizzare un gioco matematico per introdurre o consolidare un concetto.

Il docente mantiene quindi un ruolo centrale: sceglie, adatta, modifica e integra le risorse in base agli obiettivi e alle caratteristiche della classe.

Perché vale la pena conoscerla?

Quando si parla di materiali didattici online, spesso ci troviamo davanti a grandi quantità di risorse, ma non sempre è facile capire quali siano realmente utili.

MaMa è interessante perché nasce con una precisa attenzione alla didattica della matematica e propone materiali pensati per essere utilizzati all'interno di percorsi di apprendimento.

Può quindi essere una risorsa da tenere tra i propri riferimenti, soprattutto per chi insegna nella scuola primaria e cerca attività, problemi e idee per rendere l'apprendimento della matematica più attivo e significativo.

Nel videotutorial

Nel video mostro la piattaforma MaMa, le sue principali caratteristiche e come orientarsi tra le diverse risorse disponibili, per trovare materiali e attività da utilizzare nella didattica della matematica.

🎥 Guarda il videotutorial e scopri MaMa!



Se insegni matematica nella scuola primaria, ti consiglio di dare un'occhiata a questa raccolta: potresti trovare un'attività pronta da utilizzare oppure l'idea da cui partire per costruire la tua prossima lezione.